Mercoledì, 4 Agosto 2021
Andrea Maggiolo

Opinioni

Andrea Maggiolo

Giornalista Today

Basta armi a chi è stato sottoposto a Tso: è solo un primo passo

Un primo passo. Un primo segnale davvero concreto, tra le pieghe del decreto Recovery. Stop alle armi a persone affette da problemi psichici e sottoposte a Tso. Approvato l'emendamento proposto dall’onorevole Umberto Buratti (Pd) con cui si stabilisce che il sindaco, in qualità di autorità sanitaria, debba comunicare a prefetto, uffici e comandi delle forze di polizia l’adozione di misure o trattamenti sanitari obbligatori che facciano venir meno l’idoneità all’acquisizione, alla detenzione ed al conseguimento del porto d’armi. Con un successivo decreto, tutto ancora da scrivere, saranno stabilite le modalità informatiche e telematiche con le quali avverrà tale comunicazione.

"I fatti di cronaca - commenta Buratti - richiamano il legislatore ad un intervento per rifiutare o revocare il porto d’armi a soggetti psichicamente non idonei. La pandemia ha acuito i disagi psichici. Prezioso il confronto avuto col professor Mario Di Fiorino; ho voluto anche raccogliere l’appello di Ognivolta onlus, nata nel 2012 su iniziativa di Gabriella Neri a dieci anni dall’omicidio di Luca Ceragioli e di Jan Hilmer, dirigenti della Gifas Electric di Massarosa".

La norma mira evidentemente a limitare gli omicidi o i suicidi commessi con armi legalmente detenute da persone che hanno problemi psichici certificati. E' un primo passo, quindi, riguarda solo i casi di Tso. E' urgente rivedere le norme a cominciare dalle comunicazioni tra medici, questure e prefetture. L’associazione 'Ognivolta onlus - familiari e amici di Luca e Jan' chiede a gran voce da tempo la revisione della legge sulla detenzione delle armi da fuoco ed in particolare l’introduzione di norme per prevenire illeciti, come la tempestiva comunicazione alle questure e prefetture da parte del  medico curante e delle Asl nei casi in cui il legale detentore di armi divenga affetto da problemi psicologici o sia sottoposto a trattamenti che ne alterano lo stato mentale. 

Oggi la legge stabilisce che i controlli medici per le varie licenze per armi vengano effettuati solo ogni cinque anni: un periodo in cui possono verificarsi problemi psichici e mentali, che però né il medico curante, né le Asl possono di fatto comunicare con una prassi consolidata. Impensabile affidarsi alla discrezionalità dei singoli medici e dei singoli familiari, più o meno attenti, più o meno competenti in materia. Serve uno scatto in avanti, ovvero la creazione di un registro elettronico unificato con la "benedizione" di Viminale-Ministero della Salute, per comunicare tutti i casi (e non solo i Tso) di patologie e uso di medicinali che possono provocare l'assenza dei requisiti psico-fisici per avere in un determinato momento licenze per armi da fuoco. Tra l'altro il registro è già previsto da un Decreto legislativo del 2010 e da altri provvedimenti normativi, ma non se n'è mai fatto nulla: lo stallo è incomprensibile. Parliamo di misure di semplice buonsenso, per la sicurezza di tutti. L'emendamento approvato qualche ora fa è un primo passo. Che non sia l'ultimo.

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