Domenica, 29 Novembre 2020
Reggio Emilia

“Angeli e demoni”: lavaggio del cervello e falsi documenti per allontanare i bimbi dalle famiglie

Quanto scoperto dalle indagini sulla rete dei servizi sociali della Val D’Enza non ha precedenti sul territorio italiano, dicono i carabinieri. Arrestato anche un sindaco. Decine gli affidamenti illeciti di minori: accertati due casi di stupro presso le famiglie affidatarie e in comunità

Politici, medici, assistenti sociali, liberi professionisti, psicoterapeuti, persino il sindaco di un comune della provincia di Reggio Emilia. In tutto diciotto persone – tra cui appunto il sindaco di Bibbiano e psicologi e psicoterapeuti di una Onlus di Torino – sono stati raggiunti da misure cautelari dai carabinieri di Reggio Emilia nell’ambito dell’inchiesta “Angeli e Demoni” sulla rete dei servizi sociali della Val d’Enza, accusati di aver redatto false relazioni per allontanare bambini dalle famiglie e collocarli in affido retribuito da amici e conoscenti. Dalle indagini è emerso che tra gli affidatari dei minori coinvolti c'erano anche titolari di sexy shop, persone con problematiche psichiche e con figli suicidi. Sono inoltre stati accertati due casi di stupro presso le famiglie affidatarie e in comunità, dopo l’illegittimo allontanamento.

Sei persone sono state sottoposte alla misura cautelare degli arresti domiciliari, tra cui il sindaco di Bibbiano, la responsabile del servizio sociale integrato dell'Unione di Comuni della Val d'Enza, una coordinatrice del medesimo servizio, un'assistente sociale e due psicoterapeuti di una Onlus. Ulteriori otto misure cautelari di natura interdittiva sono costituite dal divieto temporaneo di esercitare attività professionali e sono state eseguite a carico di altrettanti soggetti: dirigenti comunali, operatori socio-sanitari, educatori. Altre due misure coercitive del divieto di avvicinamento a un minore sono state eseguite a carico di una coppia affidataria accusata di maltrattamenti. Oltre 100 i carabinieri impegnati nell'esecuzione dell'ordinanza cautelare e di decine di perquisizioni domiciliari.

Lavaggi del cervello e falsi documenti per allontanare i bambini dalle famiglie

Secondo l’accusa, i minori venivano sottratti alle famiglie sulla base di documenti falsificati e “ore e ore di intensi lavaggi del cervello” intercettate durante “le sedute di psicoterapia effettuate sui minori, dopo che gli stessi erano stati allontanati dalla rispettive famiglie, attraverso le più ingannevoli e disparate attività”, con ad esempio i terapeuti travestiti da personaggi cattivi delle fiabe per convincere i bambini della cattiveria dei genitori nei loro confronti. L’inchiesta parla di relazioni mendaci, falsi ricordi di abusi sessuali indotti tramite impulsi elettrici, grazie a quella che veniva spacciata ai bambini come una “macchinetta dei ricordi”, disegni di bambini artefatti con l’aggiunta mirata di particolari con connotazioni sessuali. 

Questi erano solo alcuni dei metodi adottati nei confronti dei bambini, in provincia di Reggio Emilia, anche di tenera età, al fine di allontanarli dai genitori, per poi mantenerli in affido e sottoporli ad un circuito di cure private a pagamento di una onlus piemontese. Un business illecito di diverse centinaia di migliaia di euro di cui beneficiavano alcuni degli indagati, mentre altri si avvantaggiavano a vario titolo dell'indotto derivante dalla gestione dei minori attraverso i finanziamenti regionali, grazie ai quali venivano, inoltre, organizzati anche numerosi corsi di formazione e convegni ad appannaggio della onlus, in elusione del codice degli appalti e delle disposizioni dell'Autorità Nazionale Anticorruzione. Il sistema era consolidato, e ha portato all'apertura di un Centro specialistico regionale, per il trattamento del trauma infantile derivante da abusi sessuali e maltrattamenti (che di fatto è risultata una costola della Onlus). Nel Centro specialistico veniva altresì garantita l'assistenza legale ai minori attraverso la sistematica scelta, da parte dei Servizi Sociali, di un avvocato, anch'egli indagato per "concorso in abuso d'ufficio", attraverso fraudolente gare d'appalto gestite dalla dirigente del Servizio, al fine di favorirlo.

Le indagini

Le indagini sono iniziate alla fine dell'estate del 2018, dopo l'anomala escalation di denunce all'autorità giudiziaria, da parte dei servizi sociali coinvolti, per ipotesi di reati di abusi sessuali e violenze a danni di minori commessi da parte dei genitori. L'analisi dei fascicoli vedeva puntualmente approdare le indagini verso la totale infondatezza di quanto segnalato. I servizi sociali coinvolti proseguivano nel percorso psicoterapeutico reiteratamente richiesto. Da tale spunto si è sviluppata l'intensa indagine che ha svelato i numerosi falsi documentali redatti dai servizi sociali in complicità con alcuni psicologi. Si realizzava la diagnosi di una mirata patologia post traumatica a carico dei minori, condizione necessaria a garantirne la prese in carico da parte della onlus. Il pagamento delle prestazioni psicoterapeutiche avveniva, quindi, in assenza di procedura d'appalto: gli affidatari venivano incaricati dai Servizi Sociali di accompagnare i bambini alle sedute private di psicoterapia e di pagare le relative fatture a proprio nome. Mensilmente gli affidatari ricevevano rimborsi sotto una simulata causale di pagamento, falsando così i bilanci dell'Unione dei comuni coinvolti. Tra gli affidatari inoltre, anche amici e conoscenti dei servizi sociali. Dietro tali illecite condotte, l'interesse economico, che vedeva legati i dipendenti dell'Unione ai responsabili della onlus, attraverso reciproci conferimenti d'incarichi: da un lato la onlus diveniva affidataria dell'intero servizio di psicoterapia voluto dall'ente e dei relativi convegni e corsi di formazione, organizzati in provincia, e, dall'altra, alcuni dipendenti dello stesso ente ottenevano incarichi di docenza retribuiti, nell'ambito di master e corsi di formazione, tenuti sempre dalla onlus.

Decine e decine i minori coinvolti

La richiesta di arresti è arrivata al termine dell’indagini dei carabinieri coordinata dal pm Valentina Salvi. In pratica, sottolineano gli investigatori, “quello che veniva spacciato per un modello istituzionale da emulare rispetto al tema della tutela dei minori abusati altro non era che un illecito business ai danni di decine e decine di minori sottratti alle rispettive famiglie”. L'indagine non ha precedenti sul territorio italiano, fanno sapere i carabinieri. Sono in corso verifiche per capire se il sistema possa avere radicamento sull'intero territorio nazionale. I minori coinvolti sono al momento decine e decine, sottratti alle proprie famiglie con la complicità di politici, medici e assistenti sociali che per anni hanno anche nascosto i regali e le lettere scritte dai genitori ai figli che erano stati allontanati: i militari li hanno trovati accatastati in un magazzino.  I destinatari della misura cautelare sono accusati, a vario titolo, di frode processuale, depistaggio, abuso d'ufficio, maltrattamenti su minori, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d'uso. Tra i reati contestati, in particolare, quello di lesioni gravissime ai minori in relazione ai traumi loro provocati e di abusi sessuali. A riguardo alcuni di loro, oggi adolescenti, manifestano profondi segni di disagio (tossicodipendenza e gesti di autolesionismo).

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