Mercoledì, 17 Luglio 2024
Crisi economica

Strana Italia: fare energia costa meno ma la bolletta pesa sempre di più

Il costo delle materie prime è sceso, lo spread con le altre borse elettriche europee si è ridotto, i consumi sono ai livelli degli anni ‘90. Eppure le bollette, dal 2009 a oggi, sono aumentate del 10%

L’Italia, per certi versi, è il paese dei paradossi. Di quelli stridenti, quelli accompagnati da un po’ di stupore e ma soprattutto da quell’incomprensione che si tinge di rabbia. Sotto la lente di ingrandimento, questa volta, ci sono finite le bollette. Un caso strano davvero. Il perché sta nei numeri: il costo delle materie prime è sceso, lo spread con le altre borse elettriche europee si è ridotto in modo significativo, i consumi sono ai livelli degli anni ‘90 e non si vedono segni di ripresa. Eppure le bollette, dal 2009 a oggi, nonostante questo, sono aumentate del 10%. La zavorra che le appesantisce sono oneri, tasse, incentivi e balzelli vari, ma anche tutta una serie di sussidi indiretti, spesso sconosciuti al grande pubblico, che pesano per la bellezza di 1,2 miliardi.

L’allarme sui costi energetici, imprese in testa, che il Paese deve sopportare è del presidente dell’Autorità per l'Energia, Guido Bortoni, che nella Relazione annuale sottolinea però l’azzeramento di un altro spread, quello tra i prezzi del gas italiani ed europei sul mercato spot, che ha portato anche a un sensibile calo dei prezzi per famiglie e aziende. La crisi economica che dal 2008 ha colpito il Paese ha fatto sentire anche nel 2012 i suoi effetti sulla domanda di energia, che è tornata ai livelli del 1998, con una flessione del 3,5% per il gas e del 2,8% per l’elettricità. Malgrado questo, e nonostante la flessione dei prezzi all’ingrosso, ha affermato Bortoni parlando di “preoccupante tendenza al rialzo”, “i clienti domestici pagano oggi il kilowattora circa il 10% in più rispetto al 2009 per effetto dell'incremento fiscale e parafiscale”, che incide per un terzo delle bollette. Certamente, come noto, forte è l’incidenza delle rinnovabili, il cui peso sulle bollette arriverà a 12,5 miliardi nel 2015, ma esistono anche altre voci, come le cosiddette ‘esenzioni’, per esempio quelle riservate alle grandi aziende che dispongono di reti elettriche private (come per esempio la Fiat, l’Eni, la ThyssenKrupp), agli autoproduttori e ai sistemi efficienti di utenza (anche rinnovabili), che vengono pagate dall'intera collettività dei consumatori, a cui ‘costano’ 1,2 miliardi.

L’Autorità non vuole azzerare questi meccanismi, ma suggerisce prima di tutto maggiore trasparenza, visto che l’entità di queste “agevolazioni implicite rischia di sfuggire al controllo”, e anche un “contemperamento alla luce degli obiettivi di efficienza allocativa e di sostenibilità ambientale”. Ma per far scendere i prezzi e tutelare quindi i consumatori, secondo Bortoni lo “strumento principe” deve essere il mercato stesso, in ragione delle capacità di scelta di ognuno.

Va in questa direzione l'obiettivo di individuare “una traiettoria temporale per il superamento dei regimi di tutela di prezzo, potenziando al contempo i meccanismi di agevolazione sociale”. Si prefigura quindi l’opzione di uscita dal mercato tutelato, che ora copre famiglie e pmi (rispettivamente il 24% e il 41% sono passate al mercato libero), per i soggetti che hanno una maggiore capacità di scelta. L’obiettivo di far scendere i prezzi, del resto, è condiviso anche dal governo: “Bisogna fare una politica che tenda a ridurre i costi dell’energia, che sono un fattore di competitività per il Paese”, ha commentato il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato. Sul fronte trasparenza, infine, l’Autorità lancia un nuovo progetto, consistente nella Bolletta 2.0, che sarà il frutto di un percorso al quale parteciperanno anche consumatori e venditori con il quale si punterà “a un contenuto informativo sinottico e sintetico e all'utilizzo più spinto delle moderne modalità informatiche”. Secondo una ricerca di Facile.it, infatti, solo il 2% riesce a capirci qualcosa.

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