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Venerdì, 27 Gennaio 2023
Cronaca

Italiani a mano armata: licenze "facili", dati opachi e norme da rivedere (in fretta)

Quante armi circolano nel nostro Paese? Quali sono i controlli sui possessori di licenze? E si può parlare anche in Italia di "lobby delle armi"? Intervista di Today.it a Giorgio Beretta

A fronte di una diminuzione costante delle licenze concesse per difesa personale, negli anni si è assistito a un’esplosione di quelle per uso sportivo: erano poco più di 125mila nel 2002, sono cresciute fino 560mila oggi.  E’ in realtà un modo per poter detenere un’arma (o più armi) in casa anche da parte di tutti coloro che non metteranno mai piede in un poligono?

Sembra proprio di sì. Se pensiamo che le due principali associazioni sportive, l’Unione Italiana Tiro a Segno (Uits) e la Federazione Italiana Tiro a Volo (Fitav), dichiarano di non superare nel loro insieme i 100mila tesserati e anche ammettendo che altrettanti siano gli iscritti ad altre associazioni e ai poligoni di tiro privati, resta il fatto che più della metà di coloro che detengono questa licenza non svolgono, nemmeno saltuariamente, alcuna pratica sportiva. Essendo questa licenza, insieme col nulla osta, la più semplice da ottenere è evidente che l’intenzione di gran parte dei richiedenti non è quella di praticare uno sport, bensì di poter avere delle armi a disposizione. E non sono poche visto che la legge prevede che anche con questa licenza si possano detenere 3 armi comuni, 6 armi sportive, 8 armi da collezione ed inoltre 200 cartucce per armi comuni, 1.500 cartucce per fucili da caccia e 5 chili di polveri da caricamento. Il tutto deve essere denunciato, ma rappresenta un piccolo arsenale soprattutto per chi non ha alcuna intenzione di praticare discipline sportive.

Luca Traini, che a Macerata ha sparato circa 30 colpi di pistola ferendo sei persone di colore, aveva un porto d’armi per uso sportivo che si ottiene presentando un certificato di idoneità psicofisica e ha una validità di ben 6 anni. Tra un rinnovo e l’altro non c’è alcun controllo?

Esatto. Vi sono talvolta dei controlli riguardo alle armi denunciate e alla loro custodia, ma non sulla situazione psicologica e men che meno vengono effettuati dei test clinici per verificare l’uso di stupefacenti o di sostanze psicotrope. Se non vi è, infatti, una segnalazione per atti di violenza, per liti o se il medico curante o l’Asl non comunicano alle questure il venir meno delle garanzie psicofisiche, tra il rilascio della licenza e il rinnovo passano appunto sei anni. Un periodo nel quale, come noto, spesso intervengono radicali cambiamenti nella vita di una persona che incidono profondamente anche sul suo stato di salute, le sue condizioni di vita e di tranquillità mentale.

Omicidi, rapine e furti in Italia sono in calo da anni: come si spiega allora secondo lei questa “corsa alle armi”? Quanto incide la percezione di insicurezza su cui giocano pericolosamente alcune forze politiche, soprattutto quando in certi casi di cronaca il tema della legittima difesa viene cavalcato?

E’ proprio questo il punto. Diverse persone pensano di risolvere quello che percepiscono come un problema che riguarda la loro sicurezza facendo ricorso alle armi. Di fatto è un palliativo e anzi il possesso di un’arma può essere controproducente per la propria sicurezza: anche nell’eventualità di doverla impugnare per fronteggiare un ladro armato, il rischio di soccombere aumenta invece di diminuire e quello che nelle intenzioni del malfattore era un mero furto o una rapina può trasformarsi in un attimo in un omicidio. Occorrerebbe invece analizzare i motivi dell’insicurezza e quanto vi sia di reale e di socialmente indotto. Ma soprattutto è fondamentale il ruolo dell’informazione e ancor più della discussione politica che non dovrebbe mai cavalcare le paure e men che meno fomentarle al solo scopo di accrescere il proprio consenso.

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