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Lunedì, 20 Maggio 2024
Mafia capitale

"Pijamose Roma": così la Banda della Magliana è diventata Mafia Capitale

Nel giorno del suo insediamento il prefetto Francesco Paolo Tronca firma l'atto di costituzione come parte civile nel processo. Nel documento "si ricostruisce" un pezzo di storia della malavita romana

ROMA - Francesco Paolo Tronca si insedia oggi e così diventa ufficialmente "commissario prefettizio per la gestione provvisoria" del comune di Roma, Subito ha affrontato una questione spinosa, firmando l'atto di costituzione come parte civile nel processo 'Mafia Capitale'. È la prima delibera di tipo giudiziario: il documento, redatto dagli avvocati Enrico Maggiore e Rodolfo Murra, sarà depositato all'attenzione dei giudici della X sezione penale.

Nell'atto di 53 pagine si sottolinea come la vicenda "per la sua risonanza e diffusione ha lasciato la cittadinanza attonita, confusa e intimidita": "Il fotogramma di Mafia Capitale rivela un gruppo illecito evoluto, che si avvale della forza d'intimidazione derivante - anche - dal passato criminale di alcuni dei suoi più significativi esponenti: la pellicola di Mafia Capitale, evidenzia un gruppo criminale che costituisce il punto d'arrivo di organizzazioni che hanno preso le mosse dall'eversione nera, anche nei suoi collegamenti con apparati istituzionali, che si sono evolute, in alcune loro componenti, nel fenomeno criminale della Banda della Magliana, definitivamente trasformata in Mafia Capitale" così nel documento si può leggere un pezzo della storia di Roma. 

Dentro i centri d'accoglienza di Mafia Capitale | Foto di Selene Cilluffo

Ma Mafia Capitale, rispetto alla Banda della Magliana, ha qualcosa di diverso: "Ha avuto la capacità di adattarsi alla particolarità delle condizioni storiche, politiche e istituzionali, creando una struttura organizzativa a raggiera, che però mantiene inalterata la capacità di intimidazione derivante dal vincolo associativo nei confronti di tutti coloro che vengano a contatto con l'associazione". Una città incatenata alla malavita proprio per la capacità dei suoi leader di riuscire sempre a gestire il potere. 

Delitti violenti, infiltrazioni nella vita economica della città, nel suo tessuto politico e istituzionale: sforzi volti "all'ottenimento illecito dell'assegnazione di lavori pubblici". Un'organizzazione "criminale che siede a pieno titolo al tavolo di altre e più note" e che ha notevolmente condizionato "l'attività sul territorio romano, che ha piena consapevolezza di sé e del suo ruolo". Massimo Caminati non aveva problemi a riconoscere la propria posizione: in un'intercettazione dei carabinieri del Ros, diffusa dal Gr1 Rai si sente una telefonata in cui "Er Cecato" aggredisce l'operatore di una compagnia telefonica che gli istallerà la linea in casa: "Segnati il mio nome e cercalo su internet, così vedi chi sono"

CHI È MASSIMO CARMINATI - LA SCHEDA

Insomma Mafia Capitale, figlia dell'organizzazione malavitosa degli anni '70, negli anno '80 "ha in qualche modo sviluppato e messo a sistema quelle che erano le caratteristiche del suo capo all'interno del sistema criminale, cioè quello di trait-union tra mondi apparentemente inconciliabili, quello del crimine, quello della alta finanza, quello della politica". Intanto, a poche ore dall'avvio del maxi-processo, uno dei protagonisti di questa vicenda va ai domiciliari. Luca Odevaine, ex membro del tavolo nazionale sui migranti, accusato di corruzione, era fino detenuto nel carcere di Terni. La decisione in favore dell'indagato è stata presa dal presidente della X sezione penale, Rosanna Ianniello, dopo il parere favorevole dei pm e sulla base di una istanza del difensore, l'avvocato Luca Petrucci.

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