Carceri, il Consiglio d'Europa boccia l'Italia: "Trattamenti disumani e degradanti"

"Abolire l'isolamento diurno e ripensare il 41bis": nel rapporto del Comitato anti-tortura pesanti raccomandazioni per le autorità italiane sottolineando le condizioni delle carceri. Suicidi in aumento e denunce di violenza: "Calci e manganellate in luoghi non coperti da telecamere"

Il Comitato del Consiglio d’Europa per la prevenzione della tortura (CPT) ha pubblicato oggi un rapporto in cui raccomanda di abolire la misura d’isolamento diurno imposto dal tribunale come sanzione penale accessoria per i detenuti condannati a reati che prevedono la pena dell’ergastolo.

Si tratta - secondo quanto rilevato dall'organizzazione internazionale che tutela i diritti umani - di garantire la cosiddetta sorveglianza dinamica, ovvero la possibilità per i detenuti di poter uscire dalle proprie celle durante il giorno. L'isolamento diurno invece prefigurerebbe un trattamento disumano e degradante secondo le associazioni che - come Antigone - si battono per i diritti dei detenuti. 

Per il Comitato è inoltre "anacronistico" l’istituto dell’isolamento diurno disposto come pena accessoria dai tribunali per i detenuti condannati all’ergastolo ai sensi dell’Articolo 72 del Codice penale, in particolare alla luce degli effetti dannosi che l’isolamento prolungato  su detenuti che stavano generalmente intraprendendo un percorso positivo di risocializzazione.

Il Comitato ha inoltre invitato l'Italia ad avviare una seria riflessione sul regime detentivo speciale detto "41-bis", al fine di offrire ai detenuti un minimo di attività utili, ma anche "di porre rimedio alle gravi carenze materiali osservate nelle celle e nelle aree comuni delle sezioni 41-bis visitate".

Il Comitato chiede di avviare una seria riflessione sul bilanciamento tra le esigenze di lotta alla criminalità organizzata e il rispetto del concetto della funzione rieducativa della pena, alla luce dell'articolo 27 della Costituzione italiana.

Il Comitato del Consiglio d’Europa per la prevenzione della tortura ha inoltre invitato l'Italia a garantire che ogni detenuto disponga di almeno 4 m2 di spazio personale vitale nelle celle collettive. E inoltre ha descritto casi di maltrattamenti fisici inflitti ai detenuti dal personale della polizia penitenziaria.

In merito ai maltrattementi fisici inflitti ai detenuti da parte del personale di polizia penitenziaria, il rapporto illustra alcuni casi di percosse (anche nei confronti di un detenuto sottoposto a regime “41-bis”) su cui ha raccolto informazioni, in particolare nel carcere di Viterbo.

Tali maltrattamenti consistevano principalmente nell’estrarre i detenuti dalla loro cella a seguito di un evento critico e nell'infliggere loro calci, pugni e colpi di manganello in luoghi non coperti da telecamere a circuito chiuso. Il Comitato ha potuto osservare nelle cartelle cliniche dei detenuti in questione descrizioni di lesioni corporali considerate compatibili con le accuse di maltrattamento.

Carceri violente: i dati del rapporto

Come più volte sottolineato anche da Antigone - l'associazione per la tutela dei diritti dei carcerati - le condizioni di detenzione sono in peggioramento. Il report odierno segue l'ispezione effettuata nei mesi scorsi da parte dei membri del Comitato dell'organizzazione internazionale che tutela i diritti umani, in alcuni istituti dove si erano registrate numerose denunce da parte di detenuti per episodi di violenza subiti da parte degli agenti di polizia penitenziaria.

In particolare tra gennaio 2017 e giugno 2019 sono stati 11 gli agenti sottoposti a procedimento disciplinare per maltrattamenti, 52 quelli sottoposti a procedimento penale. 

Altro dato importante è il numero dei suicidi: un numero in aumento e che nel 2018 ha superato per la prima volta dal 2010 i 60 suicidi all'anno.

Nel corso del 2018 ci sono stati 63 suicidi e oltre 9.000 casi di autolesionismo.

In carcere cibo scadente e locali insalubri

Per quanto concerne le condizioni di detenzione, il Comitato ha riscontrato carenze materiali nelle carceri visitate, riguardanti essenzialmente i locali docce fatiscenti e insalubri, la struttura spartana ed austera dei cortili di passeggio e in alcuni casi la qualità scadente del cibo.

Presso il carcere di Biella, il CPT ha incontrato 28 internati soggetti a misure di sicurezza imposte dal tribunale, alloggiati in condizioni materiali pessime e sottoposti a un regime con programmi di attività estremamente limitati.

Nei circuiti di alta sicurezza delle case di reclusione di Saluzzo e Milano Opera, il Comitato ha rilevato alcune carenze di natura strutturale nelle celle (scarsa luce naturale, ventilazione inadeguata e assenza di acqua calda).

Infine, altro elemento che il CPT mette in risalto, riguarda la questione dei detenuti affetti da patologie psichiatriche. I membri del Comitato ricordano i casi di reclusi rimasti in carcere per l'assenza di posti in strutture adeguate, quali le REMS (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) e le sezioni denominate ATSM (Articolazioni per la tutela della salute mentale). 

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