Mercoledì, 21 Aprile 2021
Foggia

Dentro "la pista", una delle baraccopoli più grandi d'Italia serbatoio del caporalato

A Borgo Mezzanone in un ex aeroporto della Nato vivono oltre 1500 migranti. Sfruttati dai "caporali" raccolgono la verdura che troviamo nei nostri piatti. "Non basta demolire le baracche" spiega Ludovico Vaccaro a capo della Procura di Foggia: "Bisogna seminare la legalità con l’aiuto degli imprenditori e della società civile"

Le immagini della baraccopoli di Borgo Mezzanone

"Voi italiani non mangiate la verdura se noi non la raccogliamo". Mustafà ha 23 anni, arriva dalla Nigeria. Lavora nei campi per 12 ore al giorno per 4 euro allora. Poi c’è Bobacar, 26 anni. È senegalese e parla 4 lingue. Ci dice: "Almeno qui ho un tetto". Lamine che arriva dal Ghana invece non parla. Ha gli occhi persi. È arrivato in Italia su un barcone che si è rovesciato. È stato salvato alla deriva nel mar Mediterraneo.

Di storie così ce ne sono tante, qui, alla "Pista". La chiamano tutti così perché un tempo era un aeroporto della Nato. Oggi è il ghetto di Borgo Mezzanone a 12 chilometri da Foggia. È la baraccopoli più grande della Capitanata. Ci vivono 1500 immigrati che negli anni hanno superato i 5 mila soprattutto nel mese di agosto per la raccolta del pomodoro.

Borgo Mezzanone, Vaccaro: "Bisogna seminare la legalità"

L'intervista a Ludovico Vaccaro

Sono i nuovo schiavi: lavorano 12 ore al giorno sotto il sole e raccolgono frutta e ortaggi che arrivano nei nostri piatti. Sono sottopagati e vivono in baracche di lamiere, cartoni, legname. Sono il serbatoio del caporalato.

"La sola azione repressiva non basta, per risolvere il problema c’è bisogno di coinvolgere il mondo imprenditoriale e la società civile".

Ludovico Vaccaro, Procuratore capo di Foggia ci racconta la sua battaglia contro lo sfruttamento dei migranti. Oggi la nuova normativa consente di colpire non solo il caporale cioè l’intermediario tra lavoratore e datore di lavoro ma anche le aziende che assumono i migranti in condizioni di sfruttamento attraverso "il controllo giudiziario delle aziende".

Un approccio virtuoso che non sequestra l’attività produttiva ma la riporta sul binario della legalità, obbligando ad assumere in regola gli stessi lavoratori che venivano sfruttati.

La Pista: il reportage da Borgo Mezzanone

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