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Venerdì, 27 Maggio 2022
Processo Mediaset

Processo Mediaset, confermata la condanna per Berlusconi: 4 anni

In secondo grado, confermata anche l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. L'unica "speranza" di Silvio Berlusconi resta la decisione della Corte Costituzionale sul ricorso per il legittimo impedimento che potrebbe annullare parte del processo

Secondo i giudici di Milano, Silvio Berlusconi è stato "l'ideatore di una scientifica e sistematica evasione fiscale di portata eccezionale" dalla quale "ha conseguito un'immensa disponibilità economica all'estero, ai danni non solo dello Stato ma anche di Mediaset". Questo il motivo per il quale la Corte d'appello di Milano ha confermato la condanna a quattro anni per l'ex premier al processo per i diritti Tv Mediaset e l'interdizione dai pubblici uffici per per cinque anni. La sentenza conferma quella precedente emessa in primo grado dal Tribunale di Milano. Il processo, iniziato nel 2006, ha per oggetto la compravendita dei diritti televisivi e cinematografici con società Usa per 470 milioni di euro, effettuata da Fininvest attraverso due società off shore. Attraverso un giro poco chiaro di acquisizioni e vendite, poi, il Cavaliere avrebbe creato fondi "neri" entrati nelle sue disponibilità. 

LA CORTE COSTITUZIONALE - Le decisioni del collegio presieduto da Alessandra Galli, comunque, non saranno ancora effettive perché sul processo prende la pronuncia della Corte Costituzionale, attesa entro la fine di giugno, sul conflitto di attribuzione fra poteri dello stato sollevato da Palazzo Chigi. Il riferimento è ad un'udienza del 1 marzo 2010 per la quale a Berlusconi fu negato il legittimo impedimento a prenderne parte. Se la Consulta dovesse dare ragione alla Presidenza del Consiglio, e quindi al Cavaliere, il procedimento dovrebbe, per forza di cose, tornare all'appuntamento incriminato. E, naturalmente, rifare tutto da quel punto. Con una scadenza molto più immediata, però. Tra la fine del 2013 e l'inizio del 2014 i reati contestati a Berlusconi andrebbero in prescrizione e quindi ogni processo sarebbe inutile.  

LE CONDANNE DI PRIMO GRADO - Il 26 ottobre erano arrivate le sentenze di primo grado sulle presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv Mediaset. Il tribunale di Milano aveva condannato Silvio Berlusconi a quattro anni di reclusione per frode fiscale e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Oltre a lui, pene severe erano state destinate anche a Frank Agrama, il socio occulto dell'ex premier, punito con tre anni di reclusione. Era stato assolto per non avere commesso il fatto, invece, già in sede di primo giudizio, il presidente Mediaset, Fedele Confalonieri che comunque non si era detto felice a pieno "per la condanna del Cavaliere". E di certo anche oggi avrà poco da sorridere. 

LE REAZIONI DEL PDL - Subito dopo la conferma della condanna per Silvio Berlusconi, il Popolo della Libertà si stringe attorno al suo leader. "In questi giorni che vedono le forze politiche faticosamente impegnate in una fase di pacificazione e di coesione nazionale e che cercano di mettere da parte dissapori e scontri passati nell'interesse del Paese e degli italiani, il palazzo di giustizia di Milano appare sempre più come quel giapponese armato fino ai denti, guerrafondaio e inconsapevole della fine della guerra, che cerca con ogni mezzo di spazzare via il nemico di sempre". Questo le parole, pesanti, dell'esponente del Pdl Luca D'Alessandro. Sulla stessa lunghezza d'onda, contro le decisioni del tribunale di Milano, Daniele Capezzone, per cui "quello che accade è letteralmente surreale: è assurda la condanna di Silvio Berlusconi. Attendiamo - ha concluso - che i garantisti dicano qualcosa". Di "persecuzione giudiziaria" si tratta anche per Renato Schifani, presidente dei senatori del Pdl. "Evidentemente per una certa magistratura - ha riflettuto - la stagione della pacificazione è ancora lontana, e forse non arriverà mai. Soprattutto quando si nega con tanta ostinazione la verità dei fatti e ancora di più il buon senso". 

"SENTENZA PRIVA DI LOGICA" - Naturalmente contrariato dalla decisione della Corte d'appello anche Niccolò Ghedini, legale storico di Silvio Berlusconi. "La sentenza è priva di ogni logica", ha subito detto l'avvocato. "La forza della prevenzione dei giudici di Milano è nota - ha aggiunto - tanto è vero che avevamo presentato una istanza di rimessione alla Cassazione che però non ha creduto a problematiche che, invece, erano reali". 

LA GIOIA DEL M5S - Di umore diametralmente opposto i rappresentanti del Movimento cinque stelle che hanno accolto con un lungo e forte applauso la notizia della condanna di Silvio Berlusconi. I grillini, riuniti per l'assemblea di senatori e deputati del M5s, stavano ascoltando l'intervento di Rodotà ma non hanno nascosto la loro gioia. Lo stesso ex "papabile" presidente della Repubblica ha subito commentato, non senza ironia: "C'è chi vuole impedire la pacificazione. Che ci volete fare?".

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