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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca Napoli

Camorra a Castellammare, il clan D'Alessandro imponeva agli imprenditori anche dove comprare l’acqua di mare

I camorristi volevano imporre il loro monopolio su tutto: dal mercato ittico alle ambulanze

Nella giornata di ieri ha avuto luogo una importantissima operazione anti camorra dei Carabinieri nel napoletano. A Castellammare di Stabia e in altre località è stata data esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, dell'intero complesso aziendale e delle quote del capitale sociale di tre società che si occupano di commercio ittico e di un'azienda di servizi di ambulanza, per un valore complessivo stimato in circa 4 milioni di euro.

Il complesso delle attività d'indagine, svolte dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Castellammare di Stabia e del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ha consentito, spiegano gli inquirenti, l'acquisizione di gravi elementi indiziari circa la gestione monopolistica del clan D'Alessandro, a partire dall'anno 2011, del trasporto degli infermi nel territorio di Castellammare di Stabia e della fornitura all'ingrosso di prodotti ittici agli imprenditori del settore dell'area stabiese.

I clan imponevano agli imprenditori anche dove comprare l’acqua di mare

Nello specifico risultano acquisiti elementi probatori secondo cui, aggiunge la nota, il 43enne D'Alessandro Michele e il 48enne Rossetti Antonio, elementi di vertice del clan, avrebbero fittiziamente intestato una ditta di trasporto infermi ad un prestanome, con destinazione all'attività di un'ambulanza che sarebbe stata acquistata occultamente dallo stesso Rossetti, a cui andrebbe ricondotta l'intera attività economica ed acquisizione dei relativi profitti.

Altrettanti gravi indizi risultano acquisiti in relazione al mercato ittico, a tenore dei quali esponenti di spicco del clan D'Alessandro, dopo aver intestato fittiziamente a terzi prestanome alcune società di commercio di pesce e di frutti di mare, avrebbero assunto, chiarisce la nota, con condotte violente, una posizione di leadership incontrastata, mediante imposizione ai titolari delle pescherie ed agli imprenditori del settore di forniture a prezzo maggiorato e senza possibilità di reso non solo di prodotti ittici, ma anche dell'acqua di mare, sovente prelevata da specchi acquei inquinati. Risultano acquisiti gravi indizi circa l'impiego in queste attività commerciali di capitali provenienti dal traffico di sostanze stupefacenti e dall'attività estorsiva sul territorio, nonché il trasferimento di ingenti somme di denaro contante verso la Grecia, ove le società controllate dalla consorteria criminale si rifornivano di prodotti ittici.

Il clan D’Alessandro e la camorra di Castellammare di Stabia

A Castellammare di Stabia l’incessante attività di contrasto posta in essere dalle Forze di Polizia ha determinato la disgregazione delle storiche organizzazioni camorristiche dell’area. Permane tuttavia una recrudescenza dei fenomeni delinquenziali quale conseguenza del mutamento degli storici equilibri criminali e del riproporsi sulla scena di soggetti da poco rimessi in libertà che cercano di impadronirsi di attività illecite e di porzioni di territorio.

Seppur ridimensionato nella sua capacità criminale, dalla roccaforte collinare nel quartiere di Scanzano il clan D’Alessandro conserva la sua autorevolezza grazie alle alleanze con altri clan storici del capoluogo (quartiere di Secondigliano) e della provincia napoletana (quali i Nuvoletta e i Gionta) e a un’abile politica di spartizione delle attività illecite nel territorio con altri clan locali come i Cesarano del quartiere Ponte Persica e gli Imparato del Rione Savorito. Le strategie relazionali risulterebbero efficacemente gestite dalla vedova del capoclan da considerarsi attuale reggente del sodalizio. I principali interessi illeciti sono confermati dall’operazione “Domino” che il 3 giugno 2020 ha portato all’arresto del gotha del clan di Scanzano quale detentore del controllo del mercato degli stupefacenti peraltro estesosi nella penisola sorrentina grazie all’alleanza con i D’Afeltra-De Martino in collaborazione per l’approvvigionamento con le ‘ndrine rosarnesi Bellocco e Pesce.

Il clan D’Alessandro predilige inoltre le estorsioni in danno di esercizi commerciali e imprese locali ma soprattutto gestisce il settore delle onoranze funebri sul quale detiene un controllo di fatto monopolistico. La consorteria criminale gode infatti della contiguità di imprenditori “amici” come documentato da recenti indagini basate anche sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. In particolare va evidenziata la figura di un pregiudicato del clan Cesarano di Pompei che risulterebbe al centro di un trust di imprese tutte orbitanti nel medesimo contesto criminale e operanti nel medesimo settore commerciale le quali sono state colpite, negli ultimi tempi, da interdittive antimafia emesse dalle Prefetture di Napoli, Caserta, Salerno e Latina. Il clan Cesarano (c.d. clan di Ponte Persica), che opera nei comuni di Castellammare di Stabia, Scafati e Pompei, quantunque ridimensionato da inchieste e da arresti eccellenti, resta attivo in particolare nella gestione delle estorsioni operando nella parte periferica del comune al confine con Castellammare di Stabia dove insiste il noto “mercato dei fiori”. L’11 agosto 2020 la Guardia di finanza ha eseguito una misura cautelare nei confronti di 3 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di usura, estorsione e lesioni personali aggravati dal metodo mafioso. Tra i destinatari del provvedimento cautelare il leader indiscusso della consorteria (attualmente recluso in regime differenziato) che avrebbe prestato a tasso usuraio a un imprenditore la somma di euro 5.500 in contanti, richiedendone il pagamento di interessi annui pari a 120% del capitale concesso.

Dopo il suo arresto del 2014 la riscossione delle rate mensili veniva effettuata dalla moglie che avvaleva anche della collaborazione di un parente terzo destinatario della misura. Sotto il profilo giudiziario, il 18 dicembre 2020 il GUP del Tribunale di Torre Annunziata ha emesso la sentenza di primo grado, con rito abbreviato, nei confronti di 11 imputati nel procedimento penale avviato a seguito dell’operazione eseguita il 12 novembre 2019 dalla Guardia di finanza nei confronti dei capi e gregari del clan Cesarano in quanto ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione e traffico di stupefacenti.

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