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Domenica, 19 Maggio 2024
Il caso / Genova

L'inchiesta sul "sistema Toti", nuovi indagati e finanziamenti dal "re" dei rifiuti

Emergono nuovi filoni dell'indagine che ha travolto il presidente della Regione Liguria. Spuntano altri nomi e operazioni finanziarie sospette

Si allarga ancora l'inchiesta su quello che è stato ribattezzato il "sistema Toti", il presidente della Regione Liguria finito agli arresti domiciliari. L'accusa per Toti è di corruzione per l'esercizio della funzione e per atti contrari ai doveri d'ufficio. Avrebbe concesso favori a imprenditori amici - in primo piano ci sono i fratelli Roberto e Aldo Spinelli - in cambio di finanziamenti elettorali sbloccando i lor affari in settori strategici come il porto e la grande distribuzione. Adesso però si parla di un altro "amico" e di un altro settore caldo: i rifiuti. 

Anche la gestione rifiuti nel "sistema Toti"?

Sotto la lente ci sono le generose donazioni fatte ai comitati elettorali di Toti da Pietro Colucci, attivo nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Negli stessi anni l'imprenditore ha chiesto e ottenuto l'ampliamento di due discariche gestite in provincia di Savona, a Bossarino e a Boscaccio. In realtà è dagli accertamenti su queste due operazioni che sono iniziate le intercettazioni che hanno portato alla luce il "sistema Toti". Secondo la guardia di finanza società amministrate direttamente da Colucci o a lui riconducibili, avrebbero finanziato in modo illecito due comitati elettorali di Toti tra il 2016 e il 2019. Si tratta di 195mila euro, somme in alcuni casi nemmeno iscritte nei bilanci delle società (invece i contributi ai partiti devono essre approvati dal cda e iscritti nei bilanci). I magistrati ipotizzano un collegamenti tra i contributi dati da Colucci e le autorizzazioni concesse dalla Regione in merito alle discariche. Il legame causa effetto non è però stato provato e infatti non sono state chieste misure cautelari nei confronti di Colucci.

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Sistema "Toti", si allarga l'inchiesta

L'indagine, inizialmente concentrata su ipotesi di corruzione elettorale, si è poi ampliata. Ci sono più filoni che si intrecciano, il presidente della Regione Liguria diventa il perno attorno al quale ruotano gli imprenditori e i loro affari. Un abbraccio tra pubblico e privato dove, secondo l'accusa, le regole vengono aggirate a piacimento secondo gli interessi prevalenti del momento. Gli indagati sarebbero oltre trenta.

Sono stati arrestati anche Paolo Emilio Signorini, amministratore delegato di Iren ed ex presidente dell'Autorità Portuale (in carcere); Aldo Spinelli, imprenditore ed ex presidente di Genoa e Livorno (ai domiciliari); Matteo Cozzani (ex sindaco di Portovenere e capo di Gabinetto di Toti); Filippo Cozzani (imprenditore attivo nel settore della segnaletica stradale e della vendita di bevande all'ingrosso); i fratelli Raffaele e Mirko Paletti (imprenditori milanesi e amministratori di società che operano anche nel Comune di Portovenere).Sono indagati il consigliere di Esselunga Francesco Moncada e gli imprenditori Roberto Spinelli, figlio dell'ex presidente del Genoa Aldo, e Mauro Vianello. Sotto indagine anche Paolo Piacenza, commissario straordinario dell'Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale, e Saverio Cecchi, presidente Confindustria Nautica, che si è autosospeso dall'incarico. 

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Piacenza è indagato per abuso d'ufficio per l'aumento delle tariffe accordato da Signorini all'azienda di Mauro Vianello, che gestisce il servizio antincendio del porto. Secondo gli investigatori, Vianello avrebbe ottenuto un aumento della tariffa oraria per il servizio antincendio in cambio di soldi e regali.  

Indagati anche i fratelli Arturo Angelo e Italo Maurizio Testa, esponenti di Forza Italia in Lombardia, che avrebbero fatto confluire sulle liste di Toti i voti di cosa nostra, in particolare del clan Cammarata del Mandamento di Riesi. 

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Una "talpa" ha messo in guardia gli indagati

Agli atti c'è un episodio emblematico, che apre nuovi ambiti d'indagine. Quando il 30 settembre 2020 i fratelli Arturo Angelo Testa e Italo Maurizio Testa vanno a Genova per incontrarsi con alcune persone della comunità riesina, sono avvicinati da un uomo - un consigliere comunale - che mette in guardia Italo Testa: "Vedi che stanno indagando, non fate nomi e non parlate al telefono …. Stanno indagando". Per tutta risposta Italo Maurizio Testa dice: "Si lo so, non ti preoccupare. L'ho stutato ("spento" in dialetto siciliano, ndr)". L'ipotesi è quindi quella di una talpa.

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