Mercoledì, 21 Aprile 2021
Latina

Caporalato, braccianti pagati 4 euro l'ora e senza straordinari: coppia arrestata, aziende sequestrate

La Polizia di Latina ha scoperto due coniugi che sfruttavano numerosi lavoratori, sia italiani che stranieri, facendoli lavorare con modalità illecite in due aziende

Un fermo immagine tratto da un video della polizia mostra l'operazione anticaporalato che ha portato una coppia di coniugi agli arresti domiciliari e al sequestro di due società agricole attive nel settore ortofrutticolo e florealisticoa a Latina (FOTO ANSA)

L'emergenza coronavirus non ferma il caporalato. L'ultimo caso arriva da Latina, dove una coppia era solita reclutare e sfruttare numerosi braccianti agricoli, sia stranieri che italiani, facendoli lavorare per 4 euro l'ora e con modalità illecite in due aziende attive nel settore ortofrutticolo e florealistico. Per questo motivo nella mattina di oggi, giovedì 23 aprile, la Polizia di Latina ha dato esecuzione all'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari disposta dal gip su richiesta della locale Procura nei confronti di due coniugi, proprietari delle aziende, e alla misura cautelare del divieto di dimora nella provincia di Latina nei confronti di 3 soggetti, a vario titolo indagati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e per violazioni al testo unico sugli stranieri in materia di lavoro subordinato a tempo determinato e indeterminato. Le due società agricole sono state sequestrate.

Caporalato a Latina, orari massacranti e senza straordinari

Le indagini, partite tra ottobre e novembre dello scorso anno, coordinate dalla Procura di Latina e condotte da personale della Squadra Mobile e dell'Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico e del Commissariato di Fondi hanno fatto emergere che le aziende prelevano, con automezzi della ditta stessa, guidati da dipendenti con funzioni di autista, i lavoratori nei pressi delle loro abitazioni e più precisamente in punti di raccolta ben precisi posti anche nei comuni limitrofi, per condurli prima nell'azienda principale e poi dividerli sui campi, sempre a mezzo degli stessi furgoni.

I braccianti agricoli venivano stipati sui mezzi di trasporto con grave pericolo per la loro incolumità e svolgevano una giornata lavorativa fino a dieci ore, per 25/26 giorni al mese, senza che venisse loro riconosciuto eventuale straordinario per le ulteriori ore prestate, senza alcuna copertura sanitaria, senza alcuna retribuzione aggiuntiva in caso di festività o riposo settimanale e senza presidi antinfortunistici e/o di sicurezza.

Caporalato a Latina, braccianti pagati 32 euro al giorno

I braccianti lavoravano quindi in difformità a quanto previsto dal Ccnl, infatti a fronte di 8 ore di lavoro prestate mediamente, gli veniva corrisposta una paga giornaliera di 30-32 euro, non percependo alcuna maggiorazione per il lavoro straordinario. Nella fattispecie i lavoratori percepivano una paga che oscillava fra i 500 e gli 800 euro al mese, nonostante gli stessi prestassero la loro opera per 25/26 giorni al mese, corrispondente a meno di 4 euro all'ora. I primi spunti per l'avvio delle indagini erano arrivati all'Ufficio Immigrazione della Questura di Latina che aveva raccolto le dichiarazioni di un lavoratore, di nazionalità indiana, privo di permesso di soggiorno e di contratto di lavoro, che, costretto dalla necessità di sopravvivere e di mantenere il suo nucleo familiare, rimasto nel paese di origine, si era sottomesso alle più svariate vessazioni in campo lavorativo e non, subendo in maniera fuori dal normale e inumana turni di lavoro massacranti e faticosi, anche notturni, senza alcun giorno di riposo e con una paga al di sotto di quella dovutagli e sicuramente non per le mansioni ricoperte.

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La successiva attività di osservazione presso le aziende agricole di proprietà dei due coniugi a Latina, ha permesso di riscontrare la presenza di numerosi braccianti agricoli, cittadini italiani e stranieri, in prevalenza indiani, che con furgoni o biciclette e ciclomotori, arrivavano in massa presso detta azienda a partire dalle 7 circa per poi uscirne alle 17 circa. Alle iniziali dichiarazioni rese dal primo lavoratore indiano, si erano aggiunte nel corso delle indagini quelle di altri lavoratori tutte univoche nel rappresentare un disarmante quadro di sfruttamento creato dai due soggetti titolari, interessati all'esclusivo e incurante lavoro forzato dei braccianti.

Oltre ai due titolari delle aziende, effettivi beneficiari delle prestazioni lavorative acquisite in evidenti condizioni di sfruttamento e approfittando dello stato di bisogno dei braccianti, emergono ulteriori soggetti, indagati in concorso che, seppur con posizioni marginali, hanno agevolato il protrarsi della condizione di soggezione fisica e psicologica. In particolare, emergono le posizioni di alcuni dipendenti, due soggetti con funzioni di controllore, nonché di un terzo soggetto, controllore ed incaricato ad impartire ordini, tutti riconosciuti dai lavoratori come coloro che erano soliti rivolgere loro minacce di licenziamento se avessero rallentato la produzione.

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