Giovedì, 24 Giugno 2021
La protesta che si ripete

La guerra dei portuali non è finita: niente armi a Israele, nuovi blocchi alle esportazioni

Non hanno voluto legittimare in alcun modo la partenza di armi dall'Italia per i porti israeliani e così i lavoratori dello scalo hanno incrociato le Braccia. E' il secondo caso nel Paese

I cieli di Gaza sono bui di notte e non più illuminati dei razzi o dalle fiammate dei bombardamenti, ma questo non basta per fermare la lotta dei portuali italiani che sanno cosa si può fare con certe armi. Si può uccidere uomini donne e bambini. E allora anche se da giorni c’è il cessate il fuoco fra Israele e Hamas, i lavoratori del porto incrociano le braccia e si rifiutano di caricare armi destinate a Israele. Un’altra volta perché questa volta è successo a Ravenna, dove c’è stato prima lo sciopero dei lavoratori, poi la rinuncia dell’armatore.

Nella città romagnola i sindacati hanno fatto marcia indietro dopo aver proclamato lo sciopero per il 3 giugno, quando era attesa una nave che avrebbe dovuto imbarcare uno o più container con dentro materiale ad uso bellico, destinato al porto israeliano di Ashdod. Sciopero revocato in poche ore, quando i sindacati hanno saputo che “la Nave Asiatic Liberty prevista all'ormeggio del Terminal Tcr, del porto di Ravenna non imbarcherà il container contenente armamenti, in quanto l'armatore ha rinunciato al carico".

La notizia, riportata anche da RavennaToday, è stata ben accolta dai sindacati dei trasporti di Cgil, Cisl e Uil, che hanno fatto un passo indietro sì, ma solo perché consapevoli che il carico resterà a terra. Sanno che uno sciopero non risolve una guerra, ma "i lavoratori del porto di Ravenna - fanno sapere in una comunicazione - credono che fosse necessario ed ineludibile mandare un messaggio. L'unico modo per opporsi pacificamente alla guerra è prendere attivamente una posizione contro di essa, ogni volta che se ne abbia l'occasione".

Lavoratori del porto contro le armi per la guerra Israele-Gaza

Quello di Ravenna non è un caso isolato perché il 14 maggio scorso era successa la stessa cosa a Livorno, dove la Asiatic Island era ripartita con destinazione Napoli la sera stessa dopo che i lavoratori portuali si erano rifiutati di caricare le armi.

"Grazie alla segnalazione dei Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova e dell'associazione WeaponWhath – aveva fatto sapere l'Unione sindacale di base - sappiamo che al suo interno vi sono container carichi di armi ed esplosivi diretti al porto israeliano di Ashdod". L'Usb sezione porto sosteneva che si trattasse di armi ed esplosivi che sarebbero serviti per uccidere la popolazione palestinese, già colpita da un duro attacco proprio in quella notte. Così i lavoratori del porto di Livorno avevano prontamente comunicato che non avrebbero caricato armi perché non volevano essere complici di quanto stesse accadendo nella zona di guerra. 

Cessate il fuoco fra Israele e Hamas, Stati Uniti al lavoro ed Europa assente

Ora però la situazione lungo la striscia di Gaza sembra essere sotto controllo almeno per il momento. Israele ha annunciato il cessate il fuoco a Gaza cinque giorni fa. Da parte sua, uno dei leader di Hamas aveva descritto "un'atmosfera positiva" attorno ai colloqui per raggiungere un accordo per la fine delle ostilità con Israele, "grazie al sostegno dei nostri fratelli egiziani e del Qatar", che hanno proposto soluzioni diverse. Dunque c’è anche lo zampino di stati esteri e per fortuna. Infatti adesso ci sono diversi Paesi e varie potenze del mondo che vogliono approfittare del momento per mettere la parola “pace” su questo momento di allentamento delle tensioni.

Cinque giorni fa nel Medio Oriente vige il cessate il fuoco, anche per le forti pressioni internazionali. Varie fonti indicavano che lo sforzo di mediazione, condotto dall'Egitto e dall'inviato dell'Onu Tom Wennesland in Qatar, avesse sortito l'effetto sperato. Poi è arrivato l'annuncio unilaterale da parte di Israele dopo l'ok dato dal Gabinetto di sicurezza. Il cessate il fuoco è "una vera opportunità" per fare progressi dopo il conflitto israelo-palestinese, aveva detto Biden parlando dalla Casa Bianca, mentre il dipartimento di Stato Usa aveva annunciato che il segretario di Stato americano Antony Blinken si sarebbe recato in Medio Oriente per incontrare le sue controparti "israeliane, palestinesi e regionali" per "lavorare insieme per costruire un futuro migliore per israeliani e palestinesi". Dunque Stati Uniti, come anche altri paesi dell’area Mediterranea al lavoro per costruire un futuro senza conflitto. L’Europa resta il grande assente.

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