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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Il blitz / Milano

Una 19enne è stata arrestata per terrorismo a Milano

Si tratta di una ragazza italiana di origini kosovare, ritenuta una fervente sostenitrice dello Stato Islamico. È già trasferita in carcere

Una 19enne italiana di origini kosovare è stata arrestata dalla polizia in un blitz a Milano. L'accusa per lei è associazione con finalità di terrorismo. La giovane è già stata trasferita in carcere. Il suo arresto è arrivato al termine di un'indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano, con provvedimento emesso dal gip del tribunale meneghino.

La 19enne era una "fervente sostenitrice dell'Isis"

L’arresto della 19enne scaturisce dalle acquisizioni di intelligence relative a un 21enne miliziano anche lui di origini kosovare, legato alla cerchia relazionale dell'attentatore di Vienna, Fejzulai Kujtim, che a gennaio scorso ha sposato in Germania la ragazza con rito islamico.

Bleona Tafallari, questo il nome della ragazza, si era radicalizzata dall’età di 16 anni. Considerata una fervente sostenitrice dello Stato Islamico, si era trasferita dal Kosovo a Milano, in casa del fratello, pur rimanendo in costante contatto con il marito e con la diaspora kosovara di matrice jihadista. L'attività investigativa è stata diretta dal Capo della Sezione Distrettuale Antiterrorismo della Procura di Milano Alberto Nobili e dal Sostituto Procuratore Leonardo Lesti e condotta dagli uomini della Digos di Milano e della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione con la collaborazione dell'E.C.T.C. di Europol. 

La 19enne, domiciliata in via Padova a a Milano, avrebbe svolto "una funzione di proselitismo alla causa dell'Islam radicale nei confronti di ragazze kosovare, anche minorenni", ed in particolare "in una chat Telegram del 24 febbraio 2021 prometteva ad una interlocutrice sedicenne che si faceva chiamare 'fatina' e con cui reciprocamente si appellava come 'Leonessa' che le avrebbe trovato come sposo un 'Leone', vale a dire un appartenente ai Leoni dei Balcani, con il quale morire da martire dopo un matrimonio 'bagnato dal sangue dei miscredenti'", si legge nell'ordinanza.

"Nel suo smartphone foto di attentati e decapitazioni"

“Un passo alla volta Tafallari si si è radicalizzata sempre di più, arrivando a dare consigli alle amiche su matrimoni con mujahidin, con i quali morire martiri della jihad, facendo propaganda e proselitismo", ha spiegato Alberto Nobili, durante una conferenza stampa per presentare il caso. "Io sposerò un mujahidin e non vedo l’ora di morire con lui inondata del sangue degli occidentali", si sente in una telefonata intercettata tra la 19enne e una 16enne. A un certo punto la ragazza ha fatto intendere di essere disponibile al martirio ed è a quel punto che l'antiterrorismo è intervenuta. “Il terrorismo non è morto, cova sotto la brace - le parole di Nobili -. Ma noi ci siamo, seguiamo anche le piccole tracce di una ragazzina di 19 anni”.

La ragazza è accusata di aver effettuato "una continua e incessante attività di propaganda delle ideologie delle organizzazioni terroristiche". Sul suo cellulare gli inquirenti hanno trovato diverse immagini inneggianti alla "guerra contro gli infedeli", insieme a vari documenti, tra cui uno in italiano su '44 modi per sostenere il jihad', come pure altri "contenenti istruzioni per il confezionamento di ordigni artigianali". Non solo. Tafallari "deteneva e condivideva all'interno del proprio telefono cellulare posto sotto sequestro migliaia di file immagine e video, alcuni dei quali creati dalla agenzia di comunicazioni dello Stato islamico 'AI Hayat Media Center', riportanti oggetti simbolo della medesima organizzazione terroristica quali la bandiera nera con la scritta della testimonianza di fede, scene di combattimenti in teatri militari di guerra, esecuzioni sommarie di infedeli mediante decapitazioni e incendi, scene di attacchi terroristici da parte di mujahidin appartenenti allo Stato islamico nelle città europee dei quali vengono esaltate le gesta". Emblematica anche una foto della giovane con un guanto dell'Isis che fa il gesto del 'tawid' (con l'indice puntato al cielo ad attestare la fede nell'unicitò di dio). "Indossare un guanto Isis non è il vezzo di una ragazzina ma è simbolo del suo impegno per lo Stato islamico”, ha sottolineato Nobili durante la conferenza stampa.

Dalle indagini è emerso come Tafallari avesse una profonda conoscenza delle dinamiche interne allo Stato Islamico e fosse parte di una rete di supporto alle donne islamiche; in una chat con una donna reclusa nel campo di Raqqa, ad esempio, le offriva un concreto aiuto. Tra i suoi contatti, poi, anche quelli di persone in prigione in Albania e di residenti in Germania, amici dell'attentatore di Vienna.

La giovane donna, in alcuni immagini e video, aggiunge il Gip, insieme a un’altra ragazza radicalizzata era presente in "un video nel quale le due giovani, in un collage fotografico, vengono ritratte mentre indossano il nikab e in sottofondo una voce canta un 'anasheed' (un canto islamico, ndr) nel quale i ‘guardiani della religione vengono invitati a combattere le forze regolari siriane di Bashar Al Assad". Emerge anche che Tafallari avrebbe realizzato "personalmente alcuni ‘anasheed’ in uno dei quali, invocando lo sceicco Al-Baghdadi, si vota al martirio".

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