Mercoledì, 3 Marzo 2021
Palermo

“Così i boss regalavano la spesa ai poveri durante il lockdown”: blitz antimafia a Palermo

Sedici le persone indagate per associazione di stampo mafioso, tentato omicidio, estorsioni, danneggiamenti, incendi, minacce aggravate e detenzione abusiva di armi. Imprenditori e commercianti vessati dal racket: cinque di loro hanno scelto di denunciare

Foto di repertorio Ansa

La Procura Distrettuale Antimafia di Palermo ha emesso un provvedimento di fermo di indiziato di delitto nei confronti di 16 persone, ritenute a vario titolo responsabili di associazione per delinquere di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsioni consumate e tentate aggravate, danneggiamento seguito da incendio, minacce aggravate, detenzione abusiva di armi da fuoco.

Gli indagati sono stati tratti in arresto questa mattina all’alba dai carabinieri. L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sui sostituti, costituisce "l’ennesimo risultato di un’articolata manovra condotta dal Nucleo Investigativo di Palermo sul mandamento mafioso di Tommaso Natale e, in particolare, sulle famiglie di Tommaso Natale, Partanna Mondello e Zen - Pallavicino", dicono i militari. 

Le indagini

È l’operazione “Bivio”: come ricostruisce PalermoToday, tutto ruota intorno alla rinascita della commissione provinciale di Cosa nostra palermitana dopo 30 anni, ovvero al famoso incontro tra i clan del 2018 e alla spartizione del potere nel mandamento mafioso di Tommaso Natale che comprende anche le famiglie di Partanna Mondello, Zen e Pallavicino. Tra arresti, investiture di nuovi boss e il ritorno di altri, tra i clan si è scatenato un cortocircuito, insieme all'emersione di una nuova articolazione mafiosa del mandamento di Tommaso Natale, ovvero la famiglia mafiosa di Zen-Pallavicino, affidata alla gestione di Giuseppe Cusimano.

Una nuova articolazione caratterizzata da problemi gestionale, dovuti all’esuberanza criminale e alla violenza di vari gruppi di persone che, non affiliate formalmente a Cosa nostra, hanno creato vari problemi sul territori, secondo quanto ricostruite dalle indagini. Tra questi un “duello” a colpi d’arma da fuoco tra le strade dello Zen, in pieno giorno, tra due gruppi armati. Questi fatti, assieme ad altri episodi, hanno indotto i vertici mafiosi a prendere provvedimenti nei confronti dei riottosi, meditando la soppressione di alcuni criminali non allineati, la cui realizzazione è stata scongiurata grazie all’opera di prevenzione degli investigatori. 

Racket contro commercianti e imprenditori

In tutto il territorio del mandamento, si è registrata poi una incisiva azione vessatoria a danno di imprenditori e commercianti, finalizzata, da una parte, a imporre i mezzi d’opera di alcuni affiliati mafiosi a tutti gli imprenditori impegnati in attività edili e dall’altra a riscuotere il “pizzo”, in maniera capillare, dai commercianti locali. In caso di resistenze da parte degli operatori economici, gli affiliati non hanno esitato a mettere in atto danneggiamenti, anche di rilevante entità, incendiando i mezzi d’opera. Le indagini hanno permesso di ricostruire, infatti, in maniera analitica, 13 attività estorsive aggravate dal metodo mafioso (10 consumate e 3 tentate), nonché due danneggiamenti seguiti da incendio a danno di altrettante imprese. Hanno collaborato con gli investigatori, denunciando i fatti, 5 imprenditori

"Welfare mafioso"

Sempre nel quartiere Zen, i vertici di quel clan hanno anche tentato di accreditarsi, in maniera concreta, quali referenti in grado di fornire aiuti alla popolazione in tempo di pandemia da Covid 19. Secondo gli investigatori, Giuseppe Cusimano, infatti, ergendosi a punto di riferimento per le tante famiglie indigenti del quartiere, ha tentato di organizzare una distribuzione alimentare per le famiglie bisognose durante la prima fase di lockdown del 2020. Una circostanza che dimostra come Cosa nostra sia sempre alla ricerca di quel consenso sociale e di quel riconoscimento sul territorio, indispensabili per l’esercizio del potere mafioso.

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Inoltre, a rimarcare la costante pericolosità dell’organizzazione mafiosa, sono state registrati concreti progetti in merito alla pianificazione di alcune rapine (a danno di portavalori e di distributori di benzina), da commettere attraverso l’uso di armi (anche automatiche da guerra) e di esplosivo al plastico. I vertici dello stesso clan volevano assaltare con armi ed esplosivo un portavalori di una società di vigilanza non specificata, così da ottenere la liquidità necessaria per il sostentamento degli affiliati liberi e dei detenuti, come pure c’era il progetto di un assalto ai danni di un distributore di benzina, che usufruisce di vigilanza armata: in quel caso, dicono gli inquirenti, il gruppo di Cusimano non avrebbe esitato a usare le armi per neutralizzare il vigilante e rapinare l’esercizio commerciale.

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