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Martedì, 7 Dicembre 2021
Cronaca Napoli

Ecomafie, Campania maglia nera: ecco perchè i clan sono così interessati al business dei rifiuti

La Campania, secondo i dati raccolti da Legambiente, è la peggiore d'Italia: vengono compiuti circa quindici reati al giorno

Con 5.457 reati accertati d'illegalità ambientale nel 2020, al ritmo di 15 reati al giorno, seppure con una leggerissima flessione degli illeciti (92 in meno rispetto al 2019), ma un incremento delle persone denunciate (ben 654, pari al 15,5% in più), degli arresti, più che raddoppiati (50 contro i 24 del 2019) e dei sequestri (131 in più nel corso del 2020), la Campania, secondo il rapporto di Legambiente "Ecomafia 2021", si conferma come la regione principe dell'ecomafia a livello nazionale.

“Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia" sottolinea il triste primato

“Non si deve assolutamente abbassare la guardia contro i ladri di futuro – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – a maggior ragione in un momento storico in cui dovremo spendere ingenti risorse pubbliche previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Va scongiurato in ogni modo il rischio d'infiltrazioni ecomafiose nei cantieri per la realizzazione di opere ferroviarie e portuali, impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e di riciclo dei rifiuti, depuratori, interventi di rigenerazione urbana, infrastrutture digitali, solo per fare qualche esempio delle opere che servono alla transizione ecologica del paese. Il lavoro di repressione ha avuto un’impennata grazie ai delitti contro l’ambiente, che siamo riusciti a far inserire nel Codice penale nel 2015, dopo 21 anni di lavoro incessante.

Ora è fondamentale un deciso cambio di passo che porti a completare il sistema normativo inserendo i delitti ambientali e di incendio boschivo tra i reati per cui è possibile, vista la loro particolare gravità e complessità, prorogare i termini d'improcedibilità previsti dalla riforma della giustizia, approvata dal Parlamento. Va aggiornato il Codice penale inserendo tra i delitti anche le agromafie, il traffico di opere d’arte e di reperti archeologici e il racket degli animali.

È poi fondamentale alzare il livello qualitativo dei controlli pubblici ambientali in tutta Italia, a partire dal Centro-Sud. Servono nuove risorse finalizzate all’aumento del personale per le valutazioni e le ispezioni e all’acquisto della strumentazione innovativa per effettuare i monitoraggi. Si deve procedere speditamente all’approvazione dei decreti attuativi della legge 132 del 2016, che ha istituito il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente”.

Perché i clan della Campania sono così interessati al business dei rifiuti?

Sono in molti a domandarsi perché i clan della Campania siano sempre stati così fortemente interessati ai possibili guadagni provenienti dal business dei rifiuti. Noi siamo abituati a immaginare i grandi guadagni della malavita provenire innanzitutto dal narcotraffico. Una consapevolezza radicata e certamente veritiera. Le organizzazioni criminali, con l’ecomafia, hanno anche la possibilità – semplice e diretta – di accumulare ingenti capitali. Somme importanti in grado di consentire una rapida entrata nei mercati e in svariati tipi di attività; come, ad esempio, le proprietà immobiliari e ovviamente i trasporti. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che il territorio regionale campano si presta alla perfezione per sotterrare, dopo tacito accordo, tutto il veleno possibile. 

Il business dei rifiuti è questo: collusione, paura e, al tempo stesso, un radicato spirito imprenditoriale. Con l’ecomafia, le organizzazioni criminali possono arrivare a guadagnare anche 20 miliardi di euro in un solo anno. 20 miliardi di euro intrisi non soltanto della puzza dei rifiuti tossici… ma anche e soprattutto del puzzo del compromesso morale… come lo definiva un certo Paolo Borsellino.

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