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Martedì, 18 Giugno 2024

Massacro di Bucha: quando smetteremo di aver paura di Putin?

Motyzhyn è piccolo villaggio di poco più di 1.000 abianti a circa 30 km a ovest di Kiev. Il 23 marzo le forze di occupazione russe hanno sequestrato la sindaca, Olga Sukhenko, e la sua famiglia. Il 2 aprile il Battaglione Crimea (composto da combattenti musulmani fra cui i tatari della penisola annessa dalla Russia nel 2014) nel liberare il villaggio ha trovato i corpi della sindaca e del figlio in una fossa comune, insieme ad altre persone, e quello del marito, gettato in un tombino, apparentemente vittima di tortura.

A Bucha, cittadina satellite di Kiev di 30.000 abitanti, le forze ucraine in entrata hanno trovato corpi di civili uccisi gettati per strada ed esecuzioni sommarie di persone trovate con le mani legate dietro la schiena. Il sindaco teme ci possa essere anche una fossa comune con 300 corpi. A Gostomel sede dell'aeroporto luogo di duri combattimenti, sempre a nordovest di Kiev, sono stati trovati decine di corpi di soldati russi abbandonati dai loro commilitoni in ritirata, e così altrove. Addosso a molti militari russi morti vengono trovati soldi e gioielli, fedi nuziali, nei blindati giocattoli e padelle: 'bottino di guerra'. Un camion russo in ritirata colpito e andato a fuoco ha rivelato stesse trasportando 3 lavatrici. Le foto e i video si trovano sui canali Telegram e su Twitter di account OSInt (open source intelligence).

Questi episodi portano a fare due importanti considerazioni:

1) E' sempre più evidente che per 'denazificare' Putin intendeva l'eliminazione della classe dirigente ucraina, a partire dal suo presidente per arrivare fino ai sindaci dei piccoli villaggi. Non oso pensare alla sorte delle decine e decine di sindaci, giornalisti, attivisti, rapiti e di cui di molti non si sa più niente. E' sempre più probabile che molti abbiano fatto la fine di Olga Sukhenko e della sua famiglia.

2) L'esercito russo, fino al 23 febbraio considerato il "secondo esercito del mondo" è in realtà un esercito allo sbando. Composto da una parte da professionisti e mercenari, come quelli del "Gruppo Wagner", senza scrupoli che fanno operazioni sporche, dall'altra da coscritti che vengono dalle province remote del vasto impero russo e che sono mandati a morire come carne da cannone e che si lasciano andare alle peggiori efferatezze sui civili, saccheggiando quello che trovano. Sul primo punto c'erano stati rapporti di intelligence già prima dell'invasione che parlavano di liste di «ucraini da uccidere o da mandare nelle carceri» non appena, nella capitale, s’insediasse un governo filorusso e di una campagna d’«uccisioni mirate, rapimenti/sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie e uso della tortura».

Sul secondo sono anche state intercettate telefonate dei militari russi che chiamano a casa raccontando alle mogli che cosa hanno rubato e c'è un filmato di un ufficio postale in Bielorussia dove i soldati russi appena rientrati spediscono via posta a casa i 'bottini di guerra'. Soldati che a quanto pare non hanno neanche un codice d'onore, lasciano indietro i compagni morti e ma trovano spazio per portarsi le lavatrici rubate nelle case degli ucraini. In Ucraina i crimini di guerra sono commessi sia dagli alti comandi, che deliberatamente ordinano di attaccare case e infrastrutture civili, così come si preoccupano di eliminare la classe dirigente, sia dai soldati che saccheggiano e uccidono indiscriminatamente i civili.

La punta dell'iceberg

Ma quello che abbiamo visto a Bucha e negli altri villaggi liberati rischia di essere solo la punta dell'iceberg. Questi crimini sono emersi forse solo grazie alla frettolosa ritirata russa dal nord del paese che ha impedito loro di occultare le prove. Non sappiamo, sapremo molto meno e forse non sapremo mai, quello che è successo e sta succedendo nel sud e nel Donbass: a Kherson, Melitopol, Berdyansk, Mariupol e in tutti i villaggi occupati.

E' quindi arrivato il momento di mettere da parte la realpolitik e di guardare in faccia l'orrore che abbiamo di fronte e affrontarlo con coraggio. Penso che i leader europei non debbano più avere paura di Putin, facendo dei distinguo come Macron nei confronti di Biden quando questi ha definito il presidente russo "un macellaio": i fatti di Bucha dimostrano che il presidente americano aveva ragione. E anzi mi auguro che Macron, Draghi, Scholz quando ogni tanto telefonano a Putin chiedano una videoconferenza così da mostrargli queste immagini chiedendogli conto di quello che stanno facendo con "l'operazione militare speciale". E lo stesso dovrebbero fare i giornalisti quando intervistano il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov o il ministro degli esteri Sergej Lavrov: sbattere loro in faccia l'evidenza degli orrori che stanno facendo in Ucraina evitando così almeno di farsi prendere in giro con continue menzogne. Bisogna poi fare tutte le pressioni possibili affinché ONU, OSCE e Croce Rossa possano operare sul campo con le dovute garanzie così che possano vigilare sul rispetto del diritto internazionale delle parti pur in un contesto del conflitto armato.

Perché il problema è all'origine: Putin e la sua banda possono fare tutto quello che vogliono perché fino ad oggi non hanno mai dovuto rendere conto a nessuno. Non rendono conto alle organizzazioni internazionali, perché la Russia siede nel Consiglio di sicurezza dell'Onu con diritto di veto. Non rendono conto alla propria opinione pubblica, perché sono un'autocrazia e le raccontano quello che vogliono. E in Russia non c'è una stampa libera che possa dare voce agli oppositori. E quello che filtra dall'estero viene bollato come falsa propaganda. E forse ai russi va bene anche così, perché è brutto sentirsi dire che il glorioso esercito russo, quello che "ha liberato il mondo dal nazismo", si comporta come le peggiori milizie criminali.

E non rendono conto neanche a buona parte dell'opinione pubblica estera, perché sono ormai 80 anni che vivono di rendita della retorica di quelli che ci hanno "salvato dal nazismo" e guai a mettere in discussione la gloriosa Armata Rossa e l'erede esercito russo. I sovietici prima e i russi dopo non hanno mai dovuto rendere conto dell'Holodomor in Ucraina, del patto Molotov-Ribbentropp, della strage di Katyn, del genocidio dei tatari di Crimea, dell'invasione della Cecoslovacchia. E mi auguro anche che quanto avvenuto a Bucha porti finalmente a capire che continuare a ripetere le questioni dell'allargamento della NATO, del mai dimostrato genocidio in Donbass, o del referendum farsa in Crimea, non è altro che fare da megafono alla propaganda del Cremlino. L'obiettivo di Putin era semplicemente soggiogare al suo volere, in un modo o nell'altro, l'Ucraina e se non lo sta ottenendo è solo grazie all'eroica resistenza del popolo ucraino. Popolo che noi dobbiamo sostenere con tutte le forze a partire dall'evitare di riempire le casse del Cremlino con i miliardi di euro per il suo gas, fino al dare agli ucraini di tutte le armi possibili così che possano almeno continuare a difendersi.

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