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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca Napoli

La camorra al rione Traiano cambia (ma il cancro è sempre lo stesso)

La storia del popoloso quartiere narra di importanti arresti, di boss finiti dietro le sbarre e, più di ogni altra cosa, di territori che diventano terreno di conquista per nuove e più spietate leve

Appare sempre difficile raccontare la camorra del rione Traiano di Napoli, soprattutto quando si parla di importanti cambiamenti nelle gerarchie criminali. La storia del popoloso quartiere narra di importanti arresti, di boss finiti dietro le sbarre e, più di ogni altra cosa, di territori che diventano terreno di conquista per nuove e più spietate leve.

Gli arresti eccellenti del clan Puccinelli-Petrone

Nel rione Traiano elementi dello storico gruppo Puccinelli-Petrone (in rapporti d’affari con i Licciardi) - tuttora egemone sul territorio - sono stati raggiunti il 3 dicembre 2020 da un provvedimento restrittivo (emesso dal GIP del Tribunale di Napoli ed eseguita dai Carabinieri nei confronti di 6 soggetti appartenenti al clan, ritenuti responsabili del delitto di cui all’art. 416 bis c.p. per aver preso parte al clan Puccinelli) nel quale viene ricostruita la storia anche giudiziaria del clan evidenziandone le caratteristiche tipiche dell’associazione mafiosa, come ad esempio nella gestione della cassa comune e delle armi.

L’indagine ha portato all’arresto degli elementi apicali del clan Puccinelli-Petrone referenti dell’attuale reggente e ciascuno gestore delle proprie piazze di spaccio (un gruppo nato dalla scissione dal clan Petrone è quello della famiglia Legnante, la cui figura apicale è stata scarcerata, per fine pena il 22 ottobre 2020), che avrebbe proiettato i propri interessi criminali nel vicino quartiere di Pianura e sarebbe perciò entrato in contrasto con il sodalizio Mele.

La crescita esponenziale del gruppo Sorianiello

Nella zona di Soccavo, il gruppo Sorianiello avrebbe assunto un ruolo di primo piano nell’approvvigionamento di alcune piazze di spaccio. Il 6 ottobre 2020 un esponente apicale parente del capoclan è stato sottoposto a una misura cautelare in carcere perché ritenuto mandante di un omicidio (consumato il 6 novembre 2014) maturato nell’ambito degli scontri avvenuti in quel periodo tra i Sorianiello e i Tommaselli per il predominio territoriale dell’area flegrea.

Nella stessa zona il clan Vigilia, in crisi di liquidità, starebbe puntando soprattutto sulle estorsioni agli esercizi commerciali locali (In tale contesto è stata eseguita condanna nei confronti di due appartenenti al clan ritenuti responsabili di lesioni aggravate ai sensi art. 416 bis 1 c.p. e violazione della normativa sulle armi).

Un quartiere di frontiera ma che strizza l’occhio anche alla tecnologia

Quando si parla del rione Traiano, si parla - ovviamente - di un quartiere che vive in una illegalità diffusa e radicata nel tessuto sociale. Qui, il Sistema, è all’opera 24 ore al giorno per garantire il funzionamento dei traffici di sostanze stupefacenti. Traffici che, ovviamente, possono contare anche su importanti aiuti tecnologici, come telecamere di video sorveglianza costantemente attive.

Un’opera di ammodernamento niente male per un clan che, fino a poco tempo fa, avvisava della presenza delle forze dell’ordine facendo urlare alle vedette la parola d’ordine “Mario, Mario”.

 Mai come adesso occorre che lo Stato faccia sentire la sua presenza

Urleremo fino allo sfinimento che, in queste realtà, lo Stato deve far sentire la sua presenza con maggiore vigore. Il rione Traiano ha bisogno di politiche idonee per dissipare questa puzza di degrado ed emarginazione che sembra permeare ogni singola pietra del quartiere. Come disse una volta Paolo Borsellino, la lotta a tutte le mafie deve essere principalmente un movimento culturale. L’unica arma cui disponiamo per costruire una società che, una volta messa in ginocchio la più greve delle calamità sociali, possa finalmente essere libera di crescere e migliorarsi.

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