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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca

Quando il carcere serve a poco: il 39% di chi esce ci rientra

Dei detenuti usciti di cella nel 2007, quasi quattro su dieci sono rientrati una o più volte in carcere. Ecco tutti i numeri del dossier di Antigone sulle condizioni di detenzione

Quasi quattro detenuti su 10 (il 39%), usciti di cella nel 2007, vi hanno fatto ritorno, una o anche diverse volte, negli ultimi dieci anni. La denuncia arriva dall'Associazione Antigone, che oggi ha pubblicato il XIV dossier sulle condizioni di detenzione: “Troppo spesso il carcere non aiuta la sicurezza dei cittadini”.

“Dei 57.608 – prosegue Antigone - solo 22.253, meno del 37%, non avevano alle spalle precedenti carcerazioni. 7.042 ne avevano addirittura un numero che spazia dalle 5 alle 9. Il 29% degli italiani e il 57% degli stranieri non ha precedenti, mentre il 49,6% degli italiani e il 38,8% degli stranieri ne avevano fino a 4” prosegue Antigone.

“Se si sale con il numero dei precedenti aumenta il divario tra gli italiani e gli stranieri, infatti il 16,6% dei primi e il 3,8% dei secondi ne avevano da 5 a 9 mentre, ad averne oltre 10, erano il 4,8% degli italiani e lo 0,8% degli stranieri”.

Sovraffollamento in crescita

Tra il 31 dicembre 2015 e oggi i detenuti sono cresciuti di 6.059 unità. Oggi il tasso di sovraffollamento, che tiene conto della capienza ufficiale, è pari al 115,2%. Mentre il tasso di detenzione (numero di detenuti per numero di residenti in Italia) è pari a circa un detenuto (per la precisione)0,96 detenuti ogni mille abitanti'' I numeri emergono dal XIV dossier sulle condizioni di detenzione pubblicato oggi dall'Associazione Antigone.

“Erano 57.608, per 50.499 posti ufficiali i detenuti al 31 dicembre 2017.- afferma Antigone- Il 31 marzo scorso erano arrivati a 58.223, aumentando di oltre 600 unità in tre mesi”.

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Stranieri in calo

Non c'è un'emergenza stranieri, non c'è correlazione tra i flussi di migranti - in vario modo e a vario titolo - in arrivo in Italia e i flussi di migranti che fanno ingresso in  carcere''. Lo dichiara l'Associazione Antigone che oggi ha pubblicato il XIV dossier sulle condizioni di detenzione.

"Negli ultimi quindici anni- afferma Antigone-, a partire dal 2003, alla più che triplicazione degli stranieri residenti in Italia è seguita, in termini percentuali, una quasi riduzione di tre volte del loro tasso di detenzione. Se nel 2003 su ogni cento stranieri residenti in Italia (erano circa 1 milione e mezzo) l'1,16% finiva in carcere, oggi (che sono circa 5 milioni) è lo 0,39. Un dato straordinario in termini di sicurezza collettiva che mostra come ogni allarme, artificiosamente alimentato durante la campagna elettorale recente, sia ingiustificato. Rispetto al 2008 ci sono 2 mila detenuti stranieri in meno".

Tutele per i detenuti transessuali

Per le persone transgendertransessuali il riconoscimento di un circuito informale, in cui si sviluppino regolamenti e pratiche in grado di provvedere alle loro esigenze di salute e benessere dovrebbe essere un'esigenza di primaria importanza per l'amministrazione penitenziaria''. Lo dichiara l'Associazione Antigone che oggi ha pubblicato il XIV dossier sulle condizioni di detenzione.

L'associazione ha sottolineato inoltre che ''accanto a regimi e circuiti formalmente definiti, esistono poi circuiti 'informali', in  particolare per quello che riguarda i detenuti transessuali. A tal fine l'amministrazione penitenziaria negli ultimi anni sta compiendo lo sforzo di definire sezioni specificamente dedicate a questa tipologia di detenuti, ad esempio negli istituti maschili di Rimini, Belluno, Roma e Napoli sono state create delle sezioni apposite. Nel carcere di Sollicciano a partire dal 2005, l'amministrazione ha dato avvio ad una sperimentazione: la sezione transgender (Sezioni D) è stata aperta nel reparto femminile, in un'area separata".

"Nelle altre realtà carcere, invece, i detenuti transessuali e transgender vengono collocati nelle sezioni protette, con i sex  offender, i collaboratori di giustizia e agli ex appartenenti alle forze dell'ordine'' Antigone conclude: ''La chiave di volta nel caso dei circuiti informali è la capacità di formare il personale al fine di rafforzare conoscenze, competenze ed attitudini''.

506 osservati per radicalizzazione

"Nel 2017 sotto osservazione per radicalizzazione sono stati in forte aumento rispetto all'anno i detenuti il 72% dei detenuti in più" a dichiararlo l'Associazione Antigone che oggi ha pubblicato il XIV dossier sulle condizioni di detenzione.

"Sono 506 contro 365 del 2016. I detenuti sono monitorati dal DAP con tre livelli di allerta: alto, medio e basso", spiega l'associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale: "242 sono oggetto di un alto livello di attenzione (il 32% in più del 2016), 150 di un livello medio (il 100% in più del 2016) e 114 di un livello basso (nel 2016 erano 126). Tra coloro che rientrano nel livello alto, 180 sono in carcere per reati comuni e 62 perché sospettati (molti) o condannati 
(pochi) per reati connessi al terrorismo islamico. I 62 detenuti in questione sono in regime di alta sicurezza (AS2) e si trovano principalmente nelle carceri di Sassari (26), Rossano (19) e Nuoro (11), dove è stata creata anche una sezione femminile (con 4 detenute)".

"Tra i detenuti in regime di alta sicurezza, pochissimi sono i condannati in via definitiva: 4, il 6% del totale" e conclude: "L'Amministrazione Penitenziaria ha avviato diversi progetti di formazione (prevalentemente europei) volti a contrastare la  radicalizzazione. Nel 2017 hanno coinvolto 758 unità del personale".

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