Martedì, 15 Giugno 2021
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Duplice omicidio in pizzeria, i killer confessano

Agli inquirenti bresciani sono bastati 5 giorni per arrivare all'indentificazione e all'arresto dei due killer. Ma la spiegazione fornita dai due assassini ("Lo abbiamo ucciso perchè ci faceva concorrenza e non ci faceva lavorare"), non ha convinto del tutto gli investigatori

Hanno reso una "confessione piena" l'indiano Singh Sarbjit e il pakistano Adnan Muhammad che l'11 agosto scorso hanno ucciso a fucilate Franco Seramondi e la moglie Giovanna Ferrari, titolari della pizzeria d'asporto "da Frank", alla periferia ovest di Brescia. Lo ha assicurato il capo della procura della cittadina lombarda, Tommaso Buonanno, durante la conferenza stampa convocata dopo il fermo dei due presunti assassini.

I due killer, ha aggiunto il magistrato, sono stati incastrati grazie a pedinamenti e intercettazioni. Ma la svolta decisiva nelle indagini è arrivata con l'analisi delle immagini girate dalle telecamere di sicurezza che hanno permesso agli investigatori coordinati dal pm Valeria Bolici di risalire al motorino usato per il duplice omicidio: uno scooter di piccola cilindrata che i due assassini, ha detto ancora Buonanno, "stavano cercando di distruggere".

Gli inquirenti sono convinti che l'indiano e il pakistano, titolari di una pizzeria poco distante da quella delle vittime, siano stati i responsabili dell'agguato contro un dipendente della pizzeria "Da Frank", ferito ai primi di luglio a colpi di pistola. L'arma usata per il duplice omicidio di martedì scorso è un fucile a canne mozze. Elemento, questo, che ha spinto il procurator generale Pierluigi Maria dell'Osso a parlare di "modalità operative mutuate da organizzazione ndranghetiste e mafiose".

Agli inquirenti bresciani sono bastati 5 giorni per arrivare all'indentificazione e all'arresto dei due killer. Merito, come ha spiegato il procuratore generale dell'Osso, del pm Bolici la quale, a dispetto della sua "giovane età", si è comunque "comportata come una veterana di consumata esperienza", conducendo un'indagine "di tipo classico" ma avvalendosi anche di parecchi "elementi tecnologici" che, per esempio, hanno portato all'individuazione delle impronte di uno degli assassini all'interno della pizzeria.

Ma l'inchiesta sul duplice assassinio di Brescia non è certo finita qui. "Ora inizia la fase più difficile", ha messo in chiaro dell'Osso, soffermandosi sulla necessità di nuovi approfondimenti soprattutto per chiarire il movente che, in apparenza, è "economico". L'indiano e il pakistano sono infatti titolari del locale "Dolce e Salato" che però, a differenza della pizzeria dei coniugi Seramondi, "non aveva clienti".

Ma la spiegazione fornita dai due assassini ("Lo abbiamo ucciso perchè ci faceva concorrenza e non ci faceva lavorare"), non ha convinto del tutto gli investigatori. "Non mi accontento del movente indicato dagli interessati", ha spiegato il procuratore generale chiarendo che la prossima fase delle indagini sarà focalizzata sullo "spaccato criminale al di là del singolo episodio". Sarà insomma necessario "accendere un faro sulla vita delle vittime, su quella dei due assassini e sulle loro frequentazioni". Leggi su BresciaToday

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