Sabato, 20 Luglio 2024
Carcere

L'odissea di D., in carcere con la figlia di appena quattro mesi

La bimba si trova in carcere con la madre ventottenne accusata di truffa. Da inizio anno per legge sarebbero dovute partire strutture ad hoc per madri detenute. Poi arriva una telefonata...

Una neonata ha bisogno di molte attenzioni e di stare vicina alla madre, visto che è in pieno periodo di allattamento. Non è quello però che è successo a D., 28 anni, e a sua figlia di appena 4 mesi. Sabato 5 aprile D. viene arrestata con l'accusa di truffa nella sua cittadina, a Carbonia. Viene portata nel carcere di Buoncammino, a Cagliari, nel cuore della notte. Ma a sua figlia non è permesso andare con lei.

La bimba raggiunge la madre soltanto domenica 6 nel pomeriggio e là iniziano a stare di nuovo insieme, ma in cella. Un istituto penitenziario di per sé non è un luogo adatto a un minore, soprattutto se appena nato, soggetto a infezioni con facilità e in fase di allattamento.

Per questo l'associazione sarda 'Socialismo diritti e riforme' decide di denunciare il caso attraverso le parole della sua presidente Maria Grazia Caligaris: "Si tratta di una circostanza inaccettabile specialmente dopo che la legge ha imposto a partire dal 1 gennaio 2014 gli Istituti a Custodia Attenuata per madri detenute e le case protette".

Perché quella di D. non è soltanto una storia di malamministrazione è anche la storia del "fallimento dello Stato su se stesso" come dice Caligaris. In effetti la legge 62 del 2011 approvata dal Parlamento, modificando il codice di procedura penale, dava vita a nuove disposizioni per la tutela delle madri detenute e dei loro figli minori. Nel testo infatti si legge che se la persona da sottoporre a  custodia cautelare è donna incinta o madre di prole di età non superiore a sei anni" il giudice può disporre la custodia presso un istituto a custodia attenuata per detenute madri (icam).

"La prima struttura di questo genere è nata a Bollate nel 2006 con un progetto sperimentale avviato dalla provincia di Milano. Il provvedimento del 2011 ha istituito queste strutture su tutto il territorio nazionale, che dovevano sorgere entro il 1 gennaio 2014. Ma la maggior parte delle regioni non ha provveduto: oltre a quello di Bollate c'è un altro istituto a Venezia e ovviamente non a Cagliari, come quasi in tutto il territorio italiano" spiega Caligaris.

Una struttura che ha come obiettivo, pur mantenendo la carcerazione, quello di far crescere i bambini a fianco dei loro genitori, ma in un ambiente più adatto al loro sviluppo degli istituti penitenziari. In questo momento però D. e sua figlia non si trovano in questa condizione: "La piccola di Cagliari al momento è accudita dai medici e dalle agenti di polizia penitenziaria, sta bene ma le condizioni igienico-sanitarie non sono inconciliabili con la presenza di una creatura e confermano che lo Stato non rispetta neppure le norme che si è dato. L'esperienza detentiva è un trauma per la madre ma anche per la figlia. La neonata viene privata delle condizioni indispensabili per la crescita che non sono solo la presenza della mamma" continua Caligaris.

Le Icam invece dovevano far fronte a questo problema: "Non ci son agenti in divisa o sbarre alle finestre e i bambini che stanno con le madri fino ai 6 anni in strutture più adeguate alla loro permanenza. Oggi le donne costituiscono il 4-5% della popolazione detenuta. I numeri sono ridotti e forse per questo nei confronti di chi vive questa condizione c'è un largo disinteresse - continua Caligaris - Fatto sta che un bimbo in così tenera età vive lo stress all'interno della struttura. Inoltre responsabili dell'incolumità dei minori sono anche le agenti, il che crea ulteriori problematiche anche per chi in carcere ci lavora".  

D. non ha soltanto la neonata a suo carico: ha altri due figli, il maggiore dei quali ha solo 12 anni. A Cagliari non è però la prima volta che nella sezione femminile del carcere di Buoncammino viene a stare un minore: "Due bambine hanno passato il Natale qui. Da poco le madri sono state assegnate ai domiciliari grazie al braccialetto elettronico. Nel caso di questa donna ancora però non ci sono aggiornamenti" ci spiega Caligaris. E proprio in quel momento la telefonata: "Sì pronto? Davvero?! Le hanno liberate!".

La denuncia dell'associazione va a buon fine e D. può tornare a Carbonia con la bimba e dagli altri due figli. Questa volta "l'intervento della Magistratura cagliaritana – sottolinea Maria Grazia Caligaris – ha impedito che la piccola trascorresse un’altra notte dietro le sbarre. Speriamo tuttavia che nessun neonato debba più varcare le porte di un carcere”.

Purtroppo però sono circa 60, in Italia, i bambini al di sotto dei tre anni che ogni anno entrano in carcere con le madri. In alcuni casi sono ospitati in asili nido, ma non tutte le strutture femminili riescono a garantiscono questi spazi. Capita quindi che un bambino debba crescere dietro le sbarre, scontando la pena per una colpa che non ha commesso, senza coetani. Poi sono circa 100 mila ogni anno in tutta Italia i minori che fanno visita ai propri genitori negli istituti penitenziari, secondo le stime fornite dall'Associazione Bambini senza sbarre. E intanto, ancora, madri e figli aspettano nelle celle...

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