Volkswagen, in Italia un milione di auto coinvolte

I dati del ministero dei Trasporti: "Controlli in corso per verificare i danni nel nostro Paese". E intanto il Financial Times rivela che l'Unione europea sapeva fin dal 2013 del rischio di manipolazione dei test sulle emissioni da parte delle case automobilistiche

ROMA - Da giorni il colosso tedesco Volkswagen è stato travolto dallo scandalo ormai noto come Dieselgate, dopo che un ente americano ha scoperto su diversi modelli diesel prodotti in Germania un sistema elettronico che riduceva e "truccava" le emissioni dei gas di scarico durante i test, sottostimando la reale quantità di gas liberati dalle vetture nell'aria.

COSA SUCCEDE IN ITALIA - Dopo la scoperta e l'ammissione della casa automobilistica - che ha visto un avvicendamento nel posto di amministratore delegato tra Martin Winterkorn e il numero uno di Porsche Matthias Mueller - il caso si allarga a macchia d'olio. E spuntano anche i primi dati sul numero di veicoli coinvolti nel nostro Paese. "C’è una previsione di massima che parla di circa un milione di veicoli coinvolti. Ci sono i controlli in corso per verificare il danno provocato anche in Italia da Volkswagen", ha ammesso Riccardo Nencini, viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, a margine del meeting nazionale dei centri privati per le revisioni dei veicoli a motore, in corso a Genova.

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan teme invece un effetto contagio, che possa deprimere il mercato e penalizzare anche le auto italiane. "Temo conseguenze che mi auguro siano limitate, a catena ci potrebbero essere effetti sull'industria italiana che non ha colpe", ha detto Padoan.

"L'EUROPA SAPEVA" - Lo scandalo che ha travolto il gigante di Wolfsburg rischia di allargarsi anche alle istituzioni politiche del Vecchio Continente. Secondo il Financial Times, l'Unione europea sapeva fin dal 2013 del rischio di manipolazione dei test sulle emissioni da parte delle case automobilistiche. A lanciare l'allarme sarebbe un rapporto stilato due anni fa dal "Joint Research Centre" della Commissione Ue, in cui si evidenziavano i problemi posti dal "defeat device", il dispositivo al centro dello scandalo Volkswagen. Scrive il quotidiano britannico: "Quel rapporto suggeriva già allora di effettuare i test sui gas inquinanti su strada e non dentro officine attrezzate solo a simulare l’andatura più o meno veloce delle auto. Né le autorità a Bruxelles, dotate di poteri limitati, né quelle degli Stati nazionali si sono attivate fino allo scandalo di questi giorni". Poi è arrivata la precisazione dell’Ue:

I ricercatori Ue hanno misurato solo le emissioni delle auto, non i motori cui non avevano accesso, scoprendo gas in laboratorio diversi da quelli su strada: una cosa nota che ha portato la Ue a introdurre test su strada dal 2016

LA SVIZZERA BLOCCA LA VENDITA - Un portavoce della Commissione ha ricordato anche che la verifica dei software incriminati come quello di Volkswagen spetta agli Stati, e non a Bruxelles. La Svizzera, intanto, ha bloccato la vendita dei veicoli diesel del gruppo Volkswagen coinvolti nello scandalo. Le autorità svizzere hanno inoltre annunciato di aver formato un gruppo di lavoro che analizzerà e fornirà raccomandazioni sul tema. Il Paese elvetico è il primo ad avere adottato un provvedimento concreto dopo la scoperta della truffa della casa automobilistica tedesca. Il divieto in Svizzera non influisce sulle auto che sono già in circolazione, ha aggiunto l’Ufficio federale stradale in un comunicato sottolineando di aver registrato 180mila veicoli che possono essere stati truccati.

CONTROLLI SU 11 MILIONI DI AUTO - E proprio oggi Volkswagen ha annunciato che richiamerà gli undici milioni di veicoli diesel dotati della centralina al centro dello scandalo emissioni. Lo ha detto un portavoce del gruppo di Wolfsburg chiarendo che l'intervento sarà completamente gratuito per i proprietari, i quali saranno informati nei prossimi giorni con una lettera. Top secret il costo dell'operazione.

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