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Lunedì, 23 Maggio 2022
Cronaca

Arrestato lʼex giudice Francesco Bellomo che imponeva il "dress code" alle borsiste

Arresti domiciliari per Francesco Bellomo, ex giudice barese del Consiglio di Stato, al centro dello scandalo per gli obblighi e divieti imposti alle borsiste dei suoi corsi per la preparazione al concorso in magistratura

I carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Bari hanno eseguito una misura cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di Francesco Bellomo, ex magistrato del Consiglio di Stato, docente e direttore scientifico dei corsi post-universitari per la preparazione al concorso in magistratura.

Tra le accuse contestate quella di maltrattamenti nei confronti di numerose allieve del corso. Il Gip infatti contesta all'ex magistrato "Comportamenti sistematici di sopraffazione, controllo, denigrazione e intimidazione." Secondo gli inquirenti, Bellomo avrebbe instaurato con le borsiste rapporti confidenziali e, in alcuni casi, sentimentali.

Nell'ambito di questo tipo di rapporti, "facendo leva sul rispetto degli obblighi assunti, si sarebbe reso responsabile nei loro confronti di comportamenti sistematici di sopraffazione, controllo, denigrazione ed intimidazione offendendone in tal modo il decoro e la dignità personale, limitandone la libertà di autodeterminazione e riducendole in uno stato di prostrazione e soggezione psicologica".

All'ex consigliere di Stato è contestato anche un episodio di estorsione in quanto avrebbe costretto, secondo l'accusa, "una allieva e borsista, a rinunciare all’impiego di co-presentatrice addetta alla postazione web in programmi televisivi in quanto incompatibile con l’immagine di aspirante magistrato e di borsista, minacciando di revocarle altrimenti la borsa di studio".

Arresto Bellomo, per la Procura calunniò anche Conte

Tra le accuse mosse dalla Procura di Bari all'ex giudice c'è anche quella di calunnia nei confronti dell'attuale presidente del Consiglio Giuseppe Conte, all'epoca dei fatti vicepresidente del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa (CPGA).

Secondo l'accusa Bellono, "con atto di citazione con il quale chiedeva al Tribunale di Bari di condannare Conte Giuseppe e Plantamura Concetta, Vicepresidente e componente del CPGA, al risarcimento dei danni accusava falsamente gli stessi di esercitare in modo strumentale (e illegale) il potere disciplinare e di aver deliberatamente e sistematicamente svolto un’attività di oppressione della persona dell’attore (…) mossi da un palese intento persecutorio".

++ articolo in aggiornamento ++

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