Baby gang a Napoli, Minniti: "Subito cento unità in città"

Le baby gang "usano metodiche di carattere terroristico", dice il ministro dell'Interno e annuncia l'invio a Napoli di cento unità per contrastare il fenomeno

I partecipanti al vertice tenutosi in Prefettura a Napoli sull'emergenza baby gang, 16 gennaio 2018. ANSA/ CIRO FUSCO

"Invieremo subito i reparti straordinari a Napoli, cento unità destinate al controllo delle zone frequentate dai giovani. Non consentiremo alle baby gang di cambiare le abitudini dei giovani napoletani". Queste le parole del ministro dell'Interno Marco Minniti, che ha incontrato in un vertice a Napoli il sindaco de Magistris, il prefetto Carmela Pagano, il capo della polizia Franco Gabrielli, il comandante dei carabinieri Giovanni Nistri e il procuratore Giovanni Melillo per discutere e prendere provvedimenti contro la cosiddetta "emergenza baby-gang", dopo i numerosi episodi di violenza giovanile registrati in città e finiti anche sulle cronache nazionali.

I rinforzi interverranno “nelle zone dove ci sono giovani e giovanissimi”, ha spiegato Minniti aggiungendo che dovrà essere chiaro che “lo Stato è a fianco a loro”. È stato, inoltre, deciso che ci sarà “un contatto diretto tra i municipi e le forze di polizia”. Accanto alle municipalità, infatti, saranno realizzati 10 distretti di polizia che diventeranno, secondo quanto auspicato da Minniti, “riferimenti unici nel quartiere” garantendo anche “politiche di sostegno sociali” e rafforzando una serie di iniziative in tal senso. Minniti ha specificato che questo provvedimento non comporterà la “sostituzione dei commissariati, ma saranno una aggiunta”. Una scelta però criticata dal candidato alle prossime elezioni del M5s, Luigi Di Maio: "Credo che lì, come in altri posti d'Italia, non si risolve con l'esercito ma con operatori sociali che devono tirar fuori i ragazzi dalla strada". 

"Non posso affermare che le baby gang siano terroristi, ma usano metodiche di carattere terroristico: quella di colpire perché si è casualmente in un posto - ha detto Minniti -  Abbiamo un'assimilazione di metodiche tipiche di altre attività criminali. C'è una violenza nichilista che non ha alcun rispetto per il valore della vita, ed è ancora più drammatico se impatta con dei giovanissimi".

Negli ultimi mesi si sono registrati undici episodi che hanno visto coinvolti giovanissimi, come ricostruisce Davide Schiavon su NapoliToday: dagli spari nei baretti di Chiaia all'accoltellamento di Arturo Puoti fino al recente pestaggio di Gaetano a Chiaiano e di un 16enne al Nuovo Policlinico. 

Una spirale di violenza che ha portato un gruppo di genitori del centro storico - che si definisce "Genitori dissociati" - a inviare una lettera aperta alle istituzioni. "Continuare a chiamare ragazzini i branchi di aspiranti assassini è, culturalmente, un istigazione a delinquere, un riconoscimento di impunità concordata - si legge nella lettera - Con i termini abusati di bimbi e ragazzini si rischia di far passare per infantili marachelle le aggressioni bestiali, perpetrate da feroci adolescenti in grado di intendere e di volere, consapevoli di voler uccidere le proprie vittime".

Alla vigilia del vertice con Minniti, de Magistris aveva dichiarato: "C'è bisogno di dare risposta immediata alle famiglia dei ragazzi aggrediti. Servono più risorse umane, materiali ed economiche, bisogna considerare la criminalità minorile una priorità nelle investigazione. Se non mettiamo in campo lo Stato rischiamo che Arturo e gli altri non siano gli ultimi ma i tanti di una lunga serie". 

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