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Giovedì, 20 Gennaio 2022
L'inchiesta

Caporalato, indagata la moglie del responsabile immigrazione del Viminale

La donna è tra le 16 persone coinvolte nell'inchiesta dei carabinieri di Foggia. Il marito - prefetto Michele Di Bari - si è dimesso

C’è anche la moglie del prefetto Michele Di Bari, capo del dipartimento per le libertà civili e l'Immigrazione del Ministero dell'Interno, tra le persone indagate per caporalato nell’ambito dell’inchiesta condotta dai carabinieri di Foggia.

Sedici le persone coinvolte, che secondo gli inquirenti sfruttavano cittadini africani reclutati nelle baracche e nei ruderi fatiscenti della baraccopoli dell'"ex pista" di Borgo Mezzanone come manodopera per la coltivazione di terreni agricoli di proprietà, approfittando delle condizioni di estremo bisogno e pretendendo anche denaro sia per il trasporto sia per l'intermediazione. Le accuse sono per tutti di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

L’indagine ha portato all’arresto di cinque persone - due in carcere e tre ai domiciliari - mentre altre 11 hanno avuto l'obbligo di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria. Tra gli undici indagati che hanno avuto l'obbligo di dimora c’è appunto anche la moglie di Michele Di Bari, originario della provincia di Foggia e, dal 2019, capo del dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, alle dipendenze del Ministero dell'Interno.

Il prefetto Di Bari si è dimesso

Di Bari, dopo aver appreso la notizia del coinvolgimento della moglie nell'inchiesta, si è dimesso dal ruolo ricoperto al Ministero dell'Interno: "In relazione alle notizie di stampa, desidero precisare che sono dispiaciuto moltissimo per mia moglie che ha sempre assunto comportamenti improntati al rispetto della legalità - ha detto Di Bari - Mia moglie, insieme a me, nutre completa fiducia nella magistratura ed è certa della sua totale estraneità ai fatti contestati".

Il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, ha intanto "accettato le dimissioni del prefetto Michele di Bari dall'incarico di capo dipartimento per le Libertà civili e l'Immigrazione presentate a seguito dell'inchiesta giudiziaria che ha coinvolto questa mattina la moglie del prefetto", si legge in una nota.

Le indagini

Le indagini sono partite a luglio 2020 proseguendo sino a ottobre, e hanno portato alla luce un sistema di selezione, reclutamento, utilizzo e pagamento della manodopera messo in piedi da caporali e proprietari delle aziende. Gli inquirenti avrebbero verificato che al centro di questo sistema c’era un cittadino gambiano di 33 anni - già coinvolto in una operazione anti caporalato - supportato da un 32enne senegalese, anche lui domiciliato nell'ex pista di Borgo Mezzanone, luogo noto per gli insediamenti di migranti impiegati come braccianti nei campi agricoli: era lui, secondo l'accusa, a fare da mediatore tra i rappresentanti di dieci aziende agricole del territorio nel settore agricolo e i braccianti.

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