Sabato, 19 Giugno 2021
SALUTE

Fumi cannabis? Rischio cancro al polmone 20 volte in più delle sigarette

Il Dipartimento politiche antidroga lamenta una "bassa percezione del rischio"

L'uso costante di cannabis comporta un rischio di sviluppare un cancro al polmone 20 volte di più rispetto al fumo di sigarette: è l'allarme lanciato dal Dipartimento politiche antidroga, Osservatorio nazionale dipendenze, sulla base del risultato dello studio pubblicato di recente dalla British Lung Foundation (The Impact of cannabis on our lungs", June 2012) che ha anche documentato la bassa percezione di questo grave rischio nei fumatori di cannabis.

Il Dipartimento Politiche Antidroga, la cui delega è affidata al ministro per la Cooperazione Internazionale e l'Integrazione, Andrea Riccardi, evidenzia come questa ricerca, dimostri che i rischi della cannabis sono ancora notevolmente sottostimati dalla popolazione britannica.

Il 32% degli intervistati (pari a circa 1/3 della popolazione britannica), infatti, non ritiene che fumare cannabis sia dannoso per la salute. Questo dato percentuale sale a circa il 40% nella fascia di età compresa tra i 35 e i 40 anni. Il report compie una delle più ampie revisioni degli studi scientifici disponibili sul tema e, secondo i ricercatori della British Lung Foundation, la mancanza di consapevolezza nella popolazione sui rischi derivanti dalla cannabis rappresenterebbe un dato preoccupante.

I giovani in particolare fumano cannabis senza sapere che, per esempio, ogni spinello fumato aumenta la probabilità di sviluppare un cancro tanto quanto un intero pacchetto da 20 sigarette.

"Condividiamo pienamente non solo la preoccupazione della British Lung Foundation - ha dichiarato Giovanni Serpelloni , capo del Dpa - ma anche l'invito di aumentare la divulgazione di linee di indirizzo per la salute pubblica riguardo i numerosi danni che l'uso di cannabis e le sostanze stupefacenti possono produrre soprattutto tra i più giovani".


Serpelloni, inoltre, ricorda anche i numerosi studi scientifici, portati avanti anche dal Dpa, che "hanno mostrato conseguenze tanto più gravi quanto più precoce è la prima assunzione e quanto questa è più frequente e duratura", e - avverte "la gravità dei danni risente anche della sempre maggiore concentrazione di principio attivo presente nei prodotti e l'uso contemporaneo di altre droghe sinergizzanti e di alcol".

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