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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca

Appalti truccati all'ospedale di Caserta: arrestato consigliere regionale

Nell’inchiesta sono coinvolti medici e funzionari della Asl. Il giro d’affari era milionario: 13 le misure cautelari. Arrestato Angelo Polverino del Pdl

CASERTA - L'indagine della procura di Napoli sui presunti appalti truccati all'ospedale civile di Caserta ha portato oggi all'esecuzione di 13 misure cautelari. Tra gli arrestati anche il consigliere regionale del Pdl Angelo Polverino. Secondo quanto si è appreso, quando i carabinieri gli hanno notificato il provvedimento restrittivo, Polverino ha avuto un malore ed è stato ricoverato all’ospedale di Caserta.

C'è un'aggravante: i reati contestati sarebbero stati commessi per agevolare un clan, i Belforte di Marcianise. Nel corso delle indagini, poi, è emersa anche una "forte ingerenza dei politici nell’amministrazione degli appalti pubblici, concretizzatasi nel segnalare ai dirigenti Asl da loro stessi nominati, le ditte cui fare aggiudicare le gare", dicono i pm.

LE ACCUSE - I provvedimenti riguardano un consigliere regionale, dirigenti Asl e imprenditori cui sono contestati a vario titolo concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso, abuso d’ufficio, corruzione e turbativa d’asta avvalendosi del metodo mafioso. Le gare sotto esame sono quelle per la gestione dei servizi di pulizia nell'ospedale. Le indagini si sono avvalse di tecniche tradizionali, quali servizi di osservazione e pedinamenti, ma anche di intercettazioni ambientali e telefoniche e riprese video. Il giro d’affari degli appalti truccati era milionario.

In particolare i comportamenti illeciti riguardano l’affidamento, senza una regolare gara di appalto, del servizio di pulizie ad una azienda che - si legge in una nota del procuratore aggiunto Francesco Greco - si ritiene vicina ai Belforte e l’arbitraria proroga per ulteriori tre anni del contratto. Proroga avvenuta un anno e mezzo prima della naturale scadenza del contratto. Quando poi la stessa ditta è stata raggiunta da una interdittiva antimafia l’incarico è stato revocato soltanto sei mesi dopo dalla comunicazione del provvedimento restrittivo. Succesivamente, a seguito della revoca, l’appalto passava, per i successivi tre anni, ad una ditta riconducibile, secondo la ricostruzione accusatoria, al clan dei Casalesi. Alla scadenza di quest’ultimo appalto, l’imprenditore della prima azienda, ritenuto vicino ai Belforte, avrebbe tentato in ogni modo di aggiudicarsi nuovamente la nuova gara, utilizzando una ditta con sede nel nord d’Italia, ma sempre a lui riconducibile. Il presidente della commissione per l’aggiudicazione della gara sarebbe stato minacciato con delle armi per favorire la ditta in questione. Intimorito dalle minacce denunciò quanto accaduto in maniera, però, evasiva. Contemporaneamente, secondo l’ipotesi accusatoria, si sarebbe poi accordato con la ditta vicina ai Casalesi per fare in modo che la gara fosse aggiudicata a loro.  

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