Venerdì, 17 Settembre 2021
Cronaca

I legali di Bossetti: "Forse ci fu un contatto con Yara, ma non è lui l'assassino"

Nelle motivazioni del ricorso per la condanna all’ergastolo del muratore di Mapello, la difesa chiede l’assoluzione e "fa questa clamorosa affermazione": ne parla il settimanale Giallo

Massimo Bossetti potrebbe aver avuto "un contatto" con Yara Gambirasio.

I legali del muratore di Mapello, condannato all’ergastolo per l’omicidio della ragazzina di 13 anni di Brembate di Sopra, spiegano che nel processo potrebbe esserci stato un errore di valutazione e che il contatto tra Bossetti e Yara potrebbe esserci stato, ma questo non implica che sia lui l'assassino. Parlando con il settimanale Giallo, i legali di Bossetti spiegano le motivazioni del ricorso in appello, basate "sull’assenza di valutazione della pluralità di indizi trovati sul corpo della vittima". 

Non c’è stata una valutazione della pluralità di indizi alternativi rinvenuti sul corpo della vittima, trasformando così, senza alcun altro riscontro, un possibile contatto in un’aggressione omicida.

Secondo Giallo sarebbero queste le motivazioni del ricorso in appello. La frase dei legali del muratore di Mapello, però, secondo il settimanale ha in sé una contraddizione: per la prima volta, infatti, viene ammesso che l'uomo e la bambina avrebbero avuto un contatto, mentre a lungo, dopo l'arresto, lui ha negato di averla vista e conosciuta. In un altro passaggio - scrive sempre Giallo -  i legali si contraddicono nuovamente: "Nel caso in esame, elementi certi riferibili alla collocazione e alla qualità della traccia, per nulla degradata a differenza del contesto in cui è stata rinvenuta, fanno ritenere un contatto successivo, e non di poco, al contesto omicidiario".

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Secondo il settimanale, "nel ricorso i legali di Bossetti insinuano una falsificazione delle prove, che il condannato non avrebbe mai avuto modo di visionare e verificare". Proseguono poi una serie di punti nel ricorso: come il furgone di Bossetti, la presenza di materiale edile nei vestiti di Yara, elementi che sono stati verificati più e più volte in passato, e hanno sempre condotto al muratore, ma che i suoi legali sostengono poter essere riferibili ad altri soggetti, come la famiglia della ragazzina, la sua insegnante di ginnastica e il custode della palestra. E per ultimo, i legali sostengono che il muratore di Mapello sia stato torturato durante le indagini dagli inquirenti, tanto da invitarli ad “aprire i codici e spegnere le tv”.

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