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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca Rieti

Amatrice, dove osano i briganti

Tra le macerie del terremoto c’è chi lavora per riportare il sorriso sui volti di chi ha perso tutto. Di giorno un tendone blu e un container sono lo “spaccio popolare” delle Brigate della solidarietà attiva. Quando cala la sera arriva il vino rosso. E si respira l’aria di un’osteria

San Cipriano. Frazione di Amatrice. Un tendone blu e un grande container sono il quartier generale delle Brigate della solidarietà attiva. All’ingresso un cartello: spaccio popolare. Note reggae e ska in sottofondo. Nicole, al telefono, prende le richieste per organizzare la staffetta del pomeriggio che porterà beni di prima necessità ai cittadini di tre delle 69 frazioni intorno al luogo simbolo del cratere. Perché qui non è il “terremoto di Amatrice”: è il terremoto di un’intera zona nella provincia di Rieti al confine tra Umbria, Abruzzo e Marche. I cartelli stradali destabilizzano la nostra idea di geografia. Alle nostre spalle si va in direzione di Roma. L’Aquila e Norcia sono a un passo. Ascoli Piceno è dietro le montagne. A meno di trecento metri da noi ciò che resta del campanile di Amatrice svetta tra le macerie. Ma da qui si vedono solo cime innevate e il plesso scolastico fatto di container donato dal Trentino Alto Adige. 

Il lavoro delle Brigate della Solidarietà Attiva ad Amatrice

I nostri passi, per 48 ore, saranno guidati da chi, ormai, è di ‘casa’ in queste zone: sotto al tendone blu, donato da un’azienda astigiana completamente distrutta dall’alluvione del 1994 e risorta grazie all’aiuto di volontari provenienti da tutta Italia, un’infinità di bottigliette d’acqua, liscia e frizzante, donate dalla Lete. E’ stata sufficiente una mail inviata dai pc installati nello spaccio popolare per far arrivare un camion carico da Caserta. Lo scarico è previsto dopo pranzo. Giacomo sta facendo sobbollire un profumato sugo al prosciutto. 

INTERVISTA A MARCO FARS DELLE BRIGATE DI SOLIDARIETA’ ATTIVA

Il container si riempie velocemente: Michelone, 60 anni, da settembre fa avanti e indietro tra la sua Val di Susa e Amatrice. E’ il primo a prendere posto a tavola. Ora sta bene, ma recentemente è stato ricoverato per una polmonite. Colpa delle fitte nevicate delle ultime settimane e del freddo che un semplice sacco a pelo e una stufetta elettrica non possono cacciar via. Mentre mangiamo scatto una foto: il geolocalizzatore di Google Maps mi suggerisce una location. Agriturismo Amatrice. Le foto sullo smartphone mostrano un giardino curato e piatti fumanti di amatriciana: basta uscire sulla strada che collega il centro del paese alla frazione di San Cipriano per capire che di quel posto non è rimasto praticamente nulla. Il clima nel container, però, sembra effettivamente quello di un’osteria, se non fosse per le discussioni durante il pranzo. Non sono quelle classiche di una gita fuori porta: a tener banco sono questioni tecniche in vista delle neve prevista nella notte. Non arriverà, ma il pomeriggio dei volontari, tra decine e decine di casse d’acqua da scaricare, “con una catena umana, dal tir al tendone”, sarà sempre con lo sguardo rivolto in alto. Perché bastano dieci centimetri di neve per far piegare la tensostruttura.

COSA SONO LE BRIGATE DELLA SOLIDARIETA’ ATTIVA: INTERVISTA A FRANCESCO PIOBBICHI

Un problema non da poco perché, tra il freddo e le macerie, la prima regola delle Brigate è quella di “non diventare terremotati tra i terremotati”. Altrimenti si finisce per fare la fine dei vigili del fuoco, stremati dal disinteresse dello Stato: “Non sai – ci racconta Giuseppe – quante volte, nelle prime settimane qui ad Amatrice, sono venuti a mangiare qui da noi perché non avevano nemmeno una mensa a disposizione. Ovviamente, li abbiamo accolti a braccia aperte. Siamo diventati amici”. 

Questa è la seconda regola non scritta delle Brigate: chi entra nello spaccio solidale non è accolto con occhi lucidi o voce tremante. Il sorriso e l’allegria che riescono a portare tra queste montagne sono contagiosi: “E’ qui – ci spiegherà Leo, giovane ingegnere amatriciano che vive con la sua famiglia in un container, prima della cena a base di gnocchi ai formaggi e dell’immancabile vino rosso – che ci rifugiamo per riprendere le forze. Quando siamo ‘a casa’, se così si può chiamare, si parla solo di terremoto. Di paura. Delle persone rimaste sotto le macerie. Qui, invece, posso respirare aria fresca. Mi sento di nuovo un ragazzo tra i ragazzi e non terremotato tra altri terremotati”.

"Qui lo Stato non c'è": intervista a Leo di Amatrice 2.0 (Video)

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Il camion è carico: oggi si farà il “giro blu”. Le Brigate hanno mappato il territorio in tre colori per creare itinerari che, in mezza giornata, tocchino tutte le frazioni di Amatrice. La prima tappa è Santa Giusta: a causa delle strade interrotte e delle deviazioni bisogna fare 35 chilometri per arrivare in questo piccolo agglomerato di macerie. Nicole telefona: “Siamo arrivati”. Esce una signora con un asciugamani in testa: si stava lavando i capelli. Nel pacco olio, latte, yogurt, merendine per i bambini. Due casse d’acqua, una liscia e una frizzante. Si riparte. Le altre due consegne sono previste a Scai, a due vicine ‘di container’: una donna anziana che ringrazia le Brigate come farebbe una nonna – “che dio vi benedica a tutti” – e una giovane mamma. I suoi due bambini ci salutano dalle finestre.

Siamo pronti a tornare al campo base quando è l’ora dell’aperitivo: ci fermiamo a Colle Creta, poche case inagibili circondano un luogo di normalità. Un bar. Dentro si gioca a carte e due birre e due bicchieri di vino costano solo 7 euro e 50. Era il luogo di ritrovo della frazione, ora è l’unico rimasto tra le frazioni di Amatrice non composto da container o case mobili. Qui il tempo sembra essersi fermato: l’unica traccia del terremoto arriva dalle voci delle quattro persone sedute al tavolino a giocare a briscola e dalle altre tre che li osservano. Chi non è scappato vive in roulotte. A tener banco è il freddo: la speranza di tutti è che stasera non nevichi. 

In staffetta con le Brigate: così si aiuta chi ha perso tutto (Vd)

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Amatrice è il primo comune del cratere in cui le Brigate della solidarietà attiva hanno fermato il loro furgone bianco, pochi giorni dopo il sisma del 24 agosto. Poi è stato il turno di Frattoli, Pieve Torina e, ultimo, Norcia, dove pochi giorni fa è stato inaugurato lo Spazio solidale 24: i container sono un luogo pubblico, organizzato con i “Montanari Testoni”, associazione di caparbie persone che hanno deciso di ricreare un punto di sostegno e aggregazione per i terremotati della zona: “Un luogo per resistere, organizzare la solidarietà di lungo periodo, per ripartire”.  

I briganti della solidarietà: ad Amatrice per far rinascere il territorio (VIDEO)

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“Dal popolo per il popolo” è il motto delle Brigate. Il senso è subito chiaro a chi entra nello spaccio di Amatrice: qui le persone sono accolte come tali, non come terremotati, non come pazienti di un ospedale. Quello che di sera sembra quasi un’osteria, di giorno ha le sembianze di un supermercato: e così può capitare che una signora sulla settantina vada verso un ragazzo con i dread e la pettorina gialla per chiedere un pacco di bucatini. “E’ sabato e voglio fare una sorpresa a mio marito, una bella amatriciana come una volta”. La cosa più importante della sua mattinata è trovare una scatola di pomodori a pezzi, “sennò il sugo non viene bene”.
 

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