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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Cronaca / Brindisi

Attentato di Brindisi, è caccia al killer di Melissa

Tra sospetti e smentite, a Brindisi proseguono le indagini. Interrogati ieri due uomini, poi rilasciati

BRINDISI - Procedono le indagini per l'attentato alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi, costato la vita alla 16enne Melissa Bassi. All'indomani dei funerali della studentessa, il reato ipotizzato è di 'strage con finalità di terrorismo'. Una giornata febbrile quella di ieri, con gli inquirenti che hanno ascoltato per diverse ore due fratelli. Su uno dei due si concentravano i sospetti. In tarda serata, però, l'uomo è stato rilasciato. Nessun riscontro a suo carico e, al momento, nessun indagato.

Non sono mancati gli attimi di tensione davanti agli uffici della Questura, quando una colonna di auto della polizia è uscita a gran velocità facendosi largo tra la folla e alcuni presenti hanno inveito contro una della auto credendo vi fosse il presunto colpevole (in realtà gli occupanti erano solo poliziotti in borghese).

"Al momento nessuna pista va esclusa, si deve cercare in tutte le direzioni". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, riferendo alla Camera sull'attentato di Brindisi e spiegando che sono "in corso ulteriori e intense attività di indagine". "Voglio esprimere la più ferma condanna - ha detto il ministro - mia personale e dell'intero governo, per il vile, barbaro e inaudito atto di criminalità". Il ministro ha parlato anche di "risposta del Paese forte, corale e unitaria".

"Non c'è nessuna svolta, né ci sarà nelle prossime ore", ha affermato il capo di gabinetto della questura, Anna Palmisano, parlando di una "situazione fluida e di lavoro su vari fronti". Poi un invito a mantenere la calma: "Non abbiamo nessun indagato né arrestato: se le persone che vengono fermate solo per essere ascoltate come testimoni, o per fare dei riscontri, vengono identificate come mostri diventa difficile per noi lavorare". Il dirigente di polizia fa riferimento al fatto che alcuni giovani assiepati davanti alla questura hanno preso a calci e hanno aperto una vettura civetta della polizia in uscita. "Nell'auto - ha detto Palmisano - c'erano poliziotti che stavano lavorando".

Il responsabile della strage rimane ancora senza un nome e un volto. Nel frattempo, è cambiato il capo d'imputazione, non più "strage", ma "strage aggravata dalla finalità di terrorismo". "Tolta l'ipotesi del fine personale nei confronti delle vittime - ha spiegato a tal proposito il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso - non c'é dubbio che qualsiasi altra ipotesi ha un effetto di terrorismo, sia che venga fatto da un singolo isolato, sia da un pazzo, sia da un'organizzazione eversiva, dalla mafia o dalla Sacra corona unita. In ogni caso, l'effetto è terroristico, intimidatorio e questo produce la competenza della Procura distrettuale antimafia o di quella competente per atti di terrorismo".

 

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