Sabato, 23 Ottobre 2021
Ambiente

Brescia: sostanze tossiche nel latte, anche in quello materno

Dopo il dossier di Legambiente sul risanamento ambientale in Italia iniziamo un viaggio in alcuni dei luoghi più inquinati del nostro Paese. Da nord a sud ecco in che stato versano i siti che rovinano la salute dei cittadini. Terza puntata: Brescia

Un'emergenza sanitaria su cui per molto tempo è stato steso un sottile ma solido velo d'omertà e che coinvolge 25 mila persone, tra uomini, donne e bambini. Tutti residenti nella zona a sud della Caffaro, la fabbrica che ha avvelenato la città di Brescia.

UN DISASTRO LUNGO 50 ANNI - Chiusa nel 1984 per cinquant'anni ha versato nelle falde acquifere e nell'ambiente circostante centinaia di migliaia di tonnellate di PCB, sostanza cancerogena al pari della diossina. Una stima, perché con precisione non è possibile calcolare la quantità esatta. 

In realtà tutta la popolazione della città è coinvolta nel fenomeno: nell'arco dei cinquant'anni di produzione l'inquinamento e le sostanze di scarto della fabbrica sono entrate nella catena alimentare degli abitanti, attraverso carne, verdure ma soprattutto tramite gli altimenti grassi, come latte e uova. Fino a ristagnare nei corpi dei cittadini bresciani, a tal punto che sono state trovate anche nel latte materno di alcune donne che avevano partorito da poco. 

Recentemente l'Associazione Italiana Registro Tumori (AIRTUM) ha riscontrato un eccesso di linfomi, tumori del seno e del fegato in questa zona, diventata sito d'interesse nazionale (sin) nel 2002 e con un'area perimetrata che comprende non soltanto il polo industriale ma anche aree agricole, pubbliche e residenziali, comprensive di ospedale, scuole e parchi pubblici. In realtà l'inquinamento è arrivato molto più in là: gli sversamenti di sostanze tossiche avvenivano nel fitto reticolo di rogge e canali che irrigavano le aree circostanti, destinate soprattutto all'agricoltura e all'allevamento. Per questo l'area inquinata effettiva sarebbe di circa di due milioni di metri quadrati

L'ASSENZA DELLE ISTITUZIONI - L'unica misura preventiva che il Comune di Brescia ha applicato in questi anni è un decreto rinnovato di sei mesi in sei mesi in cui si vieta alla popolazione l'utilizzo delle aree verdi all'interno del Sin: "Si è arrivati a un punto tale che per giocare i bambini devono stare attenti a non calpestare l'erba sui prati o sui campetti, per evitare di sollevare e rimettere in circolo altre polveri e sostanze pericolose" spiega il report di Legambiente.

L'ultima ordinanza di questo tipo è stata emessa nel gennaio 2014 e rimarrà in vigore fino a marzo. Ma questo 'metodo di prevenzione' non è sufficiente: "Le elevate concentrazioni di PCB nel latte materno sono la testimonianza di un'assenza ingiustificabile delle istituzioni, specialmente locali, che in tutti questi anni non hanno svolto nessuna politica efficace di prevenzione e informazione che mettesse seriamente in guardia la popolazione dai pericoli che ne derivavano" conclude Legambiente. 

LA BONIFICA - Di questo lento disastro ambientale gira voce anche in Europa: il Comitato Popolare contro l’Inquinamento in zona Caffaro ha presentato un anno fa una denuncia alla commissione europea per evidenziare una serie di violazioni delle  norme comunitarie e per chiedere l’apertura di una  procedura d’infrazione per l’Italia. Intanto nel 2009 Caffaro Chimica è stata messa in liquidazione e successivamente si è rifiutata di provvedere alla bonifica della zona. Così il 29 settembre 2009 è stato siglato l'Accordo di Programma quadro "per la definizione degli interventi di messa in sicurezza e successiva bonifica". Da allora è tutto a carico dello Stato che ha stanziato 6 milioni di euro. Ma la ditta a cui erano stati affidati i primi interventi è stata coinvolta in vicenze giudiziare che hanno portato al sequestro delle aree.

Con la nuova amministrazione comunale del 2013 ai finanziamenti stanziati negli anni precedenti si stanno aggiungendo 2 milioni di euro e lo sblocco delle procedure amministrative. I primi interventi previsti dall'Ente Regionale per i Servizi all'Agricoltura e alle Foreste, dall'ARPA e dall'ASL partiranno a breve, mentre si paventa l'ipotesi di un commissario straordinario per la gestione delle risorse economiche del progetto di bonica

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