Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

"Sentenza pilotata": arrestati per corruzione un giudice e l'imprenditore Ricucci

L'imprenditore Stefano Ricucci e il magistrato Nicola Russo, giudice della Commissione tributaria del Lazio e consigliere di Stato, già sospeso dal servizio, sono stati arrestati (Russo ai domiciliari) dalla Guardia di Finanza

L'accusa è corruzione in atti giudiziari. L'imprenditore Stefano Ricucci e il magistrato Nicola Russo, giudice della Commissione tributaria del Lazio e consigliere di Stato, già sospeso dal servizio, sono stati arrestati (Russo ai domiciliari) dalla Guardia di Finanza. In manette anche un altro imprenditore. Secondo la Procura di Roma l'accordo prevedeva l'aggiustamento di una sentenza in cambio di denaro e altre utilità.

Il magistrato è ai domiciliari, mentre Ricucci e l'imprenditore L.L.C. sono in carcere. Dagli accertamenti investigativi è emerso un accordo corruttivo tra i tre indagati, legato all'emissione di una sentenza 'pilotata' nell'ambito di un contenzioso tributario tra la Magiste Real Estate Property (riconducibile a Ricucci) e l'Agenzia delle Entrate, che ruotava attorno al riconoscimento di un credito Iva di oltre 20 milioni di euro, vantato dalla stessa società nei confronti dell'Erario.

L'arresto arriva al termine delle indagini svolte nel contesto dell’operazione “Easy judgement”, che a luglio 2016 aveva portato all’arresto di Ricucci per reati tributari. Gli approfondimenti eseguiti sulla documentazione e sui file sequestrati nell’estate del 2016 hanno permesso di acclarare le responsabilità dei protagonisti della vicenda, dimostrando che Russo – come si legge nel provvedimento cautelare –, già prima della decisione era “legato a costoro da vincoli di fiducia basati sull’amicizia, comune colleganza di interessi e frequentazione, alla base dell’accordo illecito corruttivo concretato anche in regalie e disposizioni economiche di favore”, consistenti, tra l’altro, nel pagamento di cene e serate.

Il magistrato secondo le accuse – anziché astenersi, come avrebbe dovuto in quanto in conflitto d’interessi – aveva favorito i suoi “amici”, nella sua qualità di relatore ed estensore della sentenza di secondo grado, favorevole all’impresa ricorrente, che aveva riformato la precedente pronuncia della Commissione Tributaria Provinciale, di segno opposto

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