Martedì, 20 Aprile 2021

Carabiniere ucciso, dai turni in caserma alla fake news dei maghrebini: i punti da chiarire

La Procura di Roma ha acquisito i turni e le relazioni di servizio della stazione Farnese. Intanto la vittima del furto, Sergio Brugiatelli, nega di aver diffuso la falsa pista dei nordafricani

Il colonnello dei carabinieri Francesco Gargaro.

Continuano le indagini sulla morte del carabinere Mario Cerciello Rega. Nelle scorse ore la Procura di Roma ha acquisito i turni e le relazioni di servizio della stazione Farnese, dove era di stanza il sottoufficiale ucciso, per determinare chi fosse realmente in turno la maledetta notte in cui è morto il 35enne.

Cerciello Rega, i punti da chiarire sull'omicidio

Nella vicenda restano da chiarire molti punti: perché, ad esempio, il vicebrigadiere Cerciello non aveva con sé la pistola? L'arma era stata lasciata nell'armadietto, "solo lui sapeva il perché", ha sottolineato ieri in conferenza stampa il colonnello dei carabinieri Francesco Gargaro. Il dubbio però è lecito: Cerciello era davvero in servizio quella notte? Il comandante provinciale dell'Arma ha assicurato di sì, sottolineando anche come il 35enne avesse anche "portato i gelati per tutti in caserma, prima di uscire". Fatto sta che la Procura della Repubblica di Roma vuole vederci chiaro.

In conferenza stampa Gargaro ha sottolineato anche che quella notte c'erano "quattro pattuglie" di copertura pronte in zona e ha espresso "disappunto e dispiacere per le ombre e i presunti misteri sollevati e diffusi, laddove una ricostruzione attenta e scrupolosa dell'intervento dei carabinieri ha dimostrato la correttezza e la regolarità dell'intervento, tra l'altro ricorrente a Roma. Tutti interventi eseguiti con le stesse modalità nel rispetto delle regole".

Ma è stato fatto tutto in maniera così impeccabile? La difesa, su questo punto, prova a far leva. "Stiamo cercando di ricostruire tutti i passaggi di una vicenda che presenta ancora aspetti poco chiari. In particolare mi riferisco alla dinamica dei fatti, nella fase finale, quella con la colluttazione che non mi risulta sia quella rappresentata dalle fonti investigative", ammonisce l'avvocato Renato Borzone, uno dei difensori di Finnegan Lee Elder.

La falsa pista dei maghrebini: Brugiatelli nega tutto

Nelle ultime ore poi la vittima del furto, Sergio Brugiatelli, ha negato con forza di essere stato lui a diffondere la falsa pista dei maghrebini nelle ore immediatamente successive al delitto. Brugiatelli "non ricorda di aver detto subito dopo l'omicidio di Cerciello Rega  che gli aggressori fossero maghrebini" ha reso noto l'avvocato Andrea Volpini, legale di fiducia dell'uomo. 

"L'unica cosa che ha detto in quel momento, in cui per altro era sotto choc per quanto accaduto, è che si trattava di persone con accento straniero", aggiunge il legale, annunciando inoltre che il suo assistito intende costituirsi parte civile come persona offesa, per il furto subito e la tentata estorsione". 

A Roma i genitori dei due accusati

Intanto sono arrivati a Roma i padri dei due turisti americani accusati dell'omicidio. Il padre di Gabriel Christian Natale Hjorth (il ragazzo bendato in foto, che non sarebbe l'autore materiale delle coltellate letali) ha detto che suo figlio "non sapeva che l'amico fosse in possesso di un coltello". Le dichiarazioni, riportate dall'Ansa, virano poi sul lutto vissuto in queste ore dalla famiglia di Cerciello Rega: "Mio figlio non si dà pace per quello che è successo. L'incontro che ho avuto con lui in carcere è stato molto duro". 

Nella Capitale è arrivato anche Ethan Elder, padre di Finnegan Lee Elder, che sarebbe invece l'autore materiale del delitto. L'uomo, 61 anni, si è detto preoccupato per l'incolumità del figlio, dopo aver visto la foto che ritrae Hjorth bendato, ma "rassicurato quando ci è stato detto che non è stato maltrattato".

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