Lunedì, 26 Luglio 2021
Cronaca Bergamo

Il dramma in cella di Bossetti: "Umiliato e insultato, ho tentato il suicidio"

L'imputato per l'omicidio di Yara Gambirasio, in aula, racconta come ha provato a uccidersi: "Non avevo voglia di niente, dormivo in un angolo. Piangevo, piangevo e piangevo"

Massimo Bossetti - Yara Gambirasio

BERGAMO - "Non avevo voglia di niente. Non dormivo in branda, ma in un angolino, con le mani sulla testa a piangere, piangere, piangere. È vero, ho tentato il suicidio". Massimo Bossetti, imputato dell'omicidio di Yara Gambirasio, ha descritto così il periodo d'isolamento vissuto in carcere dal giorno dell'arresto, il 16 giugno 2014, al 28 ottobre successivo, quando gli è stato comunicato che sarebbe stato trasferito con gli altri detenuti ma, ha detto, "non volevo salire perché temevo per la mia incolumità".

"UMILIATO E INSULTATO" - Bossetti ha raccontato di aver vissuto "le condizioni peggiori che possano mai esistere: umiliato e insultato dagli altri detenuti, senza usufruire dell'ora d'aria per paura. Ho vissuto da distrutto, totalmente distrutto". Unica fonte di sollievo, "l'unica foto che avevo in cella, quella della mia famiglia. Ogni volta che ero nello sconforto - ha detto con la voce rotta dall'emozione - ho tratto la forza" per andare avanti.

LO SFOGO - "Mia moglie mi ha fatto il quarto grado. Ma uno che è innocente che cosa deve confessare"? Bossetti respinge l'accusa come "vergognosa, infamante. È una cosa che non potrei assolutamente fare. Quando è successo ho pensato ai miei bambini, è una cosa terribile, figuriamoci se avessi avuto il coraggio di fare quello che hanno fatto a quella povera ragazza".  L'imputato ha poi affermato di aver "ricevuto tante pressioni da tutti", per farmi "patteggiare, confessare", di "dire la verità" e "ammettere la responsablità, tanto 'sei già condannato'".

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