Lunedì, 21 Giugno 2021
Cronaca Rep. Dem. del Congo

"Arresti in Congo per l'omicidio dell'ambasciatore Attanasio, del carabiniere Iacovacci e dell'autista Milambo"

A dirlo è stato il presidente, Felix Tshisekedi, citato dal quotidiano congolese "Actualite'": ma si riferiva ai primi arresti di mesi fa. Non ci sono novità

Non ci sono novità, a differena di quanto rilanciato dalle agenzie di stampa ieri sera.  Non sono stati effettuati nuovi arresti secondo quanto si apprende da fonti governative che precisano come nell'intervista di ieri ad AfricaNews, rilanciata oggi dai media italiani, il presidente congolese Tshisekedi, nel rispondere a una domanda sugli sviluppi delle indagini, si fosse riferito genericamente a quanto fatto sinora dalle autorità congolesi. Avrebbe parlato, quindi, di arresti che risalgono al marzo scorso.

L'attacco risale allo scorso 22 febbraio nella provincia orientale del Nord Kivu: erano morti l'ambasciatore d'Italia Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e il collaboratore del Programma alimentare mondiale (Pam) Moustapha Milambo. Sarebbe ormai accertata la presenza di "un'organizzazione" alle spalle di quanto accaduto: non solo banditi "di strada" organizzati in bande armate, si cercano ancora le figure al vertice.

Gli arresti per l'attacco del 22 febbraio scorso

"Le indagini continuano. Ci sono sospetti che sono stati arrestati ed interrogati. Al di la' di questi sospetti, c'èsicuramente un'organizzazione. Sono banditi che intercettano e aggrediscono gli automobilisti sulla strada, organizzati in bande e che hanno sicuramente qualcuno che li guida. Questo e' tutto cio' che dobbiamo mettere insieme e risalire come una catena", ha detto Tshisekedi. Il presidente congolese, che quest'anno ricopre è presidente ad interim dell'Unione africana, si è espresso così durante la sua visita a Parigi tenuta nei giorni scorsi in occasione della Conferenza per il sostegno alle economie africane, un appuntamento internazionale convocato dalla presidenza francese e nel cui contesto ha incontrato il presidente Emmanuel Macron. Si riferiva agli arresti di mesi fa.

Il presidenre Tshisekedi ha definito "drammatico" quanto accaduto nella provincia orientale del Nord Kivu: "Conoscevo personalmente questo ambasciatore. E' terribile. Sono rimasto davvero sconvolto dalla sua morte". Le indagini si stanno svolgendo in strettissima collaborazione con i servizi segreti italiani, con cui "si sta lavorando molto intensamente".

Attaccati sulla strada tra Goma e Rutshuru

La mattina del 22 febbraio, Attanasio e Iacovacci stavano viaggiando sulla strada tra Goma e Rutshuru, in una regione del Paese africano - il Nord Kivu - da anni teatro di violenti scontri tra decine di milizie che si contendono il controllo del territorio e delle sue risorse naturali. Il diplomatico italiano avrebbe dovuto visitare un programma di distribuzione di cibo nelle scuole dell'agenzia dell'Onu, fresca di Nobel per la pace.

Le due auto del Pam furono invece fermate a circa 15 chilometri da Goma, nei pressi di Nyiaragongo, nel parco nazionale di Virunga. A bloccarle un commando di sei persone che aprì il fuoco, prima sparando in aria, poi uccidendo l'autista. Gli assalitori avrebbero quindi portato il diplomatico e il carabiniere della scorta nella foresta dove esplose un conflitto a fuoco con una pattuglia di ranger e con forze dell'esercito locale. Uno scontro nel quale Iacovacci e Attanasio rimasero colpiti a morte. Inutile per il diplomatico un disperato viaggio verso l'ospedale di Goma.

Il governo di Kinshasa aveva puntato il dito contro le Forze democratiche di liberazione del Ruanda, ribelli di etnia Hutu conosciuti per il genocidio del 1994, che hanno stabilito la loro roccaforte nell'area dell'agguato. Ma fin da subito la verità sulla morte dell'ambasciatore è sembrata nascondersi dietro una coltre sempre più fitta di affermazioni contraddittorie, di smentite, di rimpalli di responsabilità, in particolare su chi doveva proteggerlo e su aveva la responsabilità della sua sicurezza durante quell'ultimo viaggio.

Sugli autori dell'aggressione si sono fatte molte ipotesi sin da subito. Di certo c'era che il convoglio - diretto a Rutshuru, a nord di Goma, per visitare una scuola dove lo stesso Wfp aveva invitato Attanasio - non era scortato dai caschi blu della missione Onu.

Attanasio si era laureato con lode alla Bocconi nel 2001 e aveva intrapreso la carriera diplomatica nel 2003. Dopo diversi incarichi alla Farnesina, all'estero è stato capo dell'Ufficio economico e commerciale all'Ambasciata a Berna (2006-2010) e console generale reggente a Casablanca (2010-2013). Nel 2013 era rientrato alla Farnesina dove ha ricevuto l'incarico di capo segreteria della Direzione generale per la Mondializzazione e gli affari globali. Nel 2015 era tornato in Africa come primo consigliere all'Ambasciata di Abuja in Nigeria. Dal 5 settembre 2017 era a Kinshasa, prima come capo missione poi dal 31 ottobre 2019 come ambasciatore straordinario plenipotenziario.

Il carabiniere Vittorio Iacovacci tentò di salvare l’ambasciatore Attanasio

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