Martedì, 26 Gennaio 2021
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Consulta boccia la Fini-Giovanardi: droghe leggere depenalizzate

I giudici supremi hanno di fatto dichiarato incostituzionale la legge che equiparava le droghe leggere a quelle pesanti. Torna in vigore la legge Iervolino Vassalli che prevede pene più basse per le droghe leggere

ROMA - La decisione era nell'aria, ma ora l'ufficialità è arrivata. La Corte Costituzionale ha bocciato la legge Fini Giovanardi. I giudici supremi hanno di fatto dichiarato incostituzionale la norma che equipara droghe leggere e droghe pesanti. Nella norma di conversione - hanno chiarito i togati - furono inseriti emendamenti estranei all'oggetto e alle finalità del decreto. 

Con la Fini Giovanardi "decaduta", rivive la legge Iervolino Vassalli come modificata dal referendum del '93, che prevede pene più basse per le droghe leggere. 

I MOTIVI - La Corte costituzionale, nella odierna Camera di consiglio - si legge nel comunicato integrale della Consulta - ha dichiarato l’illegittimità costituzionale - per violazione dell’art. 77, secondo comma, della Costituzione, che regola la procedura di conversione dei decreti-legge - degli artt. 4-bis e 4-vicies ter del d.l. 30 dicembre 2005, n. 272, come convertito con modificazioni dall’art. 1 della legge 21 febbraio 2006, n. 49, così rimuovendo le modifiche apportate con le norme dichiarate illegittime agli articoli 73, 13 e 14 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, il Testo unico in materia di stupefacenti.

Arriva così a termine dopo un percorso molto lungo, il ricorso presentato da un uomo di Trento che fu condannato a quattro anni di reclusione perché trasportava 3,8 chili di hascisc senza aver avuto la condizionale. Erano stati proprio i suoi legali a portare davanti alla consulta la legge Fini-Giovanardi.

La norma era, secondo i legali dell'uomo, colpevole di avere modificato un quadro per il quale a droghe più o meno dannose corrispondevano pene più o meno alte. Con la Fini-Giovanrdi, infatti, pene che prima andavano da 2 a 6 anni per le droghe leggere, erano passate a 6 20 anni di reclusione e multa fino a 260mila euro. 

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Il titolo originario di quel decreto, approvato dall'allora governo Berlusconi, riguardava misure per la sicurezza delle Olimpiadi invernali di Torino, per prevenire e combattere criminalità organizzata e terrorismo, disposizioni sul diritto di voto degli italiani all'estero e anche norme per favorire il recupero dei tossicodipendenti contenute nell'art. 4. 

Queste misure, quindi, come fa notare nella sua ordinanza la Cassazione, non riguardavano la disciplina sulla droga. Da qui, l'inevitabile bocciatura. 

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