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Venerdì, 27 Maggio 2022
Processi

Processo Mediaset, "così funzionava il sistema Berlusconi"

I giudici della corte d'Appello di Milano: "La gestione dei diritti televisivi faceva capo a Berlusconi". Duro il giudizio sulle proteste 'anti pm': "Accuse infamanti alla giustizia"

La corte d'Appello di Milano, nelle motivazioni della sentenza che ha confermato i 4 anni di carcere per Silvio Berlusconi, imputato per il caso Mediaset, ha parlato di "un sistema portato avanti per molti anni" dall'ex premier e "proseguito nonostante i ruoli pubblici assunti. E condotto in posizione di assoluto vertice".

Parole dure, quelle dei giudici della corte d'Appello, che trovano sponda nella motivazioni della IV sezione penale della Cassazione che ha spiegato perchè, lo scorso 6 maggio, ha bocciato la richiesta della difesa di Berlusconi di spostare i processi Ruby e Mediaset da Milano a Brescia per legittimo sospetto: nel chiedere di spostare i suoi processi la difesa dell'ex premier ha mosso "un'accusa infamante ai giudici perchè colpisce un presupposto o una precondizione irrinunciabili della professionalità e dell'onorabilità del giudice, quali il dovere di imparzialità e l'indipendenza di giudizio".

PROCESSO MEDIASET - "Era assolutamente ovvio - scrivono i giudici della corte d'Appello - che la gestione dei diritti, il principale costo sostenuto dal gruppo, fosse una questione strategica e quindi fosse di interesse della proprietà, di una proprietà che, appunto, rimaneva interessata e coinvolta nelle scelte gestionali, pur abbandonando l'operatività giornaliera".

I giudici sottolineano che "almeno fino al 1998 e, quindi, fino a quando ai vertici della gestione dell'acquisto dei diritti vi era stato Bernasconi, vi erano state anche le riunioni per decidere le strategie del gruppo, riunioni con il proprietario del gruppo, con Berlusconi".

"Ad agire era una ristrettissima cerchia di persone che non erano affatto collocate nella lontana periferia del gruppo ma che erano vicine, tanto da frequentarlo tutti (da Bernasconi ad Agrama, da Cuomo a Lorenzano) personalmente, al sostanziale proprietario (rimasto certamente tale in tutti quegli anni) del medesimo, l'odierno imputato Berlusconi. Un imputato un imprenditore che pertanto avrebbe dovuto essere così sprovveduto da non avvedersi del fatto che avrebbe potuto notevolmente ridurre il budget di quello che era il maggior costo per le sue aziende e che tutti questi personaggi, che a lui facevano diretto riferimento, non solo gli occultavano tale fondamentale opportunita' ma che, su questo, lucravano ingenti somme, sostanzialmente a lui, oltre che a Mediaset, sottraendole".

NO ALLO SPOSTAMENTO - L'ordinanza 22112, rispondendo ai rilievi della difesa di Berlusconi su "contesti deliberatamente persecutori o complottistici dell'intera autorità giudiziaria milanese", fa presente che si tratta di un "assunto che, per palese assenza di una pur parcellare e seria dimostrazione fattuale e logica, si traduce in una sommaria e ingiusta accusa" ancora "più grave per il ruolo pubblico e politico ricoperto dal richiedente, mosso in sostanza a tutti i magistrati degli uffici giudicanti milanesi che per avventura e loro malgrado si siano occupati o si stiano occupando delle numerose vicende giudiziarie del senatore Berlusconi".

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