Venerdì, 16 Aprile 2021
Il giallo / Bologna

Biagio Carabellò, scomparso nel nulla nel 2015: trovato uno scheletro, c'è la svolta?

I documenti trovati accanto alle ossa al parco Nord di Bologna, dentro la tasca di un giubbotto, non lascerebbero spazio a molti dubbi. Ma serviranno accertamenti. Svanì nel nulla cinque anni e mezzo fa

Ci sarebbe una svolta - clamorosa - nel caso della scomparsa di Biagio Carabellò. Il 46enne era svanito nel nulla nel novembre del 2015 a Bologna. La vicenda è stata spesso al centro delle cronache e anche della trasmissione "Chi l'ha visto?". Sarebbero proprio di Carabellò, infatti, i resti umani trovato in un canale del Parco Nord.

Scomparsa Biagio Carabellò: c'è la svolta?

I documenti trovati accanto alle ossa, dentro la tasca di un giubbotto, non lascerebbero spazio a molti dubbi. Ma serviranno accertamenti. All'epoca della scomparsa la Procura aveva aperto un'indagine per omicidio, sfociata poi in archiviazione.

Quello di Biagio Carabellò è uno dei casi di scomparsa più misteriosi degli ultimi anni. La chiave per risolvere almeno in parte il giallo - racconta oggi BolognaToday - era forse proprio lì, poco distante dai resti umani rinvenuti nella mattinata di ieri in via Romita, da alcuni operai che stavano effettuando alcuni lavori di ripulitura di un canale di scolo. Erano circa le 10 quando il lavoro si è interrotto: un cranio, spuntato tra la sporcizia e l’erba secca. Sul posto sono arrivate Volanti, Squadra mobile, Scientifica e poi vigili del fuoco e medico legale. Impossibile l'identificazione senza un esame del Dna. Ma i documenti dell'uomo sarebbero stati trovati all'interno di un giubbotto poco distante e le indagini sono condotte dal pm Elena Caruso.

Di Biagio Carabellò dal 2015, fra testamenti falsificati e lettere anonime ("Biagio è stato ucciso e gettato in un tombino”), non si era saputo più nulla. L'avvocato della famiglia, Barbara Iannuccelli, che ha sempre seguito il caso con passione e determinazione pensa che questo ritrovamento possa essere la vera (e drammatica) svolta: "L'esame del DNA scioglierà ogni dubbio".La famiglia di Biagio non si è mai arresa, neanche dopo la richiesta di archiviazione del caso nel 2018. Nel 2017 una segnalazione anonima condusse le ricerche al parco di Villa Angeletti, zona setacciata dal Soccorso Alpino: resta da stabilire il percorso sotterraneo nell'acqua che Biagio avrebbe fatto attraverso la tubatura per arrivare nel luogo dove sono stati ritrovati i resti. Il legale dei Carabellò si chiede anche se questo 'anonimo' non possa dire qualcosa adesso. Da quello che si apprende, il DNA della mamma di Biagio Carabellò, sarebbe da tempo in mano agli inquirenti che potrebbero così confrontarlo nei tempi richiesti. 

Tra gli elementi emersi negli anni durante le indagini, anche il ritrovamento di un indumento macchiato di sangue rinvenuto dai Ris nell'appartamento dello scomparso e oggetto di studio da parte dell'avvocato Iannuccelli, della criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone e dei carabinieri insieme al Pm Stefano Orsi.  Le conclusioni alle quali era arrivata Bruzzone erano quelle di un delitto d'impeto. L'indumento del 46enne scomparso nel nulla era macchiato di sangue, macchie che qualcuno avrebbe poi cercato di lavare via.

Giacca Carabellò sangue-2-2

Il sangue appartiene proprio a Carabellò, stando all'esito dell'esame del Dna basato sulla madre dello scomparso. "La giacca non era indossata da Biagio al momento del delitto - aveva osservato la criminologa - ma probabilmente era limitrofa al punto in cui è stato aggredito". L'ipotesi è che il delitto sia stato commesso al chiuso, vicino a quella giacca.

Biagio Carabellò scomparve la mattina del 23 novembre del 2015

Biagio Carabellò scomparve la mattina del 23 novembre del 2015 dal quartiere Bolognina, dove ha sempre abitato e dove erano in molti a conoscerlo. Sarebbe stato visto l'ultima volta presso il poliambulatorio di via Tiarini. Da allora le indagini hanno preso strade diverse, fino al ritrovamento del testamento della sua fidanzata deceduta per malattia, Elisabetta Filippini, falsificato da una mano che poi è stata condannata. Ma i colpi di scena continuano fra lettere anonime e tracce di sangue sugli indumenti dell'uomo. I magistrati avevano indagato a lungo negli anni scorsi anche sulla presunta falsificazione del testamento della sua fidanzata deceduta nel 2010 per una malattia. Secondo un testamento trovato dopo la morte della donna, l'intero patrimonio sarebbe stato destinato a un'amica della coppia. Ma nel testamento riconosciuto autentico, di cui fu in seguito trovata una copia a casa dello scomparso, la fidanzata aveva invece lasciato gran parte dei suoi beni al solo Biagio. Nel 2018, per questa vicenda S.V. era stata condannata a due anni, in primo grado, per falsificazione di testamento: si attende il giudizio d'appello. 

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