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Venerdì, 3 Dicembre 2021
CRONACA

L'Aquila, la scuola che non c'è: "Matteo, perché non ci aiuti?"

Flash mob organizzato da Actionaid con gli alunni di un Musp, il modulo di unità scolastica provvisoria, che da sei anni sostituisce l'edificio scolastico

Tra le priorità del governo, Renzi lo ha detto più volte, c’è la scuola, tra riforma e ammodernamento delle infrastrutture. Ma a L’Aquila la scuola ancora non c’è.

Ci sono i MUSP, moduli di unità scolastica provvisoria, nati all’indomani del terremoto nel 2009 anni colpì violentemente il capoluogo abruzzese. Di fatto, sono dei container. Erano sorti come soluzione provvisoria, in attesa di ristrutturare e ricostruire le scuole per i bambini. Ma in Italia, lo sappiamo, non c’è niente di più definitivo delle cose provvisorie. E sono seimila gli studenti aquilani che a tutt’oggi fanno lezione quotidianamente nei MUSP.

Per questo oggi sono venuti a Roma, insieme ad Actionaid, per lanciare un flash mob sotto Montecitorio, per chiedere al Presidente del Consiglio di ricostruire le scuole de L'Aquila.

“Ci sono bambini che hanno iniziato la prima elementare nei MUSP, hanno finito la quinta e non hanno mai visto una scuola in muratura”, dice Marco De Ponte, segretario generale di Actionaid Italia. Lo scorso maggio, l’associazione ha lanciato l’appello #mattefaiscuola, rivolto al premier per avere una maggiore attenzione da parte del governo sulla situazione delle scuole aquilane, chiedendo la messa in atto di un piano strategico che legittimi l’utilizzo dei 37 milioni di euro stanziati dal governo ma tuttora inutilizzati, avviando i bandi di gara, la scrittura dei capitolati, l’affidamento dei lavori. Actionaid chiede anche al governo di affrettare la nomina del nuovo direttore dell’USRA, l’ufficio speciale per la ricostruzione, “mantenendo la delega alla ricostruzione nelle compagine governative, fornendo le risorse che mancano e vigilando maggiormente sulla ricostruzione pubblica”, conclude De Ponte.

Flash mob dei bambini aquilani a Roma con Actionaid (Foto Cecchini)

Ma com’è fare scuola in un MUSP?

Ce lo racconta la maestra Silvia Frezza, dell’istituto comprensivo “Gianni Rodari” di Sassa, frazione de L'Aquila, che ha portato qui insieme alle sue colleghe, i genitori e la Commissione Oltre il Musp, una quindicina dei 420 venti alunni della scuola, tenendo una lezione all’aperto, sotto gli occhi del Palazzo. 

Insegnare in un Musp inizia ad essere deprimente. Non abbiamo strutture, non abbiamo spazi, vediamo di volta in volta cadere un pezzettino. D’altronde, le stesse ditte costruttrici ci avevano assicurato la garanzia di questi Musp provvisori in cinque, massimo sei anni. Adesso abbiamo iniziato il sesto anno in questo Musp. E’ impossibile, improbabile e improponibile continuare a lavorare in questi luoghi

Per quanto riguarda l’insegnamento dal punto di vista didattico, aggiunge la maestra Silvia

Noi siamo tutte molto forti - del resto ci avete visto qui stasera - abbiamo energia, entusiasmo, ovunque siamo lo trasmettiamo e ovunque siamo la nostra offerta formativa è eccellente. I genitori sono con noi. Ma la buona scuola, quella di qualità, passa anche attraverso le strutture, che noi non abbiamo

E i bambini hanno ben chiara la scuola che vorrebbero e che chiedono a gran voce, con tanto di filastrocca, al premier.

Gli alunni dell’Aquila hanno disegnato in piazza la loro scuola ideale, con tanti spazi per fare sport, una palestra (che non hanno mai avuto), laboratori didattici. Ma pensano anche alla loro città, che oggi manca di piazze, luoghi di aggregazione, parchi, centri culturali, laddove un tempo tutto questo era il motore della stessa L’Aquila.

E sulle balaustre di metallo che circondano piazza di Montecitorio, restano i desideri dei bambini, che loro stessi hanno disegnato seduti sui sanpietrini romani: “Io vorrei.. un luogo dove essere fieri di imparare”.

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