Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca Brescia

Yara, la Corte gela la difesa di Bossetti: "No a video ricostruiti, non ci lasciamo suggestionare"

Il presidente della Corte d'Assise d'Appello di Brescia, Enrico Fischetti, è intervenuto sulla richiesta dei difensori di Massimo Bossetti che avevano preannunciato la loro intenzione di proiettare alcuni video e slide in aula necessari, come ha sottolineato l'avvocato Paolo Camporini, per facilitare la comprensione delle linee guida della loro arringa difensiva

Doccia gelata per Bossetti. "In quest'aula non sarà ammessa la visione di video ricostruiti dalla difesa che non sappiamo neanche cosa siano. Il compito di questa Corte è effettuare un controllo sugli atti processuali che sono già corposi, 25 faldoni. Noi non ci lasciamo suggestionare. Avete scritto 258 pagine e i motivi d'Appello e poi presentato altre 110 pagine di motivi aggiuntivi. La discussione deve basarsi su questo". 

Così il presidente della Corte d'Assise d'Appello di Brescia, Enrico Fischetti, è intervenuto sulla richiesta dei difensori di Massimo Bossetti che avevano preannunciato la loro intenzione di proiettare alcuni video e slide in aula necessari, come ha sottolineato l'avvocato Paolo Camporini, per facilitare la comprensione delle linee guida della loro arringa difensiva, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti più tecnici come quello del Dna.

Il presidente del collegio titolare del processo d'appello sull'omicidio di Yara Gambirasio ha chiarito che sarà consentita la proiezione di slide soltanto se riguardano atti già acquisiti a processo. Altrimenti, è stato il suo monito, non potranno essere utilizzate ai fini difensivi: "Mostrare le slide è una cosa - ha messo in chiaro- la loro utilizzabilità è un'altra cosa".

La difesa chiede nuova perizia sul Dna: "Non è di Bossetti"

Non appartiene a Massimo Bossetti il Dna estrapolato dagli indumenti di Yara Gambirasio. E il carpentiere di Mapello è stato condannato in primo grado all’ergastolo sulla base di un "dato sbagliato". La pensa così uno dei difensori di Bossetti, l’avvocato Claudio Salvagni, che in un passaggio della sua arringa difensiva davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Brescia è tornato a sollecitare una perizia genetica per fugare i dubbi emersi dal processo di primo grado.

"Facciamola questa perizia - sono state le sue parole -. Andiamo a vedere se quel Dna è davvero di Bossetti o se, come crediamo noi, non è il suo”. Perché, ha puntualizzato il legale rivolto ai giudici, “l’esame del dna è stato ripetuto 101 volte, ma Bossetti è risultato positivo in 71 casi. Perché altre 30 volte il test ha dati esito negativo? Vogliamo approfondire la questione o basta questo per condannare un uomo all’ergastolo?".

Il dna, ha insistito, "è l’architrave del processo", tuttavia "un dato così sensazionale e rilevante è sbagliato. Quel dna ha così tante criticità che sono più dei marcatori. Dicono che in 71 casi è dna riconducibile a Bossetti, ma non è vero. Si può condannare lui soltanto se si sciolgono tutti questi dubbi".

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