Carabinieri Piacenza, parla il giovane da cui tutto è partito: "Montella intoccabile. In tanti mancano all'appello"

Il giovane 26enne marocchino che con le sue rivelazioni ha dato il via all'indagine: "Mi sono anche messo in ginocchio e dicevo loro 'Basta, fatemi andare al Sert, non voglio più fare questa vita' ma non volevano: ero prezioso"

Continuano le indagini ed emergono nuovi elementi su quanto accadeva nella caserma dei carabinieri Levante di Piacenza. "Mi sono rivolto al maggiore Rocco Papaleo perché so che è onesto e non mi fidavo di altre persone. Quelli mi hanno spaccato il naso due volte, non volevo più collaborare con Montella e ho denunciato". Sono le parole H.L., il giovane 26enne marocchino che ha raccontato all'ufficiale, comandante della compagnia carabinieri di Cremona (per dieci anni alla guida del Nucleo Investigativo di Piacenza), cosa gli era successo dopo aver conosciuto Giuseppe Montella, appuntato scelto in forza fino alla settimana scorsa alla stazione piacentina, ora in carcere con altri colleghi con accuse pesantissime. 

E' IlPiacenza con un articolo di Emanuela Gatti a riportare il senso e la rilevanza del racconto del 26enne che, in sostanza ha dato il via alla maxi indagine Odysséus.  Il suo legale, l'avvocato Andrea Bazzani, ha presentato istanza in procura per essere sentito. "Sono pulito,  - dice - vado al Sert e cerco lavoro: ho fatto l'alberghiero e voglio cambiare vita". 

H.L. ha, nel dettaglio, fornito nomi, cognomi, circostanze che descrivono il "metodo Levante" e raccontato la sua storia. "Ho conosciuto Montella - dice - nel 2010 quando faceva il preparatore atletico di una squadra di calcio dilettante, nella quale giocavo". Nel 2016 lo hanno arrestato per spaccio e dopo la convalida dell'arresto era stata applicata nei suoi confronti la misura dell'obbligo di firma alla caserma di via Caccialupo. In questa circostanza ha rivisto Montella che gli aveva chiesto di collaborare: "La prima volta che mi ha visto quando sono andato a firmare Montella mi ha detto 'vedi ti hanno cantato e quello che ha cantato è ancora fuori', mi ha detto in modo esplicito che se avessi avuto qualche operazione cotto e mangiato, ossia senza svolgere indagini lunghe una parte del denaro e dello stupefacente poteva essermi data quale compenso". 

"In particolare mi diceva che la mia parte, nel caso di informazione positiva sarebbe stata pari al 10%».

"L'accordo iniziava alla fine del 2016 ed è durato fino al 2019": il 26enne ha fornito a Montella indicazioni in ordine a soggetti che detenessero stupefacente ai fini di spaccio in modo che i carabinieri potessero procedere, la ricompensa era droga o contanti.

Mi sono anche messo in ginocchio e dicevo loro "Basta, fatemi andare al Sert, non voglio più fare questa vita" ma non volevano: ero prezioso. 

Montella era intoccabile e aveva ganci ovunque: voi non lo conoscete come lo conosco io. A un certo punto volevo smetterla e ho cominciato a ribellarmi e mi hanno spaccato il naso due volte, in caserma. Lì in via Caccialupo c'era un via vai di gente come se fosse un negozio. Un giorno mi dissero "se vai a dire ancora cose in giro (parlavo con gli altri informatori ai quali dicevo le mie perplessità) o ti mettiamo la droga in tasca e vai in carcere o ti buttiamo nel Po in una valigia". "Ho capito - spiega - che facevano sul serio, mi sono rivolto a Papaleo e sono andato via da Piacenza: qualcuno mi ha anche minacciato di morte". 

Alla domanda "che tu sappia tutte le persone coinvolte sono state arrestate?", il giovane da cui tutta l'indagine ha preso il via risponde:

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"In tanti mancano all'appello, questo è solo l'inizio. In giro c'è ancora molta gente che spacciava per loro".  

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