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Giovedì, 30 Maggio 2024

Andrea Maggiolo

Giornalista

Armi: quattro cose da fare per evitare licenze "facili" alle persone sbagliate

A Vicenza un cittadino italiano di 58 anni è stato sorpreso all’interno di un esercizio pubblico in stato di ebbrezza: "Arrecava disturbo ad altri avventori", hanno riferito le forze dell'ordine. Il problema ben più serio è arrivato dopo, nel corso della perquisizione domiciliare. In casa aveva un arsenale, nemmeno piccolo: è stato disposto il sequestro amministrativo di 10 fucili e di 400 munizioni di vario calibro. Aveva precedenti di vario genere, al punto che il questore ha disposto il divieto di accesso in tutti gli esercizi pubblici del territorio comunale per il periodo di 1 anno.

Non sappiamo quanti legali detentori di armi sono alcolizzati o fanno uso di sostanze stupefacenti. Il motivo è semplice: non è possibile saperlo perché per ottenere la licenza di porto o detenzione di armi non è richiesto un esame clinico. Tutto si basa su una autocertificazione firmata dal medico di base e un esame all'ASL come quello per la patente di guida.

Se non ci scappa il ferito grave o il morto (o i morti), le notizie riguardanti le armi detenute da persone che non dovrebbero averne a portata di mano faticano a farsi spazio sui giornali e sui media in generale. Trafiletti di poche righe, 15 secondi sui telegiornali regionali quando va bene.

Rimangono brevi di cronaca, come detto, a Vicenza e in centinaia di altri casi. Gli esempi sono tanti. Avevamo raccontato tempo fa di un uomo che gettava bottiglie dalla finestra e aveva appiccato un piccolo incendio nelle parti comuni di un condominio: si è poi scoperto essere titolare di una licenza per tiro al volo, aveva in casa diverse armi da fuoco e da taglio, tutte regolarmente detenute. 

Non è accettabile che persone instabili possano detenere legalmente armi da fuoco a causa di leggi che tutelano la privacy dei possessori di armi invece dell’incolumità di familiari, amici, conoscenti o semplici cittadini che si trovano ad incrociarli per caso. 

In Italia è ancora troppo facile avere un'arma legale. La legge attuale stabilisce che i controlli medici per le varie licenze (già di per sé semplici da ottenere) vengano effettuati solo ogni cinque anni: un periodo in cui possono verificarsi problemi psichici e mentali, che però né il medico curante, né le Asl possono di fatto comunicare con una prassi consolidata, continua e normata alle autorità competenti, permettendo di fatto al possessore di licenza di detenere le armi.

Un recente disegno di legge dell'onorevole Riccardo Magi chiede di introdurre esami clinici per accertare lo stato di salute psicofisica di chi detiene armi.

C'è anche un altro disegno di legge che giace in Senato da quasi tre anni per la "Istituzione della banca dati centrale informatizzata per i soggetti detentori di armi o in possesso del porto d'armi". Primo fimatario è Mattia Crucioli (M5s): "Con questo disegno di legge - si legge nel testo del ddl - si vuole limitare la concreta possibilità che persone innocenti siano vittime di incidenti, spesso mortali, causati da soggetti che, a seguito di traumi psicologici, gravi stress o abuso di sostanze stupefacenti, si ritrovino ad utilizzare impropriamente le armi detenute in custodia. Condividere le informazioni riguardanti i soggetti detentori di armi e delle loro eventuali patologie riscontrate risulta di fondamentale importanza per scongiurare tragedie insensate. La condivisone delle informazioni sui soggetti detentori, la cui privacy deve essere garantita nella maniera più accurata, deve avvenire esclusivamente tra le autorità di pubblica sicurezza e il personale medico. Ad oggi è tutto demandato all'iniziativa dei singoli operatori sanitari che, senza poter accedere ad un'anagrafe informatizzata, devono informarsi con molta difficoltà se i propri pazienti detengono armi da fuoco o meno. L'intento del disegno di legge non è impedire il porto o la detenzione di armi ma solo facilitare i controlli e, nel caso, la conseguente revoca delle autorizzazioni". 

Buonsenso, semplificazione e trasparenza. In Italia fantascienza, se manca la volontà politica comune di agire in quella direzione per il timore presente in alcuni partiti di perdere i voti dei detentori di armi.

Il Viminale non ha mai reso noto il numero di armi legalmente detenute in Italia (le stime variano dai 10 ai 12 milioni), ma non rende pubblico e facilmente consultabile nemmeno il numero complessivo di tutte le licenze rilasciate e oggi in vigore. Le questure parlano di 1,3 milioni circa di licenze attive nel 2020, tra permessi per difesa personale, caccia, tiro sportivo e per guardie giurate. Non vengono monitorati i nulla osta per l'acquisto di un'arma con munizioni, al fine di difendere la propria abitazione o attività commerciale. Di quest’ultimo tipo di permesso potrebbero essercene fino a 2-3 milioni. Difficile dirlo.

Ci sono quattro priorità, tanto per iniziare.

Primo, una relazione annuale del Viminale con tutti i dati certi relativi alle licenze di porto d'armi. Secondo, specifici controlli medici per accertare lo stato di salute psico-fisica di chi chiede una licenza al momento del rilascio. Terzo, specifici controlli medici per accertare lo stato di salute psico-fisica di chi chiede il rinnovo di una licenza. Quarto, l'obbligo di informare della licenza tutti i conviventi e familiari maggiorenni, recependone il parere.

Altrimenti rimaniamo alle "brevi di cronaca", nella speranza - in molti casi vana - che non accada mai nulla di grave. Una resa senza giustificazioni accettabili.

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