Sabato, 27 Febbraio 2021

"Non può pagare": e il giudice cancella il suo debito da mezzo milione

Un artigiano aveva firmato una fideiussione ma non riusciva a onorarla. Il giudice di Prato ha azzerato il passivo con una legge del 2012

La legge salva suicidi ha consentito a un giudice di Prato di azzerare il debito contratto da un artigiano che non riusciva a onorarlo a causa della crisi economica. La storia, raccontata oggi da La Stampa di Torino, arriva dalla sezione fallimentare del tribunale ordinario e il debito contratto ammontava a 430mila euro.

"Non può pagare": e il giudice cancella il suo debito da mezzo milione 

"Rilevato che l’indebitamento non è riconducibile a negligenza del debitore, ma piuttosto alla sua volontà di sostenere la società, impiegandosi in prima persona al fine di garantire l’accesso della stessa al credito bancario, rilevato che non è stata riscontrata l’esistenza di atti in frode… Dichiara inesigibili i crediti non soddisfatti", ha scritto il giudice nella sentenza che ha salvato l'uomo che lavorava per una piccola azienda di termoidraulica specializzata in impiantistica civile.

Prima era dipendente, poi è diventato socio di minoranza. Quando nel 2012 le cose hanno cominciato ad andare male, per scongiurare il fallimento gli era stato chiesto di firmare la fideiussione da 500mila euro per provare ad andare avanti. Lui aveva firmato come garante. "Se un attimo prima il nostro assistito ci avesse chiesto consiglio nel merito, io gli avrei detto di non farlo", dice adesso l’avvocato Simone Frosini che, assieme ai colleghi Simone Goti e Nicola Ciardi, ha seguito tutta la vicenda. "Abbiamo capito subito che c’erano tutti gli estremi per passare il vaglio della meritevolezza e ottenere la sdebitazione. Perché lui non si era mai esposto prima, aveva sempre pagato le tasse e mai aveva giocato d’azzardo. Aveva messo la firma su debiti che non erano suoi, e probabilmente lo aveva fatto senza nemmeno conoscere, in modo compiuto, tutte le conseguenze di quella firma".

Da qui il ricorso alla legge 3 del 2012, ovvero la legge salva suicidi. Lui si era visto pignorare metà casa e parte dello stipendio oltre che il motorino. Il liquidatore però ha inviato un resoconto al giudice dal quale emergeva che l'artigiano era pienamente collaborativo. 

 Il procedimento è stato aperto il 26 luglio 2014, si è chiuso il 7 ottobre 2019, la sentenza è datata 3 ottobre 2020. Ma questo tempo lungo doveva contemplare i quattro anni necessari, previsti dalla legge, per verificare che nel frattempo non fossero emersi fatti nuovi e rilevanti, come eredità o vincite, qualsiasi cosa che potesse permettere all’artigiano di onorare il suo debito.

Non sono successi miracoli. Quindi, verificata la sua buona fede e preso da lui ciò che era nelle sue reali possibilità - 70 mila euro - è stato «sdebitato» di tutto il resto: 430 mila euro. Quei soldi non dovrà pagarli mai più. Libero. 

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