Venerdì, 18 Giugno 2021
Cronaca Salerno

Carlo Vitolo, un altro "morto di Tso": indagati sedici medici e infermieri

L'uomo, 40enne salernitano, era ricoverato nel reparto psichiatrico dell'ospedale di Sant'Arsenio. La Procura chiude l'inchiesta: "Somministrate dosi eccessive di farmaci". Tra i medici "avvisati" anche tre già condannati dai giudici per il caso di Franco Mastrogiovanni

Carlo Vitolo, morto a 40 anni

Era un gigante buono, una persona dall'indole mite. Ex giocatore di basket, quarantenne di Agropoli, Carlo Vitolo era ricoverato nel reparto di psichiatria dell'ospedale "Santissima Annunziata" di Sant'Arsenio (Salerno) dalla fine del mese di febbraio scorso. Ne uscì, da morto, il 4 marzo. Quattro medici e dodici infermieri in servizio presso quel reparto hanno ricevuto ieri l'avviso di conclusione delle indagini preliminari: sono indagati (ma non al momento imputati) a vario titolo dalla Procura di Lagonegro per omicidio colposo.

L'uomo sarebbe deceduto per un arresto cardiocircolatorio causato da un'intossicazione da farmaci. Carlo era un paziente con disturbi psichiatrici, e i suoi familiari non avevano ritenuto convincenti le spiegazioni fornite dai medici sulle cause del decesso. Secondo la Procura, nello specifico gli sarebbero stati somministrati dei farmaci in dosi superiori al range terapeutico. Per un farmaco, il Talofen, la dose somministrata in base a quanto emerso dalle indagini sarebbe stata superiore di ben venti volte il limite previsto. Per un altro, il Serenase, la dose sarebbe stata invece quattro volte superiore alla soglia considerabile terapeutica. Proprio queste sostanze avrebbero causato l’intossicazione e la conseguente morte per arresto cardiocircolatorio del paziente. 

"Tre dei quattro medici indagati per la morte di Carlo Vitolo sono gli stessi condannati per la morte di mio zio. Provo tanta rabbia. Rabbia perché Carlo è morto lo scorso marzo e forse, forse si poteva evitare!". A parlare è Grazia Serra, nipote di Franco Mastrogiovanni, il maestro elementare di Castelnuovo Cilento sottoposto nel 2009 a trattamento sanitario obbligatorio nell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania e morto dopo essere rimasto legato mani e piedi per quattro giorni nel suo letto.

E proprio a una "legge Mastrogiovanni", per tutelare malati e familiari che si trovano in situazioni analoghe e garantire la massima trasparenza delle condizioni di cura all'interno dei reparti psichiatrici, stanno lavorando i Radicali italiani. "La notizia relativa ai reati ipotizzati nel reparto psichiatrico di Sant'Arsenio in provincia di Salerno, a seguito della morte di un uomo ricoverato in Tso, testimonia l'urgenza di una riforma che possa garantire una tutela giuridica immediata a chi si trova in queste condizioni di privazione della libertà personale", scrivono Riccardo Magi, segretario di Radicali, e Michele Capano, tesoriere di Radicali Italiani e avvocato della sorella di Franco Mastrogiovanni.

"La vicenda di Mastrogiovanni - continuano - lungi dal rappresentare un caso isolato, porta il segno di un problema "di sistema" che riguarda il profilo non solo di applicazione, ma anche di "governo" e "verifica" del Tso. Nell'ambito di tali "governo" e "verifica" deve essere garantita ai malati la stessa possibilità di difesa tecnica garantita, su altro piano, ad arrestati e fermati. Entro fine anno appronteremo una proposta di legge coinvolgendo anche le associazioni impegnate su questo fronte. Potremmo accompagnarla anche con un'iniziativa popolare di raccolta firme". 
 

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