Venerdì, 27 Novembre 2020

Processo Yara, Bossetti condannato all'ergastolo

Durissima sentenza per il muratore di Mapello, arrivata a quasi sei anni da quel 26 novembre del 2010, quando Yara scomparve, inghiottita nel buio a poche centinaia di metri da casa sua, mentre rientrava dalla palestra di Brembate di Sopra dove si allenava

"Ancora oggi vi supplico, vi imploro, ripetete l'esame del Dna, perché quel Dna trovato non è il mio. Se mi condannerete sarà il più grave errore del secolo". Stamattina, nelle sue dichiarazioni spontanee prima della Camera di consiglio per la sentenza per l'omicidio di Yara Gambirasio, ha proclamato ancora una volta la sua innocenza. I giudici della Corte d'Assise di Bergamo, ancora una volta, non gli hanno creduto: Massimo Bossetti, unico imputato e accusato di omicidio pluriaggravato, è stato condannato in primo grado alla pena massima, l'ergastolo. Il muratore di Mapello, a meno di un ricorso in appello, non uscirà più di galera. 

Si è chiusa così, oggi, la lunga maratona di 44 udienze del processo a Bergamo per l'omicidio della ragazzina di Brembate di Sopra trovata morta, a tre mesi dalla sua scomparsa, in un campo di Chignolo d'Isola, in provincia di Bergamo.

LA SCOMPARSA: LE TAPPE DEL CASO - Yara Gambirasio, tredicenne, scompare nel tardo pomeriggio del 26 novembre 2010. Alle 18.44 la ragazzina lascia la palestra del Centro sportivo del comune della bergamasca, dove seguiva un corso di ginnastica ritmica. I genitori l'aspettano a casa, a meno di un chilometro di distanza. Ma non vi arriverà mai. Pochi minuti dopo, alle 18.47, il suo telefono portatile risulta agganciato alla cella di Mapello, a tre chilometri da Brembate. Poi il segnale scompare. I genitori di Yara denunciano la sera stessa la scomparsa della figlia. Forze dell'ordine e volontari battono dall'indomani la campagna circostante, per settimane, senza successo. Dieci giorni dopo la scomparsa viene fermato, il 5 dicembre, l'operaio marocchino Mohammed Fikri, a bordo di una nave diretta a Tangeri. L'uomo, in seguito scagionato, era stato individuato sulla base di un'intercettazione ambientale, la cui traduzione è risultata poi errata.

IL RITROVAMENTO DEL CORPO - Il corpo martoriato di Yara Gambirasio viene ritrovato il 26 febbraio 2011. Ad imbattersi casualmente sul cadavere della giovane, colpito da diverse coltellate, un appassionato di aeromodellismo che si era inoltrato in un campo incolto di Chignolo d'Isola, a circa dieci chilometri da Brembate di Sopra, per recuperare il suo modellino. L'autopsia stabilirà in seguito che sulla ragazzina non fu compiuta nessuna violenza sessuale ma che morì per le sevizie a cui fu sottoposta (diverse coltellate e alcuni colpi di spranga) e anche per il freddo. I funerali, a cui parteciparono migliaia di persone, si svolsero il 28 maggio.

LE RICERCHE - Dal giorno del ritrovamento, gli inquirenti concentrano le loro ricerche attorno a Chignolo d'Isola e procedono con gli esami per identificare il Dna dell'assassino. Materiale genetico che verrà ritrovato sugli slip e sui leggins della vittima. Viene così battezzato il profilo di 'Ignoto 1', individuato come l'esecutore del delitto. Gli inquirenti sottopongono a test del Dna migliaia di persone, per dare un nome a questo 'Ignoto 1'. Il Dna è stato 'il faro' seguito dagli inquirenti per le indagini sull'omicidio di Yara Gambirasio ed è 'la prova regina' che, secondo la Procura, incastra Massimo Bossetti. Sugli indumenti di Yara, gli investigatori trovano una traccia di sangue non compatibile con quella della ragazzina. Fu indicata come 'Ignoto 1', ed associata al probabile assassino o a un suo complice. Ed è da questo momento che partono gli accertamenti, attraverso uno screening del Dna dei frequentatori della palestra, dei lavoratori della zona di Mapello e dei frequentatori di una discoteca non distante dal luogo dove era stato ritrovato il cadavere.

LE TRACCE DI DNA - Viene così trovato un legame genetico tra il Dna di un uomo, Damiano Guerinoni, e 'Ignoto 1'. E vengono quindi sottoposti a test del Dna tutti i suoi familiari. Gli esami portano all'identificazione di un Dna con una maggiore compatibilità genetica con Ignoto 1 appartenente a tre cugini di Guerinoni (tra di loro fratelli). Per completare il quadro e identificare 'Ignoto 1' occorre il Dna del padre dei tre fratelli, Giuseppe, morto nel 1999. La sua esumazione viene disposta dopo un primo test su saliva prelevata dal retro di una marca da bollo sulla patente dell'uomo e gli esami stabiliscono che al 99,99999987%, quindi con la pratica certezza, che 'Ignoto 1' è suo figlio, avuto però con una donna diversa dalla moglie. L'indagine si concentra quindi sulla ricerca della madre biologica di 'Ignoto 1'.

Questo nuovo complesso filone, con centinaia di test sulle donne che poteva aver frequentato Giuseppe Guerinoni durante gli anni del suo lavoro di autista d'autobus tra i paesi della provincia di Bergamo, porta all'individuazione, da parte dei Ris dei Carabinieri, di una donna di nome Ester Arzuffi avente un Dna compatibile con quello della madre di Ignoto 1. Ester, che era sposata con Giovanni Bossetti, scoprì di essere incinta di due gemelli, un maschio e una femmina. Secondo la ricostruzione degli investigatori, basata sulle evidenze del Dna, 'Ignoto 1' è quindi Massimo Giuseppe Bossetti.

L'ARRESTO DI MASSIMO BOSSETTI - Dopo un paio di giorni sotto sorveglianza e dopo aver raccolto il suo Dna con un pretesto, presso un posto di blocco 16 giugno 2014, Bossetti, muratore incensurato, viene arrestato nel cantiere dove sta lavorando. Chiuse le indagini il 28 febbraio 2015, per Bossetti viene chiesto il rinvio a giudizio. Il 3 luglio inizia il processo, a cui la presidente della Corte Antonella Bertoja consente l'accesso a pubblico e giornalisti ma senza telecamere, fotocamere e registratori. Le udienze si sono susseguite tra le polemiche tra le parti e le divisioni tra innocentisti e colpevolisti, con la Corte costretta a richiamare più volte, e in un paio di casi ad espellere dall'aula, alcuni presenti, tra cui due giornalisti, per i brusii di sottofondo in alcuni passaggi chiave del dibattimento.
 

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