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Sabato, 22 Gennaio 2022
Il caso

Stato-mafia, i boss non saranno all'udienza di Napolitano

La Corte d’Assise di Palermo ha rigettato la richiesta degli imputati Riina, Bagarella e Mancino di essere ammessi alla deposizione al Colle: "Il Quirinale gode di immunità"

ROMA - La Costituzione riconosce al Quirinale un'immunità che di per sé impedisce la presenza degli imputati all'audizione del presidente della Repubblica. Ecco perché la Corte di Assise di Palermo ha rigettato la richiesta degli imputati Totò Riina, Leoluca Bagarella e Nicola Mancino di assistere alla deposizione del Capo dello Stato, nell'ambito del processo sulla trattativa Stato-Mafia, fissata al Quirinale per il 28 ottobre. 

Riina e Bagarella avrebbero assistito alla deposizione, in programma al Quirinale, collegandosi in videoconferenza dai penitenziari di Parma e Nuoro dove sono rispettivamente detenuti. Alla loro richiesta di presenziare aveva dato l'ok la Procura di Palermo. "L'immunità della sede, ad esempio, esclude l'accesso delle forze dell'ordine con la conseguenza che non sarebbe possibile né ordinare l'accompagnamento con la scorta degli imputati detenuti né, più in generale, assicurare l'ordine dell'udienza come avviene nelle aule di giustizia preposte", spiega la Corte. 

Inoltre, a ulteriore sostegno dell'esclusione della presenza dei boss Riina e Bagarella, i giudici precisano che questi "per legge non potrebbero partecipare neppure a un processo che si svolga in un'aula ordinaria": la legge, infatti, prevede per i capimafia al 41 bis la presenza in videoconferenza. "Previsione - dice la Corte - che rende impossibile la loro presenza al Quirinale". "In assenza di norme specifiche non si potrebbe fare inoltre ricorso alla partecipazione a distanza, poiché questa è prevista solo per le attività svolte nelle aule di udienza", concludono.

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