Domenica, 9 Maggio 2021
I presunti crimini di guerra / Yemen

Bombe italiane sullo Yemen: perché l'indagine non si ferma

Accolto il ricorso delle organizzazioni pacifiste. Il giudice per le indagini preliminari ha rigettato l’archiviazione. Nell'ottobre 2016 sul villaggio di Deir Al-Hajari caddero bombe e un'intera famiglia venne sterminata. Il governo italiano ha recentemente deciso di revocare definitivamente le licenze di esportazione di armi verso Arabia Saudita ed Emirati

Guerra in Yemen, una foto di repertorio Ansa

Con "enorme soddisfazione" le associazioni pacifiste annunciano che il Giudice per le Indagini Preliminari di Roma "ha stabilito che la Procura di Roma deve continuare l’indagine penale sui dirigenti di RWM Italia SpA, una filiale italiana del produttore di armi tedesco Rheinmetall AG, e sugli alti funzionari dell’Autorità nazionale per l’esportazione di armamenti (UAMA) italiana per il loro ruolo in un attacco aereo mortale della coalizione militare guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi a Deir al-Hajari, nel nord-ovest dello Yemen".

La Rete Italiana Pace e Disarmo è nata il 21 settembre 2020 dalla confluenza di due organismi storici del movimento pacifista italiano: la Rete della Pace (fondata nel 2014) e la Rete Italiana per il Disarmo (fondata nel 2004).

La responsabilità delle armi europee nella guerra in Yemen

Nell’ottobre 2019 la Procura italiana aveva chiesto l’archiviazione della denuncia penale presentata nell’aprile 2018 dal Centro europeo per i diritti costituzionali e umani ECCHR di Berlino, dalla ONG yemenita Mwatana for Human Rights e dalla Rete Italiana Pace e Disarmo e che ha visto poi coinvolte RWM Italia e UAMA. Le tre Organizzazioni della società civile si erano opposte all’archiviazione e in questi giorni il GIP "ha confermato - affermano - le ragioni di tale opposizione, aprendo la strada a un’indagine approfondita sulla responsabilità dei produttori di armi e dei funzionari dell’UAMA nel mortale attacco aereo che ha ucciso una famiglia di sei persone nell’ottobre 2016".

Nell'ottobre 2016 sul villaggio di Deir Al-Hajari, nel nord-ovest del paese, caddero bombe sganciate da un caccia saudita. Una casa rasa al suolo, una famiglia sterminata: la madre incinta, il padre e i quattro figli.

“Accogliamo con favore la decisione di continuare l’indagine penale relativa all’attacco mortale a Deir al-Hajari. Questa decisione dà speranza a tutti i sopravvissuti agli attacchi aerei mortali senza un obiettivo militare identificabile e che hanno invece ucciso e ferito civili“, hanno detto le organizzazioni della società civile in una dichiarazione congiunta.

Secondo le associazioni e le organizzazioni "il PM nel corso della propria indagine aveva confermato che l’anello di sospensione prodotto da RWM Italia e trovato sulla scena dell’attacco di Deir al-Hajari potrebbe essere stato esportato nel novembre 2015; in quel momento gli organismi delle Nazioni Unite, le ONG internazionali e le organizzazioni yemenite avevano documentato ripetute violazioni della coalizione a guida saudita".

"Ci sono ampie prove dell’uso di armi europee nello Yemen"

"Ci sono ampie prove dell’uso di armi europee – comprese le bombe della serie MK 80 prodotte da RWM Italia, e i jet Eurofighter Typhoon parzialmente prodotti da Leonardo SpA – nei presunti crimini di guerra commessi dalla coalizione militare guidata da Arabia Saudita ed Emiratiin Yemen. Inoltre, con una decisione storica, il Governo italiano ha recentemente deciso di revocare definitivamente le licenze di esportazione di missili e bombe d’aereo verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, annullando così la spedizione di oltre 12.700 bombe".

Negli ultimi 5 anni migliaia di civili sono stati uccisi nel conflitto armato in Yemen; molti altri sono morti per carestia e malattie. Mentre le violazioni dei diritti umani sono commesse da tutte le parti in conflitto, una delle cause principali delle vittime civili sono gli attacchi aerei della coalizione militare a guida saudita, la cui flotta aerea è composta anche da jet da combattimento, bombe e missili di fabbricazione europea.

“Esortiamo ora anche la Corte Penale Internazionale a cooperare con i procuratori nazionali per indagare sulla responsabilità legale degli attori aziendali e politici di Germania, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito“, hanno aggiunto le organizzazioni. Per garantire che i responsabili siano chiamati a rispondere del loro ruolo nei crimini di guerra, nel dicembre 2019 ECCHR ha presentato una comunicazione congiunta alla CPI insieme a Mwatana per i diritti umani, Amnesty International, la Campaign Against Arms trade, il Centro Delàs di Barcellona e la Rete Italiana Pace e Disarmo. 

Il giudice per le indagini preliminari ha rigettato l’archiviazione, la Procura dovrà continuare a indagare. Obiettivo: la verità.

Armi, 30 anni di export militare "made in Italy": tutte le ombre su un business miliardario

Continua a leggere su Today.it

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Bombe italiane sullo Yemen: perché l'indagine non si ferma

Today è in caricamento