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Giovedì, 9 Febbraio 2023
Un commando in Sardegna / Sassari

Assalto al portavalori, il racconto dei minuti di terrore: armi "da guerra", spari ad altezza uomo e poi la fuga

Tutto era stato studiato sin nei minimi dettagli ieri sulla 131, ma la fuga è stata precipitosa dopo il conflitto a fuoco con l'unità speciale dei carabinieri intervenuta in pochi minuti a Giave, sulla principale arteria stradale dell'isola. Tre feriti, tra cui una ragazza che si è trovata bloccata in auto a pochi metri di distanza. La lunga scia di colpi "simili"

Sembrano scene da film, a guardare le immagini che circolano sui social praticamente in diretta. Un'azione da commando militare. I blindati coinvolti sono a prova di kalashnikov, i banditi potrebbero avere usato persino armi da guerra ieri sulla strada statale 131, all'altezza di Giave (Sassari). Sono le 8 in punto quando al chilometro 171 della principale arteria stradale che taglia la Sardegna da nord a sud ignoti malviventi assaltano un portavalori. Ecco la cronaca di quei minuti di terrore.

Assalto al portavalori a Giave: tutto inizia alle 8 del 30 novembre

Il giorno dopo molti dettagli sono ormai chiari: dopo aver creato un blocco stradale grazie all'incendio di due auto, risultate precedentementre rubate, il commando, armi in pugno, minaccia il conducente di un autoarticolato che viaggia nel senso opposto di marcia, affinché piazzi il suo veicolo di traverso sulla carreggiata e blocchi completamente la circolazione in tutto il tratto. Poi sparano a uno pneumatico del mezzo e trattengono le chiavi all'autista, comprensibilmente sotto choc.

Tutto è stato studiato sin nei minimi dettagli: in quegli istanti infatti un mezzo blindato della società Vigilpol arriva al blocco stradale. I malviventi non hanno tentennamenti: iniziano subito a sparare diversi colpi di arma da fuoco. Due delle tre guardie giurate a bordo del veicolo rimangono ferite: riescono però a mettersi al riparo scongiurando il peggio. I rapinatori usando una mola forzano i portelloni e iniziano a prendere i soldi. Non immaginano probabilmente un intervento così tempestivo dei militari dello squadrone eliportato Cacciatori di Sardegna, un'unità speciale dell'Arma dei Carabinieri, di stanza alla base elicotteri di Abbasanta (nata in passato per contrastare i sequestri da parte dell'Anonima, ndr): interviene in pochissimi minuti, ingaggiando un conflitto a fuoco col commando, e costringe i rapinatori alla fuga. Numerose pattuglie presenti sul territorio stanno intanto convergendo su Giave in quei concitati minuti. I rapinatori di portavalori, secondo quanto emerso da indagini del passato, sono soliti darsi un tempo limite ristrettissimo e ben preciso entro cui concludere l'assalto prima dell'arrivo delle forze dell'ordine. Ieri forse i tempi sono stati molto più stretti del previsto.

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Individuata la via di fuga, per raggiungerla il commando riprende a sparare colpi di arma da fuoco, anche ad altezza uomo. Una ragazza di passaggio viene colpita a un braccio in quel momento: si è sfortuntamente trovata bloccata con la sua auto proprio a pochi metri dall'inferno. Altri proiettili non colpiscono altri automobilisti per miracolo.

I malviventi fanno perdere le proprie tracce sgasando verso Bolotana, in località Badde Salighes, zona isolata già via di fuga prediletta dopo assalti di questo tipo nella medesima zona in passato. Due auto verosimilmente utilizzate per la fuga vengono trovate poco dopo completamente bruciate. Il bottino potrebbe ammontare addirittura a un milione di euro. I rapinatori hanno scelto il giorno del pagamento delle pensioni per entrare in azione, quando i mezzi blindati spesso viaggiano "a pieno carico".

I feriti vengono trasportati all'ospedale Santissima Annunziata di Sassari: sono in buone condizioni, le ferite superficiali. Sono tutti e tre ancora ricoverati e potrebbero essere dimessi a breve, tra oggi e domani. La caccia al commando, una decina di persone in tutto, è in pieno svolgimento. Indagano i carabinieri sotto la direzione della procura di Sassari per individuare i responsabili dell'alba di fuoco nella piana del Meilogu.

Gli assalti ai portavalori: così entrano in azione

Gli assalti ai portavalori non sono così rari nell'isola: bisogna tornare al 2015 per trovare un'azione comparabile a quella di ieri sulla strada statale 131,  a Bonorva, a poche decine di chilometri di distanza. I banditi bloccarono la carreggiata con un mezzo pesante da cava e due auto, una data alle fiamme. Spararono con kalashnikov, un vigilante rimase lievemente ferito. Il bottino fu di circa 500mila euro. Ma anche in mesi e anni più recenti, da Siliqua a Sassari, sono andati a segno altri colpi simili. L'ultimo precedente il 31 maggio: sempre ultimi giorni del mese, venne preso di mira un blindato che trasportava le pensioni nel Sulcis, nella zona di Iglesias. Vent'anni fa i carabinieri avevano sgominato la banda dei desulesi, che metteva a segno colpi in Sardegna e Toscana e aveva stretto rapporti anche con la criminalità organizzata.

Nel resto d'Italia, colpi di questo genere, molti riusciti e altri falliti, sono stati decine: per essere portati a termine richiedono precisione chirurgica nei sopralluoghi e nella pianificazione, e violenza: erano specializzate in questo settore alcune bande di Cerignola, in Puglia. La preparazione è maniacale: i criminali raccolgono informazioni dettagliate sul percorso del furgone e poi studiano più vie di fuga per far perdere le proprie tracce. Violenti e sfrontati. Ieri è accaduto tutto alla luce del sole, con colonne di auto ferme incolonnate, e decine di testimoni che riprendevano la scena con i telefoni cellulari.

Assalto al portavalori sulla 131

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