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Martedì, 18 Gennaio 2022
"Lady camorra" / Napoli

Storia di "Pupetta" Assunta Maresca, prima donna camorrista

Ha vendicato l'omicidio di suo marito uccidendo, incinta al sesto mese di gravidanza, il presunto mandante. Poi ha sposato un altro camorrista. Ha sfidato Raffaele Cutolo e vissuto tra faide tra clan e fiction tv

La chiamavano "lady camorra". Assunta Maresca, conosciuta come Pupetta, è morta all'età di 86 anni nella sua casa di Castellamare di Stabia (Napoli), dove era nata il 19 gennaio del 1935. I funerali si sarebbero dovuti tenere venerdì mattina in forma pubblica nella chiesa parrocchiale di Sant'Antonio di Padova, ma sono stati vietati su ordine del questore e del prefetto di Napoli. Le ghirlande di fiori collocate davanti alla chiesa sono state ritirate e trasportate al cimitero, dove il sacerdote che doveva officiare la messa ha benedetto il feretro della donna, con una cerimonia breve e privata. 

Reginetta di bellezza, attrice, personaggio mediatico catalizzatore di sentimenti contrapposti, era nota soprattutto per essere stata la prima donna camorrista, capace di sfidare il boss Raffaele Cutolo e la sua potentissima Nco, la nuova camorra organizzata, l'organizzazione criminale di stampo camorristico operante in Campania e non solo negli anni settanta e ottanta.

Amata o disprezzata, temuta o rispettata, Pupetta Maresca era una sorta di "leggenda nera". Aveva infranto il codice d'onore non scritto della camorra, secondo cui sono soltanto gli uomini a detenere il potere di controllo e organizzazione dei clan. "Ho pagato con le lacrime le mie scelte", aveva detto in un'intervista, dopo gli anni della spaventosa guerra di camorra che insanguinò la città di Napoli.

Il marito ucciso e la vendetta

A vent'anni, nel 1955, sposò il boss Pasquale Simonetti, detto "Pascalone ‘e Nola", del quale rimase vedova qualche mese più tardi. Incinta al sesto mese di gravidanza, vendicò la morte del marito uccidendo con una raffica di proiettili, in concorso con altri, il presunto mandante di quell'omicidio, Antonio Esposito, che era stato suo testimone di nozze. I colpi partirono da almeno quattro pistole: per gli inquirenti, il delitto si inquadrava nella guerra di camorra per la gestione del mercato ortofrutticolo. Poco dopo Pupetta partorì in carcere. Fu arrestata e condannata a 13 anni e 4 mesi per omicidio, ma graziata dopo oltre 10 anni dietro le sbarre.

pupetta assunta maresca foto ansa-2

È solo l'inizio di una lunga vita tormentata, tra fatti di sangue, faide tra clan e carcere. Maresca fu accusata anche di essere la mandante dell'omicidio di Ciro Galli (uomo di Raffaele Cutolo), ucciso nel 1981 per vendetta trasversale. Il pm chiese l'ergastolo, ma nel 1985 fu assolta per mancanza di prove. Il 13 febbraio 1982, in piena guerra tra Nco e Nf ("Nuova famiglia"), Pupetta Maresca convocò una conferenza stampa, nel corso della quale minacciò Raffaele Cutolo e la sua Nuova camorra organizzata, senza troppi giri di parole:

"Se per Nuova famiglia si intende tutta quella gente che si difende dallo strapotere di quest'uomo, allora mi ritengo affiliata a questa organizzazione".

Poco dopo è stata arrestata perché accusata di aver ordinato l'omicidio di Aldo Semerari, il criminologo e psichiatra che aveva dichiarato Cutolo infermo di mente. In seguito è stata assolta. E fu assolta anche dalle successive accuse di tentata estorsione ad una banca e di traffico di stupefacenti. Nel 1986 la sezione misure di prevenzione del tribunale di Napoli stabilì che apparteneva alla camorra come affiliata alla Nuova famiglia. Per questa ragione ordinò la confisca dei suoi beni.

Il figlio ucciso in un agguato

Nel 1974 il figlio Pasquale, diciassettenne, fu ucciso in un agguato. Il suo corpo non fu mai ritrovato, ma secondo alcuni venne rapito, legato a un sasso e gettato in mare. Le cronache dell'epoca raccontano che Pasquale non aveva accettato la relazione della madre con Umberto Ammaturo (dal quale la donna ebbe due gemelli, Roberto e Antonella) e più volte lo avrebbe minacciato. Dell'omicidio fu subito sospettato Ammaturo, ma Pupetta Maresca non accettò mai del tutto questa ipotesi.

Pupetta Maresca miss e attrice

Non solo camorra. Maresca è stata reginetta di bellezza locale vincendo il titolo di miss Rovigliano nel 1953, e nel 1967 ha recitato come attrice nel film "Delitto a Posillipo", vagamente ispirato alla sua vita e alla vicenda giudiziaria che l'aveva resa nota e portata in carcere. Chiusa la parentesi cinematografica, si dedicò a due negozi di abbigliamento. Su di lei è stata anche girata una fiction che ha riscosso un discreto successo - "Pupetta, il coraggio e la passione", di Luciano Odorisio (2013) -, nella quale è stata interpretata da Manuela Arcuri sulle reti Mediaset.

pupetta maresca manuela arcuri ansa-2

"Ho pagato con lacrime e affanno le mie scelte - disse il giorno dopo la messa in onda della prima puntata della fiction -. La prima volta perché l'uomo a cui ho sparato avrebbe fatto lo stesso con me. Cosa dovevo fare, farmi uccidere? Ero incinta. Mi veniva incontro con il braccio teso e la pistola in pugno. Con lui c'erano i suoi killer. Io mi sono difesa". "Ma il carcere che mi ha fatto veramente male è stato quando sono stata arrestata la seconda volta, per aver parlato di Cutolo che a quei tempi uccideva tutti i giorni - aveva ricordato in quell'occasione -. Io urlavo nel carcere, per l'ingiustizia che avevo subìto, quattro anni per aver detto che Cutolo era sostenuto dalla politica".

"È vero, l'ho minacciato di morte. Lui minacciava i miei fratelli e io avevo davanti agli occhi mio padre che piangeva - aveva detto ancora -. Crede che la camorra avrebbe mandato una donna a fare minacce in pubblico? Il mio è stato un impeto di rabbia, che ho pagato amaramente. Desidero ancora una carezza da mia madre, una carezza che non ho mai avuto".

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