Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca Italia

Precarietà e pochi aiuti alle famiglie: "Per questo l'Italia non fa più figli"

Culle vuote pensioni a rischio: in Italia il tasso di natalità crolla del 6%. I dati Istat del primo semestre 2016 certificano l'emergenza: "Gli italiani non si sposano più - commenta Angela Silvestrini demografa Istat - fanno meno figli e più tardi che in tutto il resto del mondo"

Italia da record, negativo: i dati dell’Istat relativi ai primi sei mesi del 2016 parlano di 14.600 nati in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Se il trend sarà confermato a fine anno per la prima volta le nascite resteranno ben sotto il mezzo milione. Le previsioni parlano di 450mila nuovi nati contro i 485mila dello scorso anno, un crollo drammatico della natalità del 6% in un anno, un tasso mai registrato in epoca recente ma che, soprattutto, si colloca ben al di sotto del tasso di sostituzione.

Un progressivo invecchiamento della popolazione, il cui dato è allarmante da tempo, ma che porta anche ad un deterioramento della capacità dello stato sociale a far fronte alla stabilità dei meccanismi di welfare, primo fra tutti le pensioni. Il sistema italiano infatti prevede che siano i giovani produttivi a pagare gli assegni di vecchiaia di quanti hanno lasciato il mondo del lavoro: il meccanismo è sul punto di rottura come lo stesso istituto di previdenza sottolinea oramai da tempo, nonostante le recenti riforme.

A migliorare la natalità non contribuiscono neppure gli immigrati: dopo essere arrivati nel nostro Paese si assiste anche per le popolazioni notoriamente più prolifiche, ad un abbattimento dell'indice di natalità sotto alla soglia di sostituzione. 

Le cause del crollo della natalità sono da ricercare tra molteplici fattori, tra cui la perdurante crisi economica che ha portato le famiglie allo stremo: niente lavoro, sopratutto per i giovani che, come testimoniato anche dagli ultimi dati Inps, non hanno beneficiato delle misure del Governo sul lavoro con il Job Act che ha privilegiato la stabilizzazione di chi un lavoro lo aveva, seppur precario, da tempo. I giovani italiani, complice anche un percorso scolastico tra i più lunghi e articolati al mondo, si affacciano al mondo del lavoro in età già avanzata: un discorso che vale sopratutto per la popolazione femminile, che più degli uomini, sceglie di proseguire l'università arrivando ad una stabilità lavorativa solo all'alba dei 30 anni.

Un dato per tutti che testimonia l'epidemia che sta affliggendo i giovani il crollo dei matrimoni, passati dagli oltre 400mila l'anno del decennio scorso ai meno di 100mila, con una progressiva estinzione di chi sceglie la cerimonia religiosa sostituita dalle unioni civili il cui boom, tuttavia, riguarda più la stabilizzazioni di relazioni che la costituzioni di nuovi nuclei di giovani italiani.

La paura dei demografi è che siamo di fronte ad un vero e proprio mutamento culturarle delle abitudini in fatto di maternità e parto. Angela Silvestrini, prima ricercatrice dell’Istat, responsabile dell'indagine sul bilancio demografico, in una intervista a Radio Vaticana ha fornito dati più che preoccupanti.

"Il numero dei bambini negli ultimi 30 anni, come numero di nascite diminuisce e questo fa sì che anche le potenziali madri di oggi siano inferiori rispetto alle potenziali madri di 30 anni fa. E questa riduzione continuerà sempre. O aumenta la fecondità delle donne, oppure il numero dei bambini che nascerà in futuro sarà sempre più basso. Quello che noi vediamo nella diminuzione delle nascite è anche un effetto di una crisi che ha colpito i giovani, un effetto anche del fatto che per questo motivo le donne hanno il primo figlio sempre più tardi e quando il primo figlio si fa a un’età avanzata è poi più difficile riuscire a fare il secondo o il terzo".

Natalità, l’Italia fanalino di coda in Europa. "In Francia ci sono delle politiche che facilitano e sostengono la maternità, soprattutto alla nascita del terzo figlio che è quello che innalza in particolare i livelli di fecondità. I motivi che spingono le coppie italiane ad avere sempre meno figli sono sotto gli occhi di tutti: i problemi economici, i problemi del lavoro che non si trova ma, forse ancora di più, in questi anni, c’è una difficoltà ad avere una realizzazione di questo desiderio nelle coppie in cui i due membri della coppia lavorano. Il problema è che in Italia quando devi andare a portare un bambino all’asilo nido si fa fatica a trovare un posto, bisogna rivolgersi alla rete parentale e, i dati ce lo dicono ormai da tanto tempo, questi genitori (i nonni ndr) poi non è detto che possano rispondere a questa necessità dei loro figli". Tutte queste situazioni vedono l’Italia in una posizione peggiore rispetto agli altri Paesi. Gli asili nido, le scuole a tempo pieno, i sostegni economici, la vivibilità delle città, è tutto un po’ migliore, negli altri Paesi.

NATALITA': LA FOTOGRAFIA DEL CROLLO

istat demografica 2016-2

Al 31 dicembre 2015 risiedono in Italia 60.665.551 persone, di cui più di 5 milioni di cittadinanza straniera. Non si arresta il trend di invecchiamento della popolazione residente: l'età media è pari a 44,7 anni. Nel corso del 2015 il numero dei residenti ha registrato una diminuzione consistente per la prima volta negli ultimi novanta anni: il saldo complessivo è negativo per 130.061 unità. Il calo riguarda esclusivamente la popolazione di cittadinanza italiana – 141.777 residenti in meno – mentre la popolazione straniera aumenta di 11.716 unità. Sono circa 200 le nazionalità presenti nel nostro Paese; per oltre il 50% (oltre 2,6 milioni di individui) si tratta di cittadini di un Paese europeo. La cittadinanza maggiormente rappresentata è quella rumena (22,9%) seguita da quella albanese (9,3%).
 

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