Lunedì, 14 Giugno 2021
Il caso / Ungheria

Migranti, chiuse le frontiere in Ungheria: arresti al confine

L'Ungheria sigilla con una rete l'intero confine con la Serbia e arresta oltre novemila migranti. E i ministri degli Interni dell'Ue sono ancora divisi sulla ripartizione dei 120mila rifugiati arrivati in Ungheria, Grecia e Italia

Migranti al confine tra Ungheria e Serbia (Infophoto)

ROMA - Migliaia di arresti in poche ore. Sono i primi effetti delle nuove norme sull’immigrazione entrate in vigore da mezzanotte in Ungheria. La frontiera con la Serbia è stata completamente chiusa ai migranti e per chiunque tenti di entrare illegalmente nel Paese sono previsti fino a tre anni di carcere.

Mentre al vertice Ue è mancato l'accordo sulle quote, Budapest ha sigillato la frontiera, dove nella notte ha fermato 9.380 migranti, arrestati per attraversamento illegale. Lo riferisce la polizia del Paese centro-europeo, che ha chiuso completamente il confine con la Serbia, principale punto di afflusso dei profughi. Secondo la nota pubblicata dalla polizia ungherese e riportata dal sito di notizie Delmagyar, sono stati avviati diversi procedimenti penali per traffico di migranti.La polizia ungherese ha registrato dall'inizio dell'anno l'arrivo di 190mila migranti, con il record di entrate in un singolo giorno battuto proprio ieri: 7.437 arrivi.

COSA FA L'EUROPA - E' andato più o meno come previsto, invece, il Consiglio straordinario Affari interni dell'Ue, ieri a Bruxelles, che doveva esaminare per la prima volta il pacchetto di nuove proposte presentato il nove settembre dalla Commissione europea per affrontare la crisi dei rifugiati: la presidenza di turno lussemburghese non è riuscita a ottenere il consenso unanime dei ministri dei Ventotto, ma ha avuto comunque il sostegno di una "larga maggioranza" (sia di Stati membri che in termini di popolazione rappresentata) sul suo progetto di conclusioni che "accoglie con favore" la completezza del pacchetto. Nelle conclusioni, il Consiglio dichiara il suo "accordo di principio" per "ricollocare" negli altri paesi Ue 120mila  rifugiati giunti in Italia, Grecia e Ungheria, gli Stati membri più esposti ai flussi. In più, "tutti gli Stati membri confermano la loro volontà di partecipare" al meccanismo della 'relocation'".

Resta comunque la divisione fra chi accetta il sistema di ridistribuzione proposto dalla Commissione e chi vorrebbe che le quote di ripartizione dei rifugiati fossero decise da ogni paese su base volontaria. Il momento della verità per il pacchetto della Commissione verrà comunque presto, al prossimo Consiglio Affari interni dell'8 e 9 ottobre a Lussemburgo. Sarà allora che le diverse misure proposte verrano sottoposte al voto degli Stati membri; e pare più probabile, ora, che alla fine la decisione possa essere presa a maggioranza qualificata, come prevedono i trattati Ue per il settore dell'immigrazione e dell'asilo". I paesi contrari certi sono Ungheria, Romania, Slovacchia e Repubblica Ceca (un po meno la Polonia, che comunque ha le elezioni politiche il 25 ottobre e preferisce non sbilanciarsi troppo).

Un altro punto importante delle conclusioni è la frase, che non era prevista inizialmente nella bozza, in cui si nota che la Commissione presenterà una valutazione e una possibile proposta di revisione del regolamento di Dublino, che nel frattempo resta in vigore, anche se le due "relocation", temporanemente, permettono di derogare dal principio della responsabilità esclusiva del paese di primo approdo per la gestione delle domande d'asilo. Il ministro dell'Interno italiano Angelino Alfano, al termine del Consiglio, ha affermato che "per le tre cose che interessavano all'Italia, è andata bene".Innanzitutto, dopo l'approvazione formale della prima "relocation" di 40mila rifugiati, di cui 24.000 dall'Italia, "è stata largamente condivisa anche la scelta di una seconda tranche di riallocazione nel resto dell'Ue" di 120.000 persone, di cui oltre 15.600 dall'Italia, nei prossimi due anni.

Questo significa che "40 mila migranti potranno andare via dall'Italia", ha sottolineato Alfano, osservando che "alla fine entra in crisi Dublino, quello che più ci aveva condizionato in questi anni", ovvero la regola finora ferrea secondo cui sono i paesi di primo approdo dei rifugiati che devono farsi carico della gestione delle richieste e della eventuale concessione dell'asilo. In secondo luogo, ha ricordato il ministro, è stato stabilito che dei rimpatri dei migranti che non hanno titolo all'asilo si farà carico l'agenzia europea per le frontiere esterne, Frontex, con risorse dell'Ue, anche per concludere gli accordi di riammissione con i paesi di origine e di transito in Africa.

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"Il sistema dei rimpatri deve essere considerato cruciale", ha rilevato il ministro. Il terzo punto che interessava particolarmente l'Italia infine, sempre secondo Alfano, è quello dell'avvio operativo degli "hotspot", i centri di identificazione e smistamento dei migranti che si stanno organizzando, in Italia, a partire dal centro di coordinamento di Catania. Gli "hotspot", ha concluso il ministro, serviranno a distinguere chi ha diritto all'asilo da chi non lo ha", e dovranno essere regolarmente svuotati dei migranti "economici", che saranno rimpatriati.

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